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Opposizioni e giochi di specchi

Creato il 13 maggio 2013 da Francosenia

Juicio Final Hans Memling

Quando si affronta, anche, e soprattutto, politicamente, il concetto di "opposizione", o "contrapposizione", si finisce sempre per dover fare i conti con il binomio "sinistra/destra". Di solito, proprio a causa della sua valenza politica, si colloca la nascita dell'uso di tale contrapposizione a partire da situazioni quali un qualche parlamento inglese o una qualche assemblea che ha avuto luogo durante la Rivoluzione francese. Ma la cosa, a quanto pare, viene da molto più lontano, come si può benissimo vedere dalle immagini di questi dipinti raffiguranti il Giudizio Universale, o finale che dir si voglia!

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Come è ovvio ed evidente, i condannati si trovano tutti da una parte, rispetto a Gesù Cristo, ed i "salvati" dall'altra. Così sembra normale (si potrebbe addirittura usare il termine "legale") che i condannati si trovino alla "mano sinistra" del Signore, ed i salvati alla destra. La mano cattiva, quella funesta, quella, per l'appunto, sinistra ...Però, però c'è un però. La pittura è fatta per essere vista, per essere guardata, e quelli che guardano (nel caso di queste opere di solito esposte sugli altari delle chiese: i parrocchiani) vedono le cose dal lato dello spettatore, ed il lato dello spettatore è speculare. Così, per lo spettatore, la destra diventa la sinistra, e viceversa. E non solo, perché, per chiarire ulteriormente la cosa, bisogna aggiungere che anche per l'autore dell'opera, per il pittore, la mano destra diventa la sinistra. Considerando anche che, nel caso di pittori mancini, il casino aumenta.
Ugualmente, le considerazioni suesposte investono il campo politico, dove la politica dei politici si contrappone alla politica del popolo, allo stesso modo in cui si contrappone il quadro ai parrocchiani. Una contrapposizione di menzogne, le stesse menzogne con cui i politici intrattengono la massa di individui (in attesa che arrivi la morte promessa), e che non servono altro che a dissimulare quelle verità che il popolo (lo spettatore, il parrocchiano) continua a mormorare, e che parla del fatto che gli uni sono uguali agli altri, non importa con che nome - destra o sinistra - si travestano i servi dello stato e del capitale.

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L'unica contraddizione, l'unica contrapposizione vera, allora è proprio quella fra chi sta dentro la pittura e chi ne sta fuori, e la guarda. Quelli fuori dal dipinto, e a cui sempre il dipinto stesso è rivolto, perché vi si oppone, e proprio perché vi si oppone, dentro il dipinto viene rappresentato; si cerca di dargli un nome, si trovano per l'appunto parole come "popolo", mentre, allo stesso tempo, si cerca di dividerlo, dividere gli uni dagli altri, sinistri e destri, bianchi e neri, condannati e salvati. In modo che, come tali, possano rimanere. Nei tribunali, nei salotti televisivi, nei quadri. Nelle loro false opposizioni.


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