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Orrore in TV e dubbi arcani – Dalla D’Urso che intervista Il Volo al marchettificio “Che tempo che fa”: ma si diventa prima artisti e poi ospiti di Fazio o viceversa? Sulla notte degli elefanti e su Francesco Guccini versione Joseph Conrad.

Creato il 22 novembre 2015 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali
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Joseph Conrad

di Rina Brundu. Prendi una rara domenica in cui decidi di riposare finalmente. Decidi di sdraiarti sul divano e passare un pomeriggio tranquillo davanti alla tv. Non conosci ancora troppo i “ritmi” e i prodotti della tv italica, così fai zapping qui e là fino a che trovi qualcosa che ti piace.

La mia ricerca di questo pomeriggio è durata a lungo, tentando di evitare il più possibile gli inguardabili talk-show di similapprofondimento socio-politico di mamma Rai per cui presto pagheremo il canone, ma si è conclusa felicemente quando sono finalmente approdata sul canale FOCUS che ha trasmesso uno straordinario documentario sulle notti africane degli elefanti. Più che di un documentario si trattava di un vero e proprio film con protagonista un’altra famiglia di elefanti africani che si spostava nella savana durante la “bella” stagione. C’era un che di commovente nel testimoniare le fatiche, il dolore, il lutto di una elefantessa, di una matriarca, che spingeva per portare la sua famiglia verso il grande fiume che l’avrebbe dissettata, mentre tutt’attorno s’annidavano infiniti pericoli in forma di leoni ruggenti, ghepardi affamati, pennuti scuriti e minacciosi.

Ripensando a quel che ho visto dopo mi viene da pensare che la “notte degli elefanti” fosse in fondo anche una metafora. Di fatto la “notte degli elefanti” mediatica è quella che, in virtù del niente artistico e giornalistico che testimoniano i nostri tempi, sembrerebbe autorizzare il nostro servizio pubblico (ma non solo il servizio pubblico) a proporci via etere ogni orrore possibile e immaginabile. Come l’orrore che mi ha trasmesso, durante un zapping mal pensato, azzardato mentre sul documentario di Focus calava la pubblicità, l’immagine di una signora D’Urso intubata in un qualcosa di blue mentre intenta a intervistare il gruppo de Il Volo, con quest’ultimo che pareva la macchietta di un film di serie B prodotto da un cattivo script corleonese di Mario Puzo.

In serata si è consumato invece il solito cerimoniale cinematografaro marchettaro in quel del “Che Tempo Che Fa” di Fabio Fazio (Rai 3), con la perla del Pieraccioni che smanacciava a destra e a manca e insieme al conduttore rideva e rideva. Domanda: ma si diventa “artisti” e poi ospiti di Fazio o viceversa? E la battuta spiritosa che fa “cool”, scioglie il ghiaccio mediatico, è strettamente indispensabile o volendo si riuscirebbe a fare senza? Magari pagando due euro in più nella bolletta della luce?

L’orrore degno di un Joseph Conrad impegnato a creare il memorabile incipit di “Into the darkness” l’ho invece sentito addosso quando ho visto il mitico Francesco Guccini unirsi a cotanta compagnia marchettara: che hai fatto Francesco? Non farlo mai più!: i veri “elefanti” non muoiono mai… e non abbisognano di marchette in tv!!


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