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OSCAR: ‘Non essere cattivo’ è bellissimo, ma non è la scelta più furba

Creato il 29 settembre 2015 da Luigilocatelli

L’importante non è scegliere il film migliore, ma quello con più chance di farcela

Non essere cattivo

Non essere cattivo

Abbiamo finalmente il candidato, dopo che decine di altri paesi avevano già comunicato il loro. L’apposita commissione di addetti ai lavori nominata allo scopo dall’Anica, la confindustria del nostro cinema, ha deciso ieri che a rappresentare l’Italia nella corsa all’Oscar per il miglior film in lingua straniera sarà Non essere cattivo, l’opera postuma di Claudio Caligari. Scelta che, nella mia opinione, non è la più ragionevole. Intendiamoci: ho adorato il film di Caligari (ecco la mia inequivocabile recensione), penso che tra i titoli tra cui la commissione doveva scegliere fosse decisamente il migliore. Ma, come vado scrivendo ogni anno che Dio manda in terra in occasione della nostra nomination per la più difficile e balorda di tutte le categorie dell’Oscar, non bisogna scegliere il titolo migliore, ma quello con le maggiori probabilità di farcela in una corsa sempre più complicata, intricata e affollata (per l’edizione passata son stati 86 i concorrenti: una giungla). Scelta perfetta fu quella due anni fa di La grande bellezza, e sappiamo com’è finita, scelta discutibile l’anno scorso con Il capitale umano di Virzì, film di qualità garantita ma pressoché ignoto ai giurati dell’Academy nonostante la sua partecipazione al Tribeca Festival, e difatti neanche ce la fece a entrare tra i 9 della shortlist (ridotti successivamente ai 5 finalisti). Non essere cattivo come candidato purtroppo somiglia più a Virzì che a Sorrentino. Grande film, ma privo al momento di ogni minimo appeal internazionale, o meglio in terra americana, che è poi quello che conta. Sì, l’hanno dato a Venezia fuori concorso, ma non son stati molti i critici anglofoni a essersene accorti, e l’eco a Los Angeles sarà arrivata alquanto attenuata. Altro macigno che pesa sul nostro candidato: non mi risulta che Non essere cattivo abbia un distributore americano – e se sbaglio qualcuno mi corregga, ne sarei felice – in grado di farlo uscire in vista delle nomination (il 14 gennaio) e creare quel minimo buzz che lo sottragga all’anominato e lo faccia entrare nei radar dei giurati. La grande bellezza ha vinto anche perché, sull’onda del festival di Cannes e del consenso lì ottenuto presso la stampa anglofona, era poi uscito nei cinema Usa a ridosso della corsa agli Oscar incassando piuttosto bene. Una visibilità che, insieme ad altri elementi (quell’uso furbo e smodato dei cliché sull’Italia come scrigno di bellezza assoluta), ha pagato. Ma il film di Caligari, per quanto magnifico? Privo di un distributore, senza adeguata piattaforma di lancio (Venezia non può essere purtroppo paragonata a Cannes), avrà bisogno di un forsennato lavoro di lobbying e promozione perché qualcuno se ne accorga in terra californiana. Che sono operazioni in cui, si sa, noi italiani tradizionalmente non eccelliamo. A questo punto farsi largo tra i 90 o giù di lì candidati all’Oscar per il migliore film in lingua straniera sarà missione dura, durissima. Anche perché i concorrenti sono di qualità alta. Si va dall’ungherese Son of Saul, il grande favorito, al capolavoro made in Sweden Un piccione seduto sul ramo riflette sull’esistenza al furbissimo Mustang – in turco e però candidato dalla Francia che l’ha prodotto. E poi il magnifico danese Krigen, l’austriaco Goodnight Mommy, uscito da poco in America con recensioni eccellenti, il croato High Sun vincitore di un premio a Cannes a Un certain regard,ial brasiliano È arrivata mia figlia, il meraviglioso The Assassin da Taiwan, il cileno premiato a Berlino El Club. Per carità, il miracolo può sempre succedere, e dunque non chiudiamo la porta all’eventualità che Non essere cattivo finisca nella cinquina finale e magari si porti a casa il bottino pieno. Se non altro perché la categoria Best foreign language movie è, a detta degli stessi Oscar watchers, la più matta e imprevedibile. Per dire, chi mai avrebbe immaginato che tra i cinque finalisti dell’anno scorso ci sarebbe stato l’estone Tangerines?, probabilmente neanche gli stessi estoni. O che nel 2011 sarebbe arrivato a un passo dall’Oscar il greco Dogtooth di Yorgos Lanthimos, certo un capolavoro, ma non il prodotto mainstream in linea con i gusti tradizionalisti dell’Academy.

Mia madre

Mia madre

Però, la scelta più sensata sarebbe stato Mia madre di Nanni Moretti. Che, stando a quanto riportato oggi dai quotidiani, ha conteso fino all’ultimo la candidatura al film di Caligari. Mia madre, che rispetto a Non essere cattivo avrebbe goduto di un indubbio vantaggio competitivo. A Cannes l’ha visto tutta la stampa americana, scrivendone perlopiù favorevolmente. Dunque da quelle parti lo conoscono piuttosto bene (e conoscono molto bene Moretti), probabile che un distributore Usa lo trovi, se già non l’ha trovato. Ed è un prodotto impeccabile, solido, con una storia universalmente fruibile. Sarebbe stato, tra quelli disponibili, il candidato perfetto, quello con maggiori chance di arrivare in fondo, tant’è che fino a ieri i siti specializzati in Oscar predictions (ad esempio IndieWire) davano Mia madre nella lista dei favoriti, anche se accompagnandolo con la dicitura ‘not yet submitted’. Mancava la nomination ufficiale da parte italiana, ma là si dava già per scontato che l’avrebbe avuta. Invece a sorpresa è spuntato Caligari. A questo punto bisogna sostenerlo, impegnarsi duramente per imporlo all’attenzione dell’Academy. Abbandonarlo a se stesso significherebbe condannarlo all’invisibilità, e a quel punto solo un miracolo tipo quello capitato all’estone Tangerines potrebbe rimediare.


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