Panini alle noci e cabina del telefono

Da Maric740

Il primo giorno di lavoro, al rientro dalla maternità, mi hanno convocata nell’ufficio ‘informatica’. Vengo accolta da larghi sorrisi e sguardi compiaciuti e mi comunicano che sono fra gli eletti che hanno diritto al ‘nuovo’ telefono aziendale. Guardo il mio Nokia 1670 (perchè in quell’anno fu probabilmente prodotto) e sono sollevata all’idea di non doverlo più nascondere a causa dello scotch che lo tiene insieme a stento e dello schermo frantumato. Uno dei ragazzi sfodera una sorta di Ipad nuovo fiammante dalla scatola e mi dice fiero: ”Ecco, il tuo nuovo telefono”. Lo prendo con due mani, una non basta, e lo guardo. Bello, eh! Un tantinino ingombrante, forse. ”Eh, diciamo pure che serve la borsa del PC per portarselo dietro, però le prestazioni sono davvero ottime, se trovi il tasto per accenderlo”. Molto bene. Aggiunge poi: ”La fodera è a nostro carico e ti consiglio di comprarla, perchè è così grande, che è facile che lo schermo si rompa”. Una domanda mi sorge spontanea: ”Scusa, nostro nel senso che siamo un’unica grande famiglia quindi è a carico dell’azienda, o nostro inteso a carico mio, galoppina?”. Dallo sguardo capisco che si tratta della seconda ipotesi. Prosegue: ”Inoltre, se si rompe, è a carico nostro la riparazione”. Cosa??? Mi stai dando un armadio al posto di un cellulare, mi stai dicendo che gli devo comprare una cover che pagherò minimo 20 € e che se si rompe, e si romperà, devo pure pagarmelo?”. A parte che se la riparazione si pagasse a chili, non avrei più soldi per la bolletta del telefono di casa, a me stava benissimo il mio reperto archeologico, privo di dignità, ma indistruttibile. Non volevo fare polemica il primo giorno di lavoro, esco quindi dall’ufficio trascinandomi dietro il nuovo maxi schermo, rimpiangendo per la prima volta in vita mia una cabina del telefono a gettoni, per peso e dimensioni sarebbe stata la stessa cosa, ma almeno non le serviva una cover.

PANINI ALLE NOCI

5oo gr di farina manitoba oppure 0

1 tazza di acqua tiepida

1 panetto di lievito di birra o 200 gr circa di lievito madre (in questo caso ridurre la quantità d’acqua)

120 gr di noci sgusciate

10 gr di sale

Di solito uso la planetaria per questo tipo di impasto, ma farlo a mano non è nè faticoso, nè difficile. La quantità d’acqua va giudicata ad occhio, una tazza è il minimo, se ne aggiunga finchè l’impasto non diventa elastico, ma comunque piuttosto morbido. Sciogliere il lievito nell’acqua intiepidita e aggiungerlo alla farina. Cominciare ad impastare e dopo qualche minuto, aggiungere il sale. Tagliare le noci al coltello: dipende dai gusti, a me piace sentirne i pezzettini nel pane, quindi lascio il taglio grossolano, ma si possono anche tritare finemente. Aggiungere le noci all’impasto e lavorare bene in modo da distribuirle. Formare una palla e porla in una ciotola leggermente unta. Coprire con la pellicola e mettere in forno spento a lievitare per 5/6 ore (io ho usato il lievito madre, quindi ho preferito far lievitare per quasi 8 ore, ma il risultato è ottimo anche usando il lievito di birra, che infatti utilizzo spesso). Prendere l’impasto e aiutandosi con una spatola, dividerlo in panetti piccoli, lavorando su un piano infarinato, cercando di toccare la pasta il meno possibile per non sgonfiarla. Ungere leggemente la teglia del forno, e porvi i panini ben distanziati tra loro. Lasciar lievitare ancora per un’ora o due. Infornare nel forno caldo a 200 °, abbasando la temperaura se i panini cominciano a dorarsi troppo. Ci vorranno circa 25-30 minuti. Questo tipo di pane non si conserva bene a temperatura ambiente, è meglio congelare i panini che non vengono consumati nel giro di una giornata.


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