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Papa Francesco processa la banca del sapere. Lo pensa…

Creato il 08 dicembre 2015 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali

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Franco Luceri. AlCongresso Mondiale dell’Educazione Cattolica, che si è tenuto a Roma dal 18 al 21 novembre, Papa Francesco, davanti a 7000 partecipanti, ha affermato con parole inequivocabili:la scuola non deve selezionare i migliori, ma accogliere tutti”. Niente educazione selettiva, niente scuole che formino «superuomini», nemmeno per scherzo.

Insomma, dopo la politica, la giustizia e la finanza, anchela banca del sapere,cioè la scuola, è finita sotto processo per mano di Papa Francesco. Il Papa vorrebbe forse fermare la scienza e la tecnologia a cui lavorano gli scienziati; o condanna l’uso che la politica, la giustizia e il mercato stanno facendo della scuola e dei suoi figli migliori, dei geni, che pure hanno al loro attivo tre millenni di onorato servizio, da Platone ad Einstein?

Non solo i vincoli educativi si sono rotti, ma l’educazione è diventata anche troppo selettiva ed elitaria, ha detto il Papa. Una realtà che ci porta verso una selettività umana e che invece di avvicinare i popoli li allontana; allontana anche i ricchi dai poveri. Sembra, ha aggiunto Francesco, che abbiano diritto all’educazione soltanto le persone di un certo livello o una certa capacità e questa è una realtà mondiale che ci fa vergognare.Il fantasma dei soldi e la selezione educativa, sta creando quasi dei mostri a tre teste”.

Io temo però, che i “superuomini” come li chiama il Papa, siano diventati una calamità naturale, da quando non sanno più quale è la loro funzione nel mondo. Tutto lo scibile umano, le istituzioni democratiche, gli Stati, i sistemi sociali, le magistrature, i parlamenti, i governi e i mercati, servono a tutti, ma non servono ai geni. I geni degni di questo nome hanno capacità e codice morale in grado di indicargli la più onesta e la più intelligente delle vie.

Il VERO GENIO è sempre depositario delle vere soluzioni, (è colui a cui fu dato conoscere la causa delle cose, dicevano i grandi filosofi di una volta); e quando gli si consente di modellare un sistema sociale, arriva a pensare da matto e da idiota sapendo bene di doverlo rendere comprensibile, inclusivo e produttivo per tutte le razze di umani, colti e ignoranti, capaci e incapaci, ricchi e poveri, potenti e impotenti.

Perché dove le istituzioni non sono utili a tutti i cittadini, dove lo Stato è utilissimo agli addetti ai lavori e devastante per una marea crescente di poveri, chiamati a pagare i privilegi di una classe dirigente famelica, quel sistema è tutto, meno che Stato di diritto.

Perciò il vero problema non sta nella scuola e nella sua millenaria produttività di “superuomini”, ma nel uso che ne fanno gli Stati moderni per legalizzarsi una infinita quantità di crimini, complicando il sistema sociale in modo da renderlo accessibile e produttivo per pochi e letale per i più. 

In queste condizioni, la grande massa dei cittadini mediamente istruiti, solo per “finzione giuridicaviene considerata autonoma e responsabile. Di Fatto, nemmeno i giudici sono in grado di muoversi nel groviglio delle leggi tributarie senza l’aiutino di un consulente. Pensa tu come sono messi tutti gli altri.

Ma credo, che dello stato attuale italiano non debba vergognarsi la scuola. Il compito della scuola è distribuire titoli di studio che garantiscano un certo livello culturale. Poi devono pensarci politici, giudici e burocrati a creare le condizioni giuridiche ed economiche per cui quel titolo sia dignitosamente e legalmente produttivo.

Quindi è la classe dirigente che dovrebbe vergognarsi delle condizioni attuali, posto che in Italia, con qualunque titolo di studio è diventato un lusso trovare un lavoro, comprare casa, sposarsi, procreare, anche se lavorano entrambi i coniugi, e pure se i figli nascessero stipendiati. (Il Papa ha detto che in Italia fare figli è diventato un lusso).

Un sistema sociale, che su 60 milioni di cittadini, ha una passività costante di 15-20 milioni di poveri, con anziani in crescita e il 50% di giovani a spasso, è come un ergastolano con la palla al piede che pretende di partecipare ad una maratona.

E pure Kennedy era arrivato alle stesse conclusioni del Papa, con mezzo secolo d’anticipo, visto che al discorso inauguraleallaYale Law School, il 20 gennaio 1961 aveva detto con estrema chiarezza: “Se una libera società non può aiutare i molti che sono poveri, non può salvare i pochi che sono ricchi”.

Come dire, le scienze, le politiche e le religioni possono inventarsi un miliardo di surrogati, ma un sistema sociale in buona salute si conserva solo con la ricetta Kennedy:salvi i poveri e stai salvando i ricchiViceversa, con le finte politiche intelligenti, di cui l’Occidente è ricco sfondato: bancarotta, terrorismo e guerra erano, sono e saranno sempre dietro l’angolo.

Nardò 6/12/2013          


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