Parla Isabelle Coutant-Peyre

Da Nottecriminale9 @NotteCriminale

Emanuele Midolo
  Isabelle Coutant-Peyre è una donna dalla carnagione scura, assai snella e con i capelli ricci tagliati corti. È la seconda volta che la incontro e come sempre i suoi movimenti, frenetici, mi danno l’impressione di un incredibile vigore. 
La forza di questo avvocato, uno dei più temuti e rispettati del foro di Parigi, traspare soprattutto dai suoi grandi occhi neri. Dolci come quelli di una madre di tre figli, e allo stesso tempo decisi e determinati. 
Mi accoglie, come d’abitudine, avvolta nel fumo azzurro di un grosso sigaro Havana, di cui sia lei che suo marito sono fini intenditori. Il suo studio, situato nel cuore di Boulevard Saint Germain, è gremito di faldoni su cui sono scritti a mano nomi che non hanno bisogno di spiegazioni: “Guantanamo”, “Bin Laden”, “CIA”. 
Già socia di Jacques Vergès, “l’avvocato del terrore”, Coutant-Peyre ha ereditato da quest’ultimo la difesa di numerosi rivoluzionari e militanti politici internazionali. Sono stati suoi clienti l’attivista nero Kémi Séba, il nazionalista bretone Alain Solé, lo scrittore e filosofo marxista Roger Garaudy, etc etc. 
 Ma Isabelle è soprattutto l’avvocato difensore di Ilich Ramírez Sánchez, nom de guerre: Carlos
Il nemico pubblico numero uno, il rivoluzionario professionista, lo “sciacallo” ed anche… il marito. Lei e l’ex guerrigliero della causa palestinese si sono sposati con rito islamico nell’agosto 2001. Ad un mese dalla sentenza che condanna Carlos a scontare un altro ergastolo per 4 attentati compiuti negli anni 80, pubblichiamo la seguente intervista, registrata nello studio di M.me Coutant-Peyre il 20 dicembre scorso.
- Immagino che sia stanca, dopo 6 settimane di dibattimenti. Nonostante tutto, si aspettava una sentenza del genere?
Sì, sì. Era tutto previsto. Non è stata una sorpresa. 
- Avete già dichiarato di voler fare appello. 
No, abbiamo già fatto ricorso. Informazioni del genere ci mettono un po’ a passare alla stampa. Ho deciso, o meglio abbiamo deciso in accordo io ed Ilich Ramírez Sánchez, di appellarci a partire dal mattino successivo al verdetto. Il verdetto è stato reso noto giovedì 15 dicembre, di sera, e l’indomani mattina noi abbiamo fatto appello.
 

- Quali sono le ragioni che vi hanno spinto ad appellarvi? 

Vi sono diverse ragioni. La prima è che il percorso politico di Ilich Ramírez Sánchez non può figurare di fronte ad un sistema giudiziario. La seconda ragione, al di là di quanto si dice solitamente riguardo i tribunali, che non sarebbero atti a dare dei giudizi sui percorsi politici dei singoli eccetera, è che lo Stato, lo Stato francese è responsabile di un atto criminale e cioè un sequestro di persona (Carlos accusa i francesi di esser stato vittima di un rapimento da parte del nucleo antiterrorismo francese in Sudan nel 1994, Ndr).
- A tal proposito lei ha portato come prova le parole dell’ex procuratore Alain Marsaud. Cos’ha detto Marsaud riguardo l’arresto di Carlos?
Alain Marsaud è un ex magistrato che non si può certo definire un “rivoluzionario”, è stato creatore, insieme a Jean-Louis Bruguière, della sezione speciale antiterrorismo negli anni 1985-1986. Dopo esser stato procuratore ha fatto carriera in politica, era vicino a Charles Pasqua (che Carlos intende portare in tribunale con l’accusa di sequestro di persona, Ndr). 
Ha dichiarato il 7 novembre su France Info che nel 1994 la CIA si era fatta viva, dicendo di avere un “regalo”, un “pacco” per la Francia: quel regalo era Carlos. Marsaud ricorda che gli americani volevano sbarazzarsi di lui e che i francesi avevano il pretesto per condannarlo. Ha anche affermato: “Carlos può effettivamente dire di essere stato rapito”. Pensi, persino un magistrato che è assolutamente anticomunista e antirivoluzionario ammette che è stato così! 

- Lei ha affermato, immediatamente dopo aver saputo il verdetto, che “non vi è stato nessun progresso per quel che riguarda l’indipendenza della giustizia dai tempi delle sezioni speciali”, ovvero i tribunali fascisti durante la Repubblica di Vichy. Non le sembra un paragone un po’ forte? 
Assolutamente no, si tratta della stessa identica cosa, perché le sezioni speciali erano incaricate di perseguire i comunisti, i membri della resistenza e gli ebrei, ovviamente. Ma soprattutto i comunisti ed i partigiani erano il loro principale bersaglio. E lo facevano in maniera arbitraria, come in questo caso. Questa decisione è infatti arbitraria ed assolutamente immotivata. 
Carlos è stato giudicato colpevole di “complicità”. Non si capisce neppure cosa voglia dire. La prova è che al Tribunale delle Assise, per motivare il verdetto hanno dovuto rispondere a cento domande sugli attentati. Cento domande in meno di due ore, capisce bene che è una cosa impossibile. È ridicolo. 
- Carlos ad ogni modo ha affermato di non riconoscere la sentenza, in poche parole di rifiutare il sistema giudiziario che lo ha condannato.
Io sono un avvocato, e come tale evidentemente agisco all’interno del sistema giudiziario, ma per quel che riguarda Carlos, lui non deve accettare necessariamente questo sistema, a maggior ragione il sistema francese. Perché non dimentichiamo che in questo processo la Francia è giudice e parte lesa. Io ho domandato tramite non so più quante procedure che il suo rapimento venga anch’esso giudicato da un tribunale. 
Non si può rapire una persona, commettere un atto illegale, e poi processare la stessa persona secondo dei criteri di presunta legalità. È una cosa assurda. Ho chiesto che venga tolto il segreto di Stato sulle modalità del sequestro, perché i francesi non vogliono ammettere di averlo fatto.
 

- Le autorità francesi affermano che sono stati gli americani a prelevare Carlos a Khartoum
Non vogliono ammettere che sono stati loro con l’aiuto degli americani, scaricano sulla CIA, su un agente segreto di nome Cofer Black, tutte le responsabilità dell’operazione. Black è uno dei fondatori di questa “formidabile”, se così si può dire, società di mercenari e cacciatori di taglie che si chiama Blackwater. E lui stesso ha raccontato come sono andate le cose a Khartoum nel ’94. 
Ma perché gli americani non lo hanno consegnato al Mossad, piuttosto che ai francesi?
Gli israeliani avevano molti più conti in sospeso con Carlos. Perché gli americani non sono stupidi. C’era il pretesto della sparatoria di Rue Toullier (durante la quale, nel 1975, lo Sciacallo uccise due poliziotti francesi ed un agente palestinese, Ndr) ma era una sciocchezza. È perché sapevano, sapevano che in Francia sarebbe stato giudicato e condannato arbitrariamente. La prova? In Germania, Johannes Weinrich è stato processato per la stesse identiche accuse ed è stato assolto. 
Il giudice che ha condannato Carlos nel 1997, Jean-Louis Bruguière, è stato più volte criticato per i suoi contatti con la CIA e con l’FBI. Lei lo ha già denunciato per falsificazione di prove, manipolazione di testimoni ed altri reati. Quali accuse muove a Bruguière? 
Bruguière è l’uomo degli americani, su questo non ci sono dubbi. Ma anche il giudice tedesco che ha processato Weinrich, Detlev Mehlis, è legato ai servizi USA. Hanno concordato questo imbroglio, ci sono i carteggi privati tra i due che lo dimostrano chiaramente. Si sono detti: mettiamo di mezzo Weinrich per il quarto attentato, la bomba al treno Capitole. Ed è stato condannato qui, in Francia, senza il minimo indizio. Ora, quando i giudici tedeschi lo avevano assolto precedentemente, lo avevano fatto con delle solide ragioni, basandosi su delle motivazioni. Che qui mancano completamente. 

- La prova principale, su cui si basa tutto il teorema dell’accusa, è la lettera di minacce al governo francese recapitata dopo l’arresto di Magdalena Kopp e Bruno Bréguet nel 1982. Su quella missiva venne trovata l’impronta digitale di un pollice di Carlos. 
Questa storia è semplicemente straordinaria! Portare come prova fondamentale una lettera di cui non si possiede un’originale! Esistono delle fotocopie, perché la lettera originale è “andata perduta”. In nessun paese al mondo si può considerare come prova una fotocopia. E le dirò di più, nel 1982 ero l’avvocato di Kopp e Bréguet. Al tempo conservai un paio di articoli, di Le Monde, del Quotidien de Paris e di altri giornali, dove si parlava delle lettera recapitata al Ministro, eccetera. In tutti gli articoli si fa riferimento ad una lettera scritta in spagnolo. 
Ma la copia della lettera presentata al processo riporta invece un testo in francese...
Esattamente! E d’altro canto nel dossier non viene menzionata una sola persona che abbia visto quella lettera. Nessuno sembra averla letta. Le dirò di più, abbiamo anche una prova, una prova lampante del fatto che gli atti sono stati falsificati. Nel 1982, dopo l’arresto di Kopp e Bréguet viene effettuata una perquisizione nella camera d’albergo di Bréguet, dove viene trovato un taccuino. Il taccuino viene fotocopiato, secondo la procedura in uso. Sa cosa hanno fatto? Con una falsificazione piuttosto grossolana, ed evidentemente con un’altra calligrafia, vi hanno scritto sopra: “Rue Marbeuf”. Dopodiché il taccuino è scomparso. Come la lettera. Svaniti nel nulla. 
Crede che con il ricorso in appello riuscirete a far valere le vostre verità?

Lei sa che esistono tre verità: la verità dei fatti, la verità giudiziaria e la verità storica. La verità giudiziaria, lo sappiamo bene, raramente corrisponde alla verità dei fatti. A lui (a Carlos) dico sempre che è un “capro espiatorio”, una definizione che ha sempre rifiutato. 

Ma nella mitologia, il capro espiatorio (oggi lo sono i musulmani, ad esempio) esiste per sfogare un sentimento di vendetta. E’ una sorta di valvola di sfogo per un bisogno atavico. Per una parte del mondo Carlos sarà sempre un rivoluzionario, un comunista ed un combattente per la libertà, mentre per un’altra parte non sarà altro che un criminale, un criminale comune, un mercenario. Per alcuni non è degno neppure di essere chiamato terrorista.


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