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Parto

Da Istinto

PARTO
E' tanto tempo che ci penso. Di scriverlo. il segno che è sul mio corpo, e nella mia anima, rimarrà per sempre ma sono donna, sono umana, i ricordi si affievoliscono con il tempo. I dettagli spariscono. E non voglio che questo accada. Perché quando tu, piccolo uomo, avrai la consapevolezza di un adulto potrai RIVIVERE il tuo arrivo leggendo le emozioni che scorrono dentro di me.
Ero alla 41+5 quando sono entrata in ospedale per l'induzione. Con una calma e una serenità anomale. Quanti e quanti racconti di travagli, dolore, gioia avevo sentito fino ad allora. Non sai quanti. Quando hai la pancia gonfia da un esserino tutti hanno la loro storia da raccontare. Bella, brutta, felice, triste. Ho sempre ascoltato tutti senza dar peso a nessuno. Perché io credo in quello che vedo. In quello che provo sulla mia pelle. E lo aspettavo con la beata ignoranza di chi non sa a cosa va incontro. Affronto così le cose, giusto o sbagliato che sia. Mi assegnano il letto numero 16. Mi posiziono come quando si arriva in albergo, sistemo le cose e aspetto. Io e il papà avevamo un ansia tale di conoscerti che sembravano due folli alloggiati per caso in un posto non loro. "Tanto al massimo lo conosceremo domani....speriamo oggi" ...continuavamo  ripetere.
L'Induzione con gel, dopo i vari accertamenti, è partita circa alle nove del mattino.Alla cinque del pomeriggio (forse prima) ha iniziato a muoversi in me il nuovo mondo. Un mondo doloroso. Ma nessun problema "tanto fra un po' lo conosceremo"....non pensavo ad altro. Il resto era dolore. Le contrazioni dolorose sono iniziate quasi subito, ma irregolari. Molto dolorose. Alle dieci di sera io e il papà passeggiavamo a braccetto come due fidanzatini nei corridoi dell'ospedale. Mi fermo ogni cinque minuti. Devo. Una sofferenza lancinante che ti prende il corpo e la testa e non ti fa camminare. Decidono di visitarmi e dopo ben cinque ore di travaglio la mia dilatazione è zero. Mando a casa il papà. Non serve. Ero lontana. Molto lontana.
Nel letto da sola gli spasmi sono continui, ripetitivi, interminabili. In silenzio soffro, nel guscio del mio mondo da donna che non sa cosa vuol dire essere mamma. Decido, insieme all'angelo MARA, l'ostetrica che mi segue, di fare un giro in sala parto. Mi sento male, quasi svengo. Non so come.... penso, nel frattempo, che nei mille racconti mi è sempre stato detto che le donne durante il travaglio non perdono conoscenza. Puntura. Non so di cosa. Mi agganciano al macchinario del tracciato.MI sento sempre peggio, sudo mi manca l'aria, svengo ...o penso di svenire. Ho il battito basso, troppo...anzi è il tuo che si sta perdendo. "Chiamiamo tuo marito". Riesco anche a ricordare il numero, non so quanti minuti sono passati. Ma il papà è con me. Le contrazioni sono sempre più dolorose e ravvicinante non passano due minuti una dall'altra. Il tuo battito sparisce, ancora, per la seconda volta. E io con lui in quegli istanti. Sono le due del mattino. Dilatazione ZERO. Viene chiamato il ginecologo. Sento tensione non nel corpo che ormai è mangiato dal dolore, ma nell'aria.Sento la voce del papà. "facciamo il cesareo, non rischiamo". La mia pressione crolla,  è quasi nulla e io non riesco a respirare. "l'ospedale è contro la politica dei cesarei". Mi rompono il sacco. Con uno spillone. Sembra che ti punga l'anima. Caldo. Esce sangue tanto sangue, troppo sangue. Non mi dilato.
"facciamo il cesareo"
Il tuo battito si perde, ancora.
Si decidono.
e quello che mi passa per la testa è "finalmente ti conoscerò" ...niente altro...il dolore non lo sento. La paura nemmeno.
Firmo dei fogli parlo con l'anestesista, mi mettono il catetere. Mi portano in sala operatoria. Siamo soli, piccolo... io e te. Gli altri ci aspettano fuori con l'ansia di chi vuole a sé l'amore della vita.
Io sono esausta. C'è freddo e vedo tanta gente incappucciata con mascherine e tute buffe. Vedo solo occhi. Quelli dell'infermiera che mi stringe la mano. Mi guarda nell'anima e io le dico "non riesco a stare ferma , sono troppo vicine le contrazioni." L'anestesista ribadisce "stai ferma". Spinale. Le mie gambe non ci sono... mi coricano. Ore tre del mattino. Ho davanti l'orologio bianco e nero. "non addormentatemi, voglio stare sveglia" ..."sento il bisturi!"  e davvero quella lama la sento ancora sulla pelle. Mi mettono una mascherina.
Apro gli occhi. Sono le tre e dieci. Mi arrabbio "mi avete addormentata!" ..."eri troppo agitata!" .
"è sano?" ...la prima cosa che ho chiesto. Mi dicono che è andato tutto bene. Arriva un fagottino blu e mi piazzano la tua faccia davanti. Non lo dimenticherò mai. Sorrido nello scrivere. Due occhi sbarrati a guardami e la cresta nera di capelli dritti ad urlare e al mondo che eri lì. Ti tocco per la prima volta.
Esco dalla sala operatoria e il papà mi corre incontro. Vedo tutto scuro ma il suo viso è luce. "é bellissimo, grazie."
E diventiamo NOI.
PER SEMPRE.
Purtroppo la spinale mi è fuoriuscita dal suo "normale" corso proprio perché esausta e senza controllo mi sono mossa durante la puntura.Non sono riuscita a godermi le gioie dei primi cambi, della pulizia dell'ombelico, dei bagnetti. Sono stata sdraiata a letto per tanti giorni e in ospedale per quasi una settimana. Il tuo papà è diventato il modello-nursery da seguire bravo com'era a gestirti nei primi giorni. Io ho pianto tanto perché mi sentivo inutile e incapace, non riuscivo nemmeno a vestirti, con difficoltà riuscivo a tenerti in braccio. Ma ho recuperato piccolo uomo. Sono qui per te.


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