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Per distratta sottrazione di Fosca Massucco con nota critica di Ivan Fedeli

Creato il 03 dicembre 2013 da Wsf

Questi testi sono una parte del nuovo libro che Fosca sta abilmente costruendo, presentati al Premio Renato Giorgi di quest’anno, si è classificata al terzo posto nella sezione B è mio piacere e onore volerli qui su WSF. Per Fosca, perchè le voglio bene e soprattutto per ciò che trasmette con la sua scrittura. Buona lettura!

fosca

*
Il tempo depone minuscole gioie
sparse per via, già sapendo
il frutto a donare –
canterella
anticipando melodie domestiche
e sorride sommesso all’effetto che fa.

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“biferique rosaria Paesti, | quoque modo potis gauderent intiba rivis | et virides apio ripae”
“come di Pesto | due volte rifioriscano i rosai, | e in verdi rive la cicoria”
Georgiche – L. IV, 118

Gli archi scagliati dai rovi sarmentosi
drappeggiano nel gelo – la galaverna crocchia
cupa dalle rive. Un attimo di fumo bianco,
è pari l’incanto della gramigna e della rosa bifera
innestata sullo spino. Ora che ogni voce tace,
quale rifugio darò alle mie parole?
______________
*
La volpe crepò ai piedi del pilone
per guanciale un ciottolino crudo –
quello che il Cristo contemplava
dalla croce sbozzata tutto il dì –
lux perpetua luceat eis, rara
come l’arcobaleno di notte.

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*
Immersa in una tonale di gioia, io trionfo
incessante negli anditi riverberanti dell’anima
come un crine ebbro di pece sulla corda.

Il dolore è il silenzio del tono puro
per distratta sottrazione.

La “distratta sottrazione” di Fosca Massucco sta nell’arte di sottendere: la poesia, come emerge dai testi, avviene per semplice diffusione di sintagmi che ammiccano a richiami, sentori. Sono le “minuscole gioie” di un dettato poetico che si offre al lettore per irretirlo nella suggestione di luoghi rarefatti, abbozzando una chiave di lettura che sfugge, si rifugia altrove. E’ in questo laccio percettivo che emerge, su campo lungo, un particolare visivo o uditivo, una situazione minima di dramma, una similitudine che stravolge il dettato ritmico. Ne deriva un’architettura poetica originale che scardina qualsiasi riferimento canonico. Qui coesistono mondo interiore e realtà in perfetta osmosi. E il messaggio si scompone in particelle di senso, dense “come un crine ebbro di pece sulla corda”. Ivan Fedeli


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