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Per una libbra di carne

Creato il 29 ottobre 2015 da Propostalavoro @propostalavoro

Per una libbra di carne

L'ordigno è esploso con grande fragore.

L'International Agency for Research on Cancer, organo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, forte di diversi studi scientifici, ha puntato il dito contro le carni lavorate, inserendole a tutti gli effetti nel triste novero delle sostanze cancerogene (categoria 1), in compagnia di fumo e benzene; sorte lievemente migliore è toccata alle carni rosse non trattate, classificate come "probabilmente cancerogene" (categoria 2A); il consumo di tali alimenti costituirebbe infatti un importante fattore di rischio per l'insorgenza di neoplasie, in particolare a carico del colon-retto e della prostata.

La notizia, amplificata dai media, è stata salutata con soddisfazione da diverse voci – anche autorevoli - promotrici di uno stile di vita vegetariano, ma ha anche inevitabilmente generato non poco allarme tra i consumatori, malgrado alcuni tentativi di rassicurazione e la pronta reazione del Ministero della Salute, che ha già chiesto il parere del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare.

Se vicende simili, dal caso "mucca pazza" a metà anni Novanta in poi, non sono state una rarità, non sempre viene dato il dovuto risalto ad un altro aspetto della questione, ovvero al danno che l'industria agro-alimentare rischia di soffrire ad ogni nuova "emergenza". 

Se giustamente da più parti arrivano inviti alla prudenza e alla moderazione, non è tuttavia difficile prevedere un drastico calo della domanda per i prodotti incriminati, con ricadute economiche, occupazionali e anche politico-diplomatiche che le esperienze passate ci hanno insegnato a temere, nonostante gli strumenti atti a contenerle (tra cui ricordiamo la legge 248 del 2001).

Fatta salva l'assoluta necessità di informare e tutelare i cittadini, non è accettabile il ricorso al sensazionalismo gratuito: occorre invece offrire approfondimenti ragionati e puntuali, tenendo conto delle non poche differenze tra i processi di lavorazione utilizzati in Italia e quelli diffusi in altri Paesi quali U.S.A. e Regno Unito.

Da parte loro, le imprese devono impegnarsi ad adottare tutte le misure necessarie all'analisi e, dove necessario, alla ri-progettazione delle proprie procedure, al fine di garantire alti standard di qualità e sicurezza.

Cerchiamo di sfruttare gli eventi come occasione di miglioramento e progresso, senza abbandonarsi a ingiustificati timori; solo così potremo garantire un roseo futuro al settore che ci ha permesso di essere credibili anfitrioni di EXPO2015.

                                                                 Andrea Torti


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