“Non più bambina e non ancora donna, Maria, il solo peccato che abbia mai commesso è stato amare. Cammina triste, spaurita, disperata e quasi folle, lungo il viale dei ricordi, suo unico compagno di viaggio un destino, ormai nemico, entrambi diretti verso la vita.”
Torna in scena ‘Perché amo il mio peccato’ diretto da Diego Placidi. Al teatro Kopò di Roma Francesca Verzaro, Giovanna Cappuccio, Nunzia Mita e Diego Placidi sono stati i protagonisti dal 14 al 18 maggio di una surreale messa in scena di Storie di una capinera di Giovanni Verga.
Una cornice cupa e quasi claustrofobica accoglie gli attori nel vivo dell’azione. L’attrice protagonista, Francesca Verzaro, scava nei meandri della sua mente e rovescia al pubblico le sue frustrazioni in forma di monologo. Maria, giovane ragazza costretta a farsi monaca, lotta per trovare una serenità interiore, non riuscendovi. Il suo debole animo si divide tra l’amore per Dio e l’amore per Nino, di cui si è perdutamente innamorata. Nessuno riuscirà a placare l’ardere delle sue passioni, tanto meno il destino, crudele e impietoso e il destino di cui Maria è vittima è già segnato: lei è una monaca; anche contro il suo volere, deve arrendersi a ciò. Così perde il senno e, priva delle coordinate per ricongiungersi al Signore, sola e abbandonata, cade in preda al delirio.
Pur rimanendo aderente all’originale verghiano, sono state apportate alcune modifiche al testo, tra queste la mancanza di costruzione epistolare e l’aggiunta di alcuni personaggi, le Moire, figure mitologiche che personificano il Destino e tessono il filo del Fato di ogni uomo, recidendolo segnandone la morte. Proprio dei lunghi fili sono gli unici elementi scenografici presenti sul palcoscenico. Maria è impigliata tra questi fili come un pesce in una grande rete. Lei si dimena, cerca di divincolarsi, ma si sa, al destino non si fugge.
Perché amo il mio peccato risulta essere, in conclusione, un esperimento ghotic dark di una storia ambientata in Sicilia nel 1869. Efficace l’idea di inserire le Moire, per sottolineare l’importanza che il Destino ha nello svolgersi di questa vicenda. Notevole l’interpretazione di Francesca Verzaro, brava e coinvolgente nel calarsi nei panni di una folle. Spiccano meno gli altri tre attori, tra i quali il regista, presenti sulla scena solo come contorno. Tuttavia, consigliamo lo spettacolo a chi non pecca di pedanteria e accetta le manomissioni ai classici.
Di Cristina Comparato.
