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Perchè essere fieri di Foggia e perchè credere in un suo risveglio

Creato il 06 maggio 2013 da Crono @Amaraterramia
Perchè essere fieri di Foggia e perchè credere in un suo risveglio di Salvatore Aiezza
MISERIA E NOBILTA’ DELLA NOSTRA AMATA FOGGIA
La casuale lettura di uninteressante volumetto, intitolato “Spunti storici di Foggia”, scritto nel 1975 da Pompilio de Santis e stampato nella omonima storica tipografia, allora sita in via De Nittis 11/13, mi dà l’occasione di ribadire, ancora una volta, l’assoluta convinzione, comune a quella di tanti autorevoli concittadini, dell’importanza che in diversi periodi storici assunse Foggia, rispetto a tutte le altre città della Puglia e a molte del meridione, nonché sui motivi che, di volta in volta, ne hanno procurato un “improvviso” quanto “sospetto” decadimento.
Credo sia doverosa questa rivisitazione, specie per le nuove generazioni che vivono oggi a Foggia. Questi giovani - complice l’assoluta mancanza dello studio della storia locale nelle nostre scuole di primo e secondo grado, nonché lo “stallo” culturale in cui versano le nostre Istituzioni e la città - potrebbero farsi un’idea distorta della loro terra natia, ritenendo che essa abbia sempre, nel corso dei secoli, versato in questo stato di degrado e non sia mai stata florida e importante.
Questo articolo, pertanto, è destinato a uso e consumo dei più giovani, i quali non devono però dimenticare che la storia – bellissima – della loro città e quella dei tanti personaggi famosi che vi sono nati o l’hanno abitata – scienziati, medici, statisti, avvocati, artisti, musicisti – si apprende soprattutto leggendo almeno qualcuno dei tanti libri che autorevoli e illustri storici e giornalisti hanno scritto e continuano a scrivere su questo argomento. Solo così avranno un’idea di come, nel corso dei secoli, Foggia ha realmente vissuto periodi di grande splendore.
Non voglio, in questa sede, partire dal tempo di Federico II Imperatore, di cui tutti conoscete l’amore che nutriva per le nostre terre (Foggia Capitale del Regno, l’aver introdotto istituzioni fondamentali per il funzionamento del Regno stesso, edifici storici ecc.) quanto descrivere taluni aspetti dalla nostra storia più recente, in particolare quella dell’800 e del secondo dopoguerra, dopo i tragici bombardamenti dell’estate del 1943.
Nel 1806, si legge nel citato testo del De Santis, “Il Re di Napoli Giuseppe Bonaparte…. operò la nuova suddivisione delle circoscrizioni provinciali del Reame. Certamente in virtù della grande importanza raggiunta fin da allora dalla città di Foggia, sia demografica che commerciale, industriale e specialmente per la sua posizione centralissima nel territorio della Capitanata e quindi come confluenza di traffici che l’allacciavano con tutte le zone limitrofe: Abruzzo e Molise, Campania, Basilicata e dell’alta Puglia…”. Sin da quell’epoca, quindi, Foggia occupava un ruolo di preminenza nei traffici viari che ne avrebbero fatta diventare, a fine secolo, crocevia delle più importanti direttrici ferroviarie italiane e sede di una delle stazioni più importanti del Paese e, se non fosse stata fatta decadere, sarebbe certamente, oggi, una delle più importanti d’Europa.
Proseguendo, occorre ricordare come, sempre nel 1806, Foggia fosse diventata sede dell’Intendenza di Finanza, sottratta a Lucera in cambio di un Convitto di Stato tra i più rinomati nel Regno di Napoli. Ma l’apice la nostra città nell’800 lo colse senz’altro con l’istituzione di ben otto cattedre universitarie. A partire dal 1859, infatti, venne avanzata, ed evidentemente accolta, da Francesco II di Borbone – malevolmente soprannominato Franceschiello, il cui padre, Re Ferdinando, poco tempo prima era stato a Foggia – la richiesta dell’allora sindaco Vincenzo Celentano, per l’istituzione della Università di Foggia. Sul punto, in realtà, non tutti gli storici sono d’accordo nell’accreditare detto sindaco di un’azione così altamente meritoria. Carlo Villani, per esempio, avanzò l’ipotesi che le quattro cattedre fossero state concesse per ristorare Foggia dall’assegnare a Lucera il Liceo Governativo. Ma, ciò che qui interessa, è il dato storico dell’istituzione a Foggia delle Facoltà di Chimica e storia naturale; Fisiologia ed anatomia comparata; Diritto e procedura civile; Diritto e procedura penale. Queste ultime due cattedre furono rette rispettivamente dal sindaco Vincenzo Celentano e dall’Avvocato Ferdinando Villani, padre del citato storico Carlo. La fresca Università di Foggia ottenne rapidi successi in termini di studenti e di percorsi di studio, tanto che, come si apprende dallo stesso C. Villani, dopo l’estate del 1856 furono aggiunte altre cattedre: Medicina Legale e pratica; Patologia clinica e ostetricia; Diritto romano e patrio. A tutte queste si deve aggiungere la già esistente e avviatissima cattedra di Agricoltura. Si può immaginare il fermento culturale e la crescita che le citate cattedre universitarie recarono alla nostra città, elevandola tra quelle più rinomate del Regno e non solo. Si aggiunga che, sempre a Foggia, erano presenti molti altri centri che, in un modo o nell’altro, erano espressione del “potere” politico/economico/istituzionale, come la Direzione compartimentale dei Telegrafi; le Direzioni delle Gabelle e del Demanio e Tasse e il Tribunale del Commercio.
Quando, dunque, Foggia raggiunse un’importanza tale da offuscare quella di altre città, che avrebbero invece voluto vantare, a loro titolo, potere e rilevanza (corsi e ricorsi storici, come vedremo…), ecco iniziare l’opera di depauperamento e di “sottrazione” alla nostra città delle sue strutture più importanti, che lo stesso Villani già allora addebitava in qualche modo all’insipienza degli amministratori succedutisi in quel periodo. Si inizia nel 1863 con il trasferimento della Direzione dei Telegrafi a Bari, dove vennero trasferite anche le Direzioni delle Gabelle e Tasse; venne abolito il Tribunale del Commercio e, piano piano, anche le cattedre universitarie, col risultato di sottrarre a tanti giovani la possibilità di intraprendere studi superiori, dal momento che le Università più vicine erano quelle di Salerno e Napoli, mentre quella di Bari doveva, addirittura, essere ancora istituita.
Persi tutti, o quasi, i centri nevralgici del potere, e “costretta” a rientrare nei ranghi di città di provincia, cominciò per Foggia un periodo di relativo, ma evidente, decadimento. Agli albori del 1900, come ho accennato, una nuova Foggia, però, stava per rinascere e tornare a ricoprire un ruolo fondamentale per la nuova nazione da pochi decenni nata, grazie soprattutto allo sviluppo e alla crescita esponenziale dei traffici civili e di merci che transitavano nel nostro importante nodo ferroviario. Nei primi decenni del nuovo secolo, venne inaugurata una miriade di strutture importanti, tra le quali l’aeroporto “Gino Lisa”, il campo Fiera, il Poligrafico dello Stato, la Banca d’Italia, l’Istituto per l’Incremento Ippico (i famosi “Cavalli Stalloni”), il Distretto Militare (che divenne sede – tra l’altro – della Commissione Medica di Leva), la Scuola di Polizia ospitata nella Caserma “Miale da Troia”, i Magazzini Standa e molto altro. Intorno a queste strutture nacque e rifiorì la nuova Foggia. Pensate che due interi quartieri sorsero nei pressi della Stazione ferroviaria e della Cartiera; edifici e case destinate ad essere abitate da migliaia di dipendenti di queste due grandi strutture. La Fiera dell’Agricoltura in pochi anni divenne “internazionale” e seconda in Italia, per importanza, dopo quella di Verona. Ogni anno migliaia di persone, specie gli addetti del settore, provenienti non solo dall’Italia, si davano convegno nei suoi padiglioni e stringevano accordi e contratti commerciali. La città crebbe, di conseguenza, anche da un punto di vista economico e sociale. La guerra e gli improvvisi e disastrosi bombardamenti del 1943, con la distruzione di quasi tutta la città e il suo carico di migliaia di morti, sembrò dover spazzare via, per alcuni anni, tutto quello che faticosamente aveva conseguito, soprattutto grazie a coloro che rappresentavano in quei tempi le Istituzioni e la politica nostrana. Ma così non fu e la ricostruzione portò con sé, per Foggia, un prezioso nuovo “boom economico” allorché, a fianco di tutte le Istituzioni sopracitate, fiorì anche un buon polo industriale (Lanerossi, tre Zuccherifici, fonderie e officine meccaniche, Frigodaunia, Daunialatte, grandi e moderni pastifici e molini, caseifici e industrie di trasformazione dei prodotti agricoli, oltre all’apertura di tante attività commerciali, cinematografi, ecc.). Anche l’aeroporto civile “Gino Lisa” riprese stabilmente i collegamenti aerei, con l’ATI, collegando la città a Roma (due volte al giorno!) Bari, Taranto e Trieste. Anche la disoccupazione in quegli anni diminuì e Foggia, negli anni dal 1960 al 1980, divenne una delle città più importanti, non solo della Puglia ma di tutto il meridione.
E’ stato proprio a ridosso di questo grande exploit della nostra città, che è iniziata l’opera ”trasversale” del suo ridimensionamento. E non può essere definita che così la “regolare” sottrazione al nostro territorio di tutte (ma proprio tutte!) le Istituzioni e i luoghi pubblici di cui sopra abbiamo parlato. Probabilmente il grande risalto che anche la stampa nazionale dava alla città, l’interesse dei media in genere, la crescita dell’economia e l’espansione del turismo verso il Gargano, il crescente interesse della politica per Foggia – il tutto a scapito di altre città, pugliesi in particolare – indusse ad avviare quell’opera di “demolizione” sistematica del potere che Foggia aveva acquisito. Così, il Distretto Militare e la Commissione medica vennero trasferiti a Bari, con tutti i positivi benefici economici e sociali che da tale presenza derivavano: centinaia di giovani provenienti da ogni parte della Puglia che si recano giornalmente a Bari per le visite mediche, per esempio, farebbero gola a chiunque; il Campo Fiera e la sua importante realtà fieristica lasciati lentamente e progressivamente decadere senza una politica di sostegno e investimenti, come invece era stato fino ad allora; la Scuola di Polizia chiusa con altre perdite economiche; il Poligrafico dello Stato fortemente ridimensionato con spostamento, altrove, di molte produzioni; i grandi Magazzini Standa chiusi (acquistati da Berlusconi); la Banca d’Italia, Servizio tesoreria e al pubblico, trasferita a Bari; l’aeroporto civile “Gino Lisa” ormai chiuso e dimenticato da una politica regionale che ha in mente solo lo scalo barese; la Stazione ferroviaria fortemente ridimensionata, anzi, quasi ridotta a mero transito di treni regionali e di qualcuno a media percorrenza (essendo stati eliminati quelli a lunga percorrenza) e destinata, nei progetti in corso, a diventare uno scalo di importanza regionale! Sempre a vantaggio della stazione del capoluogo di regione che da una semplice stazione di passaggio è diventata – senza alcun substrato morfologico, territoriale e naturale, come è per Foggia – una stazione di primo livello. Delle industrie e fabbriche sopra menzionate non ne rimane che qualche vuoto scheletro di cemento.
Siamo così giunti alla fine di questo excursus che, spero, avrà fatto comprendere alle nuove generazioni di foggiani che la loro città ha avuto lustro ed onori e che solo a causa del disinteresse di quanti si sono succeduti al timone di comando, è stata portata alla deriva nella quale oggi è adagiata.
A voi, dunque, il compito di farla risorgere, come già accaduto in passato, e riportarla al ruolo che le compete nel panorama non solo italiano. Siamo ultimi in tutte le classifiche e peggio non si può, ma ricostruire, invece, si deve e si può!

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