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Perché il welfare è sempre più lontano?

Creato il 28 giugno 2011 da Andrea Rattacaso @rattablog2
Perché il welfare è sempre più lontano?Con il termine welfare (benessere) di solito si indicano quelle politiche economico-sociali atte a ridurre al minimo le disuguaglianze tra i cittadini. Ci sono servizi e diritti che ogni cittadino dovrebbe avere: sanità, istruzione, lavoro, sussidi sociali, un ambiente ecologicamente e socialmente sano, un buon sistema di previdenza sociale, ecc…
Purtroppo, a causa della crisi e dei mal governi, molti degli elementi che ho elencato sono diventati obbiettivi difficilissimi da raggiungere..
Il fulcro del problema è proprio lo squilibrio di potere che c’è tra ricchi e poveri: politici, imprenditori e banche ormai vanno a braccetto e costituiscono i veri “nobili” di questi decenni, senza contare i legami con la malavita che oggi, per ovvi motivi, non potrò approfondire.
Questi soggetti vogliono sempre più potere economico e fanno di tutto per mantenere quello che già hanno. Non si tratta solo di una problematica riguardante le politiche del welfare ma è proprio un problema di persone. Quanti di noi, se diventassero politici o imprenditori, riuscirebbero a non farsi inglobare nel sistema malato di difesa del potere? Un volta diventati ricchi, non è da tutti restare dalla parte dei poveri.
La globalizzazione ha cambiato il sistema finanziario internazionale e questo ha portato tagli ai servizi pubblici o processi di privatizzazione, precarietà del lavoro con inadeguate condizioni di sicurezza, scarsità di sussidi per l’ambiente e per il sociale. Inoltre, i governi diventano sempre più deboli economicamente e sono sempre più costretti ad adeguarsi alle esigenze dei ricchi imprenditori . Tanto per estendere il concetto, se tra le prime 100 maggiori economie mondiali le multinazionali sono più della metà, come può, ad esempio, un paese del terzo mondo dettare le proprie politiche economiche?
Questo non è solo un problema dei paesi sottosviluppati; anche l’Italia è in una situazione simile. Un imprenditore può aprire il polonia delle fabbriche dove gli operai hanno uno stipendio medio di 300 euro, perché dovrebbe sprecare tempo da noi? Molti imprenditori italiani hanno scelto di aprire delle fabbriche all’estero, lasciando sul lastrico migliaia di lavoratori mentre quelli che oggi investono in Italia sono per la maggior parte fortemente legati alla politica o alla mafia, direttamente ed indirettamente.
Molti punterebbero il dito contro la classe degli imprenditori, ma non hanno tutte le colpe. Tra l’imprenditore e i suoi dipendenti deve esserci collaborazione, stessa voglia di raggiungere gli obiettivi, per il bene di tutta l’azienda. In Italia, il più delle volte, ci si culla sul posto a tempo indeterminato, si lavora con sufficienza, solo per prendere lo stipendio. Capirete quindi che le responsabilità della situazione attuale sono di tutti. La logica ci porta quindi a pensare per il futuro un nuovo modello economico in cui imprenditore e lavoratori assumono un atteggiamento collaborativo nella concorrenza economica.
Oggi il mercato del lavoro è l’emblema della crisi, dove più di una volta la parola lavoro è un semplice eufemismo per nascondere la parola sfruttamento: c’è troppa precarietà, i doveri del datore di lavoro vengono spesso aggirati, il lavoro nero sta aumentando, tutto perché ai piani alti comandano sempre e soltanto i soliti dinosauri. Con un sindacato sempre più incline a tutelare i suoi interessi, la classe dei lavoratori è diventata troppo debole e, nella giungla dell’economia, è diventata la vittima preferenziale per i predatori capitalisti.
Quando un azienda ha problemi si ritrova a dover operare dei licenziamenti, indipendentemente dai danni sociali che provocherà in futuro, anche per se stessa. Questa soluzione a breve termine, può trasformarsi alla lunga in un vero problema: l’aumento della disoccupazione causa una diminuzione della domanda che incide su tutte le imprese. Se in Italia tutti le aziende chiudessero i propri stabilimenti per aprirne altri nell’Europa dell’est o nella Cina, quali italiani avrebbero soldi per comprare? Non si possono basare i propri guadagni solo sugli stipendi dei dipendenti statali o bancari.
Anche se i salari dei lavoratori sono troppo bassi si genera un effetto negativo per la produzione: in questo modo il lavoro serve solo per comprare i beni di prima necessità. Dubito che la fascia sociale che guadagna 800 euro al mese possa contribuire, ad esempio, al mercato delle auto italiane.
Non so se è stato fatto apposta o semplicemente abbiamo dei politici incapaci, ma la cruda realtà è che non si è voluto puntare sull’occupazione, tantomeno sulla qualità di coloro che sono riusciti a mantenere il proprio posto di lavoro. Incentivare i lavoratori con premi di produzione e formarli professionalmente per dargli modo di specializzarsi, può dare nuova linfa vitale a tutta l’economia, può far aumentare la voglia di lavorare e di partecipare agli obiettivi aziendali, dà la possibilità al lavoratore di essere più soddisfatto di sé.
Ci stiamo avviando verso una guerra tra poveri che deteriorerà seriamente il tessuto sociale costruito negli anni della prosperità: la crisi finanziaria ha aumentato il divario economico tra le classi sociali, le possibilità di salire al potere sono limitate a quella cerchia ristretta di amici di coloro che comandano oggi così che le opportunità per cambiare il paese sono sempre più scarse.
Come se non bastasse, ai poveri che oggi si trovano senza lavoro si aggiungono altri poveri con condizioni ancora peggiori: gli immigrati. Le nostre stesse imprese e le multinazionali sono andate nei paesi più poveri del mondo, hanno prodotto tanto spendendo pochissimo, non tutelando l’ambiente, togliendo diritti e servizi ai popoli che vivevano lì da secoli. 
Ad un africano che si ritrova a non aver nemmeno una terra da coltivare, a non aver nemmeno i soldi per comprare il pane, non resta che partire in un viaggio di speranza verso i paesi che gli hanno rubato le sue ricchezze, che si concluderà in un campo a raccogliere pomodori a 20 euro al giorno…
Il welfare di oggi non è adeguato alla nuova realtà globalizzata. Hanno demolito i redditi dei lavoratori e molti non sopravvivranno al lungo periodo di depressione economica che ci attende. In Italia c’è bisogno di cambiamento, a partire da chi ci governa: bisogna dare la parola ai nuovi, ai giovani che hanno a cuore la collettività.
Se ognuno però pensa a sé stesso, sforzando la propria mente per trovare dei modi per consumare i propri guadagni, nella speranza di colmare quel vuoto di infelicità che abbiamo dentro, i vecchiacci che ci governano continueranno a fare i loro porci comodi.
Le alternative ci sono, e non devo dirvele io. Sicuramente non sono perfette, forse non sono proprio in linea con le vostre idee, ma sicuramente esistono realtà politiche migliori di altre.
Se non ci sforziamo nemmeno un po’ a valutare il lavoro dei governanti, come possiamo essere degli elettori responsabili? Come possiamo creare il nostro benessere? Se aspettate che sia qualcun’altro a pensarci al posto vostro, temo che rimarrete estremamente delusi.
Alla prossima
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