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Perché l’enorme balzo dei prezzi del petrolio?

Creato il 18 marzo 2012 da Eurasia @eurasiarivista
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F. William Engdahl, Global Research, 16 Marzo 2012

Da ottobre dello scorso anno, il prezzo del petrolio greggio sui mercati mondiali dei futures è esploso. Persone diverse danno diverse spiegazioni. La più comune è la convinzione dei mercati finanziari che una guerra tra Israele e l’Iran o gli Stati Uniti e Iran, o tutti e tre, sia imminente. Un altro campo sostiene che il prezzo sta salendo inevitabilmente perché il mondo ha superato quella che chiamano “Peak Oil”, il punto di una immaginaria curva gaussiana a campana (vedi grafico sopra) in cui la metà di tutte le riserve mondiali accertate di petrolio si sarebbero esaurite e la restante quantità di petrolio diminuirà a ritmo accelerato, con il prezzo che aumenta.

Le spiegazioni sia del pericolo di guerra che del picco del petrolio sono senza fondamento. Dopo il balzo astronomico dei prezzi nell’estate del 2008, quando il petrolio nei mercati dei futures brevemente raggiunse i 147 dollari al barile, il petrolio oggi aumenta di prezzo a causa della pressione speculativa sui mercati dei fondi speculativi petroliferi a termine e delle grandi banche come Citigroup, JP Morgan Chase e più in particolare, Goldman Sachs, la banca onnipresente quando vi sono parecchi soldi in palio da avere con un piccolo sforzo, scommettendo sul sicuro. Strappano generosi aiuti dall’agenzia del governo degli Stati Uniti preposta alla regolamentazione dei derivati finanziari, la Commodity Futures Trading Corporation (CFTC).

Dall’inizio dell’ottobre 2011, circa sei mesi fa, il prezzo del Brent Crude Oil Futures sulla borsa ICE Futures è passato da poco meno i 100 dollari al barile a oltre 126 dollari al barile, con un aumento di oltre il 25%. Nel 2009 il petrolio era a 30 dollari.

Eppure, la domanda di greggio a livello mondiale non aumentava, ma diminuiva nello stesso periodo. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) riporta che l’offerta mondiale di petrolio è aumentata di 1,3 milioni di barili al giorno negli ultimi tre mesi del 2011, mentre la domanda mondiale è aumentata di poco più di metà durante quello stesso periodo. La benzina era diminuita negli Stati Uniti dell’8%, in Europa del 22% e persino in Cina. La recessione in gran parte dell’Unione europea, l’aggravarsi della recessione/depressione negli Stati Uniti e il rallentamento del Giappone hanno ridotto la domanda globale di petrolio, mentre nuove scoperte si hanno ogni giorno, e paesi come l’Iraq aumentano la produzione dopo anni di guerra. Un breve picco degli acquisti di petrolio della Cina, a gennaio e febbraio, aveva a che fare con una decisione dello scorso dicembre, volta a costituire una sua Riserva Strategica di Petrolio, e dovrebbe tornare ai livelli d’importazione più normali entro la fine di questo mese.
Perché allora il picco vertiginoso del prezzo del petrolio?

Giocare con il ‘petrolio di carta’

Un breve sguardo a come oggi il “petrolio di carta” operi sui mercati è utile. Da quando la Goldman Sachs ha comprato la J. Aron & Co., un operatore in materie prime negli anni ’80, il commercio di petrolio greggio è passato dal campo degli acquirenti e venditori di spot o petrolio fisico, a un mercato dove la speculazione non regolamentata in futures del petrolio, le scommesse sul prezzo del greggio in una determinata data futura, di solito a 30 o 60 o 90 giorni, e un’irreale domanda di petrolio fisico, determinano i prezzi del petrolio ogni giorno.

Negli ultimi anni, un Congresso degli Stati Uniti amichevole verso Wall Street (e da Wall Street finanziato) ha approvato diverse leggi per aiutare le banche interessate ai futures commerciali del petrolio, tra le quali una che ha permesso alla bancarottiera Enron di uscirsene, grazie allo schema finanziario Ponzi, con un valore miliardi nel 2001, prima che andasse in bancarotta.
Il Commodity Futures Modernization Act del 2000 (CFMA) è stato redatto da un tizio che oggi è il Segretario al Tesoro del Presidente Obama, Tim Geithner. Il CFMA in effetti ha dato troppo peso alla libera negoziazione dei derivati dei futures energetici (degli istituti finanziari), in assenza di una qualsiasi supervisione dal governo degli Stati Uniti, a seguito della pressione della lobbying finanziariamente influente delle banche di Wall Street. Petrolio e altri prodotti energetici erano esenti grazie a quello che veniva chiamato “cavillo Enron”.

Nel 2008 nel corso dell’indignazione popolare contro le banche di Wall Street per aver causato la crisi finanziaria, il Congresso aveva finalmente approvato una legge sul veto del presidente George Bush per “chiudere la falla Enron”. E a partire da gennaio 2011, sotto il Dodd-Frank Wall Street Reform Act, la CFTC ebbe il potere di imporre dei massimali sul traffico di titoli sul petrolio, a partire dal gennaio 2011.
Curiosamente, questi limiti non sono ancora stati attuati dalla CFTC. In una recente intervista, il Senatore Bernie Sanders del Vermont, ha dichiarato che la CFTC non “ha la volontà” di mettere in atto questi limiti e “deve obbedire alla legge.” E aggiungeva: “Quello che dobbiamo fare è … limitare la quantità di petrolio che una qualsiasi azienda può controllare sul mercato dei futures petroliferi. La funzione di questi speculatori non è usare il petrolio, ma di realizzare profitti dalla speculazione, alzare i prezzi e vendere.” (1) Mentre sparge la voce di voler cercare di colmare le lacune, il presidente della CFTC Gary Gensler deve ancora farlo. In particolare, Gensler è un ex dirigente di, avete indovinato, Goldman Sachs. L’azione della CFTC rimane ineffettiva.
Il ruolo delle banche principali con le major del petrolio, come BP, nella manipolazione di una nuova bolla del prezzo del petrolio dallo scorso autunno, distaccata dalla realtà fisica dei calcoli sulla domanda-offerta di barili di petrolio reali, viene notato da un certo numero di fonti.

Un “casinò…”

Le stime attuali affermano che gli speculatori, cioè i trader dei future come le banche e gli hedge funds, che non hanno alcuna intenzione di occuparsene fisicamente ma solo di ricavarne un profitto di carta, oggi controllano l’80 per cento del mercato energetico dei futures, in crescita del 30 per cento, rispetto a dieci anni fa. Il presidente della CFTC Gary Gensler, forse per mantenere una patina di credibilità, mentre la sua agenzia ignora il mandato legale del Congresso, ha dichiarato l’anno scorso, in riferimento ai mercati del petrolio, che “ingenti afflussi di denaro speculativo creano una profezia che si autoavvera, facendo lievitare i prezzi delle materie prime” (2). Ai primi di marzo, il ministro del petrolio kuwaitiano Hani Hussein ha detto in un’intervista trasmessa dalla televisione di stato, “Sotto la teoria dell’offerta e della domanda, i prezzi del petrolio oggi non sono giustificabili” (3).

Michael Greenberger, professore presso l’Università del Maryland School of Law ed ex-dirigente della CFTC, che aveva cercato di attirare la pubblica attenzione sulle conseguenze delle decisioni del governo statunitense nel consentire la speculazione sfrenata e la manipolazione dei prezzi dell’energia a grandi banche e ai fondi, ha recentemente osservato, “Ci sono 50 studi che dimostrano che la speculazione aggiunge un premio incredibile al prezzo del petrolio, ma in qualche modo non viene percepita dalla saggezza convenzionale”. “Una volta che avete il mercato dominato da speculatori, ciò che veramente avrete sarà un casinò per giochi d’azzardo” (4).

Il risultato di una regolamentazione permissiva del governo degli Stati Uniti, dei mercati del petrolio, ha creato le condizioni ideali in cui una manciata di banche e istituzioni finanziarie strategiche, le stesse che in modo interessato dominano il commercio mondiale dei derivati del petrolio, e le stesse che possiedono le azioni dell’importante borsa del petrolio a Londra, ICE Futures, sono in grado di manipolare le enormi oscillazioni a breve termine del prezzo che paghiamo per il petrolio, la benzina o innumerevoli altri prodotti petroliferi.

Siamo nel mezzo di una di quelle oscillazioni ora, aggravata dalla minaccia della retorica bellicista israeliana sul programma nucleare iraniano. Lasciatemi affermare categoricamente la mia ferma convinzione che Israele non si impegnerà in una guerra diretta contro l’Iran, e la medesima volontà di Washington. Ma l’effetto della retorica bellicista è creare lo scenario ideale per un massiccio picco speculativo sul petrolio. Alcuni analisti parlano di petrolio a 150 dollari entro l’estate.
Hillary Clinton ha appena assicurato che il prezzo del petrolio continuerà a fluttuare alto per mesi, per i timori di una guerra con l’Iran, fornendo un nuovo ultimatum all’Iran sulla questione nucleare nei colloqui con il Ministro degli Esteri russo Lavrov, “entro la fine dell’anno, altrimenti…” (5)

Curiosamente, uno dei piloti reali della bolla attuale del prezzo del petrolio è l’amministrazione Obama, che ha recentemente imposto sanzioni economiche sulle transazioni petrolifere della Banca centrale dell’Iran. Facendo pressione su Giappone, Corea del Sud e UE per non importare petrolio iraniano o affrontare azioni punitive, Washington chiaramente costringe a un calo enorme del petrolio dall’Iran sul mercato mondiale, nelle ultime settimane, dando una turbospinta ai giochi sui derivati petroliferi di Wall Street. Recentemente sul Financial Times di Londra, Ian Bremmer e David Gordon del gruppo Eurasia hanno scritto: “…sottrarre troppo petrolio iraniano dalle forniture energetiche mondiali, potrebbe causare un picco del prezzo del petrolio che fermerebbe la ripresa anche se producesse qualche danno finanziario all’Iran. Forse per la prima volta, le sanzioni hanno il potenziale di avere ‘troppo successo’, danneggiando i sanzionatori tanto quanto il sanzionato”.
L’Iran spedisce da 300.000 a 400.000 barili al giorno in meno ai consueti 2,5 milioni di barili al giorno, secondo Bloomberg. La scorsa settimana, l’US Energy Information Administration ha detto in un rapporto che gran parte del petrolio iraniano non viene esportato, perché gli assicuratori non emettono le polizze per la spedizione.(6)

La questione della speculazione non regolamentata e sfrenata sui derivati del petrolio di una manciata di grandi banche, non è un problema nuovo. Nel luglio 2006 la sottocommissione permanente del Senato USA sulle indagini in relazione a “Il ruolo della speculazione nel mercato del petrolio e dei prezzi del gas”, ha osservato, “… ci sono prove sostanziali a sostegno della conclusione che la grande quantità di speculazioni nel mercato attuale, ha notevolmente aumentato i prezzi.”

Il rapporto ha sottolineato che la Commodity Futures Trading Commission Trading aveva il mandato dal Congresso per garantire che i prezzi sul mercato dei futures riflettesse le leggi della domanda e dell’offerta, piuttosto che le pratiche manipolative o le speculazioni eccessive. Il US Commodity Exchange Act (CEA) afferma: “la speculazione eccessiva di una merce qualsiasi, nel quadro dei contratti di vendita di tali merci per consegne future. … provoca fluttuazioni improvvise o irragionevoli o cambiamenti ingiustificati del prezzo della tale merce, è un onere eccessivo e inutile per il commercio interstatale delle materie prime di tale genere.” Inoltre, il CEA impone alla CFTC di stabilire tali limiti operativi “mentre la Commissione ritiene necessario diminuire, eliminare o impedire tale onere.” (7)

Dov’è la CFTC, ora che abbiamo bisogno di tali limiti? Come ha giustamente rilevato dal senatore Sanders, la CFTC sembra ignorare la legge a vantaggio della Goldman Sachs e degli amici di Wall Street, che dominano il commercio dei futures sul petrolio.
Nel momento in cui diventa chiaro che l’amministrazione Obama ha agito per evitare la guerra con l’Iran, aprendo vari canali diplomatici secondari, e che Netanyahu sta semplicemente cercando di utilizzare le minacce di guerra per migliorare la sua posizione tattica nelle trattative con un’amministrazione Obama che disprezza, il prezzo del petrolio è destinato a cadere come un sasso in pochi giorni. Fino ad allora, i principali addetti ai lavori sui derivati del petrolio se la ridono lungo tutta la strada per la banca. L’effetto dei prezzi del petrolio sulla fragile crescita economica mondiale, soprattutto in paesi come la Cina, è anche assai negativo.

FONTE: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=29803


NOTE:
1 Morgan Korn, Oil Speculators Must Be Stopped and the CFTC “Needs to Obey the Law”: Sen. Bernie Sanders, Daily Ticker, 7 marzo 2012
2 Ibid.
3 UpstreamOnline, Kuwait’s oil minister believes current world oil prices are not justified, adding that the Gulf state’s current production rate will not affect its level of strategic reserves, 12 marzo 2012, http://www.upstreamonline.com/live/article1236944.ece
4 Peter S. Goodman, Behind Gas Price Increases, Obama’s Failure To Crack Down On Speculators, The Huffington Post, 15 marzo 2012,
http://www.huffingtonpost.com/peter-s-goodman/gas-price-increase_b_1346035.html
5 Tom Parfitt, US ‘tells Russia to warn Iran of last chance’, The Telegraph, 14 marzo 2012
6 Steve Levine, Obama administration brushes off oil price impact of Iran sanctions, Foreign Policy, 8 marzo 2012
7 F. William Engdahl, ‘Perhaps 60% of today’s oil price is pure speculation’, Global Research, 2 maggio 2008, http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=8878

Traduzione di Alessandro Lattanzio
http://sitoaurora.altervista.org/home.htm
http://aurorasito.wordpress.com

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