Memoria deforme [1]
Le valutazioni dei personaggi storici sono anche per molti versi
la disposizione delle priorità nazionali
28.05.2013
Il terzetto dei "premiati" determinati dai
cittadini russi nel corso di un recente sondaggio del Levada Center
[2]
in qualità di migliori governanti del paese nel ХХ secolo -
Brežnev,
Lenin e Stalin – ha già causato non poche reazioni, varie e
prevalentemente emotive. Ma ai risultati del sondaggio è ben più
interessante guardare semplicemente come a una testimonianza su come
si formano la coscienza storica dei russi e i valori sociali: le
valutazioni dei personaggi storici sono anche per molti versi la
disposizione delle priorità nazionali.
Brežnev,
Lenin e Stalin in questo caso non sono figure reali,
ma piuttosto la personificazione di alcuni archetipi russi. Stalin è
lo zar terribile [3],
sotto cui "non si fa chiasso", crudele, che però ha vinto
i nemici esterni. La sua attuale popolarità è diretta conseguenza
del culto della Vittoria del 1945 nel suo aspetto odierno statale e
di grancassa, di una vittoria non del popolo, ma prima di tutto
dello stato. Ma se è dello stato, significa prima di tutto della
sua prima personalità.
Lenin è lo zar giusto, "era per il popolo". La maggior
parte di noi ha studiato nelle scuole sovietiche e l'immagine del
buon ometto con la furba strizzata d'occhio, la guida della
rivoluzione degli operai e dei contadini compiuta in nome della pace
e della giustizia non si elimina così semplicemente dalla coscienza
sociale. Quando mai – ecco che c'è il mausoleo. E il tema della
giustizia sociale in Russia più si va avanti, più diventa attuale.
Cosicché in un certo senso Lenin è realmente "vivo in
eterno".
Brežnev
è un'altra cosa. Da una parte è l'unico di tutto il
terzetto che la maggior parte della popolazione del paese ricorda
"personalmente". E' un personaggio delle barzellette, un
bonario zar-edonista, che "viveva e permetteva agli altri di
farlo". (La memoria del popolo mette fra parentesi
l'Afghanistan, i dissidenti, le noiose riunioni di partito e la fame
di merci che iniziava – però c'era tranquillità!) D'altra parte,
a differenza di Stalin e Lenin, le simpatie per Brežnev
difficilmente sono state ravvivate dalla propaganda passata o
attuale. Il culto del "caro Leonid Il'ič",
a differenza dell'adorazione di Il'ič
n°1 [4], non fu preso
sul serio da nessun fin dall'inizio. Negli ultimi anni, ad
esclusione di qualche telefilm, al "portatore di sopraccigli
all'oscuro" non è stato dedicato niente, sui mezzi di
informazione di massa dei tempi di Brežnev
non parlano né scrivono così spesso. Ma la memoria vive e le
simpatie per Brežnev,
evidentemente, si possono considerare le più sincere e genuine.
Perciò è molto probabile che la "brežnevizzazione"
del sistema politico russo iniziata con il terzo mandato
presidenziale di Vladimir Putin non è un fenomeno spontaneo, ma una
combinazione pensata.
La storia è il passato proiettato sul presente e influenzante il
futuro. Perciò, a partire dalle preferenze storiche della
maggioranza russa, si può dire che come in precedenza gli è caro
il duro paternalismo statale. Proprio questo unisce figure in realtà
tanto diverse come Lenin, Stalin e Brežnev
ben più della loro leadership nel partito comunista. Non a caso al
polo opposto – la minore popolarità – secondo i risultati del
sondaggio sono risultati Gorbačëv
e El'cin. Questi hanno smontato il sistema sovietico con
tutte le sue cose positive e negative, ma prima di tutto hanno
limitato l'onnipotenza dello stato fino a quel momento,
caratteristica di questo sistema. E che tra le tre forme di
paternalismo (leninista-rivoluzionario, stalinista-imperiale,
brezneviano-tardoimperiale) alla maggioranza degli intervistati sia
risultata più cara di tutte la più morbida, quella brezneviana,
può servire da consolazione, per quanto debole, per chi non da alla
parola "statalista" nel contesto russo un senso
esclusivamente positivo.
Il rimprovero che più spesso risuona nei confronti di chi non si
vergogna di annoverare Stalin o Lenin tra le figure storiche stimate
e perfino amate riguarda l'amoralità di tale scelta. "Non si
può pregare per il re Erode", non si possono stimare persone
colpevoli in modo del tutto evidente della morte di milioni di loro
simili. Argomento ferreo, ma non tiene conto di due fattori. In
primo luogo, giudicando la storia, la gente spesso guarda ad essa
come da fuori, senza misurarla su di se. Stefan Zweig annoverava
l'epopea napoleonica alle "ore stellari dell'umanità", ma
se fosse stato un soldato di Bonaparte morente per il caldo e le
sciabole dei mamelucchi tra le sabbie dell'Egitto o per il freddo e
le pallottole russe presso Mosca forse avrebbe avuto un'altra
opinione. In secondo luogo, la storia della Russia, purtroppo, non
da quasi esempi di ordine e legalità da una parte e libertà e
diritti civili dall'altra. Anche se il dilemma "ordine o
libertà" è consapevolmente falso.
Qui, evidentemente, si trova anche l'essenza del problema: la
maggior parte della società ritiene unica possibile fonte
dell'ordine e della libertà non se stessa, ma lo stato. Sì, sia
pure non nell'aspetto bestiale, staliniano, ma in quello un po' più
umano, brezneviano, ma tant'è. La speranza perciò – solo in ciò
che è storia – è che si faccia la corsa a distanza molto lunga,
se non infinita, in un giorno e che le simpatie e antipatie
pubbliche siano una cosa mutevole. Nella Francia odierna, tra
l'altro, prevale un atteggiamento molto tranquillo, per non dire
critica verso Napoleone come governante, anche se nessuno mette in
dubbio l'eroismo dei suoi soldati e dei suoi generali.
Jaroslav Šimov,
"Novaja gazeta",
http://www.novayagazeta.ru/comments/58334.html
(traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1]
Gioco di parole intraducibile tra večnaja,
"eterna" e uvečnaja,
"deforme".
[2]
Centro di studi sociologici intitolato allo studioso russo Jurij
Aleksandrovič Levada.
[3]
Groznyj significa
"minaccioso", ma lo traduco nel modo tradizionalmente
sbagliato per conservare il nesso con lo zar Ivan.
[4]
Cioè di Lenin, il cui vero nome era Vladimir Il'ič Ul'janov.
