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Perché scrivo? Daniel Pennac

Creato il 29 giugno 2015 da Viadeiserpenti @viadeiserpenti
Foto di Jaime González

Foto di Jaime González

PERCHÉ SCRIVO? – La rubrica dedicata ai perché della scrittura

Daniel Pennac

Ma la scrittura è un mestiere?
Per me non lo è. È piuttosto un modo d’essere che mi rende più frequentabile, perché se non potessi scrivere, sarei frustrato e molto più insopportabile. La necessità di scrivere è presente in me come un appetito biologico, una fame da saziare, ma anche come un tentativo di liberarmi di me stesso, giacché la scrittura è sempre il tentativo di trasformare la propria soggettività in oggettività. Di conseguenza, quando mi chiedono perché scrivo, di solito rispondo che è una questione di salute, mia e del lettore. La scrittura mi fa bene: quando scrivo sfuggo all’angoscia.

La scrittura come autoterapia?
Non esattamente, direi piuttosto che è un modo di trasformare in energia creativa la folla di pensieri che mi attraversa la testa: se tutto ciò girasse a vuoto senza uno sbocco, mi ritroverei in una situazione di sofferenza e malessere. Inoltre, quando si invecchia e molte cose non si possono più fare, la scrittura continua a consentirci una sensazione di vitalità. È un piacere sentire quest’energia prodigiosa che si sviluppa quando si scrive; le sferzate di piacere provocate dalla scrittura sono meglio di qualsiasi droga. Solo l’amore fisico raggiunge simili intensità, forse perché fare l’amore è un atto creativo. Ecco, l’unico momento in cui mi sento davvero uno scrittore è quando scrivo e mi tuffo nella lingua. Allora non ci sono più per nessuno: immerso nel mio elemento naturale sono come una balena che s’inabissa per inghiottire il plancton semantico. Gioco con le parole, provando a caricarle di senso, di colore, di musica. In quei momenti mi sento scrittore, ma non è uno statuto, è piuttosto un’identità organica che cessa nel momento in cui risalgo in superficie e ridivento me stesso.

Scrivere però è anche un’attività pratica, quasi tecnica.
Certo, quando si scrive si devono affrontare difficoltà tecniche di tipo artigianale a proposito della lingua, dell’aggettivazione, delle sonorità, delle caratteristiche di un personaggio e così via. Risolvendo tali difficoltà, ci si rende conto del carattere assolutamente non necessario di questa attività, frutto di scelte totalmente libere, non dettate da alcun interesse immediato. Scrivere significa appagare un bisogno di gratuità, coinvolgendo al contempo gli altri, dato che non esiste atto più gratuito e libero della scrittura.

Estratto da L’amico scrittore. Conversazione con Fabio Gambaro di Daniel Pennac (Feltrinelli, 2015)

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