Piaghe bibliche

Da Paperoga
E’ proprio destino che io non riesca a scrivere uno straccio di post sull’hike dei 5 stronzi, memorabile rimpatriata di amicizie ventennali in cammino nelle foreste dell’appennino tosco-romagnolo. Chiedo venia agli altri 4, ma a questo punto devo gettare la spugna. Perchè qui non si tratta più di raccontare una innocente per quanto storica scampagnata tra amici. Qui ci sono forze più grandi di noi 5 che sono entrate in gioco. Guardatevi attorno, stronzi, perchè sono forze ancora in movimento. Danni collaterali. Reazioni a catena. Piaghe bibliche a grappoli, un giorno dopo l’altro. Qualcuno più grande di noi non voleva che ci incontrassimo. E ce la sta facendo pagare, soprattutto a me ziocane! Ho già raccontato per filo e per segno in che modo la più spietata e violenta grandinata della mia vita mi abbia ridotto il parabrezza della macchina. Non vi ho riferito dei costi per ripararla, ma preferisco tacere per evitare che madornali bestemmie fuoriescano dalla bocca come incontrollati conati di empietà. Il giorno dopo il ritorno, lunedì, comincio a sentire un prurito sulla coscia. Una zanzara mi avrà punto, penso, quindi gratto con grande soddisfazione. Ma le punture sono due, tre, cinque. Sul dorso, sul braccio, sulla caviglia. Macchie rosse e pruriginose. Mi guardo allo specchio, e ne scopro un’altra decina sulle cosce, e sotto le ascelle. Cristo una nidiata di insetti mi avrà punto durante la camminata e non me ne sarò accorto. La notte del martedì faccio fatica a prendere sonno, grattandomi come un gibbone. Durante la notte mi sveglio perchè sfregando caviglia contro caviglia come ho praticamente dato fuoco ad entrambe, come uno scout alle prese con i due proverbiali legnetti. La mattina del mercoledì riesco a camminare con difficoltà, perchè le gambe mi prudono oltremisura. In ufficio mi vedono dimenare le mani dovunque e senza pudore su schiena gambe e persino sotto lo scroto, e si tengono a distanza nascondendo a fatica il disprezzo verso la mia persona. La giornata continua così e alla fine della sera, dopo due giorni di orticaria, sono ovviamente convinto di stare per morire, dunque chiamo il Dr Kildare, amico nonchè medico personale a distanza. E scopro che il prurito ce l’ha anche lui. Contatto il Merda via skype. Pure lui. E Gastone a Milano si sta grattando sui muri di casa come gli orsi sugli alberi. Vlad se la passa meglio, ma considerate che Vlad non respira, clinicamente non è proprio vivo, dunque è tutto nella norma. Cosa diavolo ci ha punto, che diavolo sono queste macchie rosse sul corpo, quando passa sto prurito? Cosa ci scrivo sulla bara in mogano? Il dr Kildare cerca di rassicurarmi, mi indica medicine da prendere, antistaminici, cortisone, robe così. Io ovviamente da ipocondriaco ho già delle teorie catastrofiche: 1) ci siamo accampati in una piantagione di zecche, che sono in circolo nel nostro corpo come bimbi su una giostra, e ci mangiano dall’interno; 2) ragni microscopici ma non di meno velenosissimi ci hanno punto ovunque, e adesso stiamo vivendo le nostre ultime ore su questa terra prima di cominciare il lungo viaggio in tutù bianco ed arpa; 3) nelle foreste casentinesi si annidano animali tropicali che ci hanno trasmesso un tremendo virus letale che ci consumerà le carni in una amena e minuta grigliata collettiva e poi ne faranno un film. Il giovedì va meglio, compro le medicine del dr. Kildare, e l’effetto placebo è assicurato. Vado dal dottor House, il mio cazzuto medico di famiglia, che ritiene il mio caso così interessante da tenermi 4 secondi annoiato e poi con la mano indica ad un altro di entrare. Il giovedì sera entra in gioco mio fratello, reduce da un mese negli USA. Mi guarda e dice: “questi insetti hanno punto pure me, ti do una pomata antibiotica potentissima comprata in America.” La pomata non mi fa un granchè, tant’è che arrivando dall’America mi viene il dubbio che sia la mitica crema “penis enlargment” a stelle e strisce, comprata da Copeland magari per la bisogna. Il venerdì la pomata al cortisone e gli antistaminici cominciano a fare effetto, il prurito diminuisce, ma le macchie rosse si sono raddoppiate e gonfiate. Alzo l’ascella destra e mi guardo allo specchio: io che avevo una pelle splendida, sembro Don Rodrigo. Infatti mi convinco di avere la peste. Il sabato il prurito è ancora sotto controllo, ma i ponfi sulla pelle lacrimano che è uno schifo. Crosticine, squame. Che abbia la lebbra? Il dottor House, dopo avermi chiesto se ho già avuto la varicella, la liquida come una reazione allergica, e mi invita a continuare con la pomata. Che metto a garganella sulla pelle, spalmandola con una cura quasi prostitutesca. Sento gli altri amici di sventura, che si grattano ancora, anche se molto meno di me. Oggi sto meglio, ma ancora i segni sulla pelle non scompaiono. Non ho ancora escluso innominabili patologie infettive, o magari una reazione chimica alla pomata “penis enlargment”. Quando vedo un insetto, anche una cazzo di mosca, comincio ad agitare le mani come la Sora Lella in Bianco Rosso e Verdone. Se entra in casa, lo inseguo fino a sbatterlo al muro col giornale. Quando ho prurito, cerco di non pensarci. Oppure mi gratto la carne adiacente. O forse solo un pochino, una volta sola. O due, solo due. Tre, al massimo, poi basta. Quattro se proprio proprio mi dà dipendenza… Noi 5 stronzi dobbiamo smetterla di incontrarci. Abbiamo forse peccati commessi da farci perdonare, e il dio dei torti del passato reclama vendetta stuzzicandoci le carni. Quindi la prossima volta ci vediamo in città. Oppure, se dobbiamo replicare sull’erba dei monti, porto una muta da palombaro.

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