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Piante spontanee ad uso magico, rituale, medicinale e inebriante in provincia di Taranto e nel Salento (3/8)

Creato il 04 dicembre 2014 da Cultura Salentina

4 dicembre 2014 di Redazione

di Gianfranco Mele

Mandragora autumnalis1436.JPG

“Mandragora autumnalis1436″ di tato grasso – Opera propria (personal work). Con licenza CC BY-SA 2.5 tramite Wikimedia Commons.

Varie fonti e testimonianze documentano nel tarantino la conoscenza e l’utilizzo specifico di Hyosciamus albus e di Mandragora autumnalis, mentre in una serie di documenti relativi a processi inquisitoriali delle locali Diocesi, ci si riferisce genericamente ad “unguenti” sicuramente ottenuti con l’impiego di solanacee di vario tipo. Nel territorio è molto diffusa (sia nell’entroterra che in zona costiera) la Datura inoxia, mentre sinora, nel corso delle mie escursioni, ho potuto trovare una sola (ma imponente) stazione di Datura stramonium.

Fig. 2: stazione di Datura stramonium, Sava (TA)

Fig. 2: stazione di Datura stramonium, Sava (TA)

Il Giusquiamo bianco (Hyosciamus albus) è chiamato a Martina Franca “cannucchièla” (cannocchiale), in relazione alla midrìasi effetto tipico della ingestione di questa pianta. Altri nomi dialettali sparsi per i vari paesi sono sciàma, sciàmo, e, a Taranto e dintorni, “erva d’assèma” o “erva rassàne”. Era utilizzato come pianta medicinale a scopo antinevralgico e antispastico (decozione delle radici in aceto).

Un vecchio detto tarantino recitava: “erva rassàne tire e sane” (il giusquiamo “tira su” e sana).

Dai documenti relativi ai vari processi inquisitoriali locali pervengono, oltre alle citazioni degli “unguenti”, descrizioni di stati narcotico­allucinatori caratteristici di questo genere di piante.
Del Solanum nigrum, abbondantemente presente nel territorio, si ha notizia di impieghi ad uso medicinale. I suoi nomi dialettali sono associati in quasi tutti i paesi del tarantino ai rettili (“pomodoro delle serpi”, “pomodoro di lucertola” nelle varie ma somiglianti voci e pronunce dei diversi paesi). I frutti, previa decozione, erano usati esternamente come emostatici e come lenitivi delle scottature. Come analgesico, soprattutto per calmare il mal di denti, si usava aspirare a intervalli il fumo ricavato dalla bruciatura dei semi.

Fig. 3: antico manufatto apotropaico posizionato sul tetto della Masseria “Petrose”, Sava (TA)

Fig. 3: antico manufatto apotropaico posizionato sul tetto della Masseria “Petrose”, Sava (TA)

Potrebbe essere del tutto casuale (ma anche non esserlo), il fatto che ho rinvenuto una stazione molto grande di Datura stramonium (fig. 2), (nonché piante sparse di Datura inoxia appresso a queste negli immediatissimi dintorni), in un luogo dell’agro di Sava (contrada “Petrose” detta anche “Pietrafitta”) caratterizzato da un continuum di antichi insediamenti, nei pressi di una antica masseria e di una antica cappella, e molto legato a leggende che partono presumibilmente da epoca medioevale e attraversano un arco temporale che va fino al ‘900. Nel medesimo luogo, si nota ancora la presenza di antichi simboli magico­apotropaici, sfruttati e reimpiegati sino agli insediamenti più recenti degli ultimi pastori (fig. 3). Questo posto è legato anche a leggende di apparizioni di diavoli, e di “occhiature” e tesori nascosti custoditi da dèmoni. In una zona che ancor oggi conserva numerosi tratti della sua storia e del suo antico aspetto, le attuali piante potrebbero anche essere residui di antiche presenze.

Piante spontanee ad uso magico, rituale, medicinale e inebriante in provincia di Taranto e nel Salento (1/8)

Piante spontanee ad uso magico, rituale, medicinale e inebriante in provincia di Taranto e nel Salento (2/8)


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