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Pillola rossa o pillola blu?

Creato il 29 aprile 2013 da Edizionialtravista

Intervista a Emanuela Alessandra Serughetti
Pillola rossa o pillola blu?
“Un abito per mia madre” romanzo biografico sulle scelte della vita

Sedute al tavolino di un bar a Iseo osservo Emanuela di persona, finalmente, e non attraverso l’icona del suo pro-filo di facebook come mi era capitato fino a ieri. È una ragazza minuta che dimostra meno anni di quelli anagrafi-ci, eppure è già una donna, già madre tre volte. Trovo il suo modo di porsi gentile e semplice, mi sento a mio agio e in sintonia e penso che l’impressione sia reciproca. Ho tra le mani il suo romanzo “Un abito per mia madre”. L’ho scoperto poco tempo fa, me ne parlò un’amica comune e m’incuriosì tanto da cercarlo per leggerlo.

Scorrendo nella lettura coinvolgente del testo mi sono sorte spontaneamente alcune domande e così ho voluto in-contrarla. Sono personalmente entusiasta nello scoprire e mettere in luce giovani che come lei affiorano con tanta passione e dedizione dall’orizzonte culturale del nostro territorio. Voglio subito sapere da dove venga tanta creati-vità perché so che è una scrittrice florida di idee, la sua seconda opera è in attesa di pubblicazione, e a questo ci arriviamo dopo, e già mi parla di una terza. Tornando al suo primo romanzo cito in seguito una delle recensioni che a mio avviso sono state più significative:

“Invitato a recensire “Un abito per mia madre” della scrittrice Emanuela Alessandra Serughetti, non ho avuto nessun dubbio tra lo scorrere leggero ed attraente del racconto, nel trovarmi di fronte ad un vero romanzo di formazione tout court, nel quale la Serughetti conduce il lettore, ammaliando per la sincerità espressiva, all’evo-luzione della giovane protagonista Cristiana Marini verso la maturità e l’età adulta. La protagonista, orfana dei genitori, viene iniziata alla vita e all’arte attraverso un viaggio che è sia materiale che spirituale. Un volo in ae-reo dalla borghese periferia nord italiana alla metropoli mitteleuropea californiana, la San Francisco degli anni Novanta, per raccontarne emozioni, sentimenti, progetti, azioni viste nel loro nascere dal di dentro. San Franci-sco diviene la città da vivere, respirare, ammirare, così le amicizie e le nuove esperienze artistiche, dallo stereo-tipo della moda a una libertà creativa personale a contatto con le avventure degli happenings, libere espressioni del corpo, della danza del costume. Nuove esperienze che la protagonista vive con tensione, agitazione, bloccata da un’educazione familiare e un rapporto complicato con la madre. Un romanzo intimista, che porta con sé le esperienze del passato, la vita in famiglia, l’adolescenza, la scuola e gli studi da costumista, l’essere, il vivere e il pensare italiano a confronto con l’integrazione sociale americana. “Un Abito per mia madre” descrive bene la vita sospesa in un equilibrio perenne tra la formazione individuale, le esperienze vissute, le scelte da affrontare e i sogni da realizzare.” (Federico Buelli)

Pillola rossa o pillola blu? Cos’è che spinge Cristiana Marini, la protagonista di “Un abito per mia madre”, a infi-larsi nella tana del Bianconiglio e avventurarsi verso luoghi così lontani? Accade a volte che la vita ci richieda il massimo sforzo ponendoci davanti a una scelta difficile. Per Cristiana l’improvvisa morte dei suoi genitori è una svolta radicale, dolorosa, che la spinge a prendere la scelta coraggiosa di partire per la lontana San Francisco con lo scopo di ritrovare sicurezza in sé, lasciando il fratello e tutto ciò che fino ad allora aveva rappresentato una cer-tezza.

Personalmente mi ha colpito l’atmosfera multietnica un po’ hippy che mi ha riportato alla memoria ricordi di viaggio nella città di San Francisco. Mi sono emozionata per il linguaggio semplice e coinvolgente del racconto di questa esperienza di vita, scelta per ricercare se stessa, affrontata con grande coraggio mettendosi in gioco, apren-dosi a nuove amicizie e esperienze, scavalcando preconcetti e pregiudizi di un’educazione di provincia italiana.

Si parla nel romanzo di “punto e a capo” e di “voltare pagina”, considerando che hai vissuto a San Franci-sco e che anche tu sei rimasta orfana di genitori, posso chiederti quanto il personaggio rappresenti una tua proiezione nonostante “Un abito per mia madre” si tratti di un romanzo biografico e non di un autobiogra-fia?

Ispirarmi al mio vissuto è stata una scelta coraggiosa per due motivi: il primo è stato quello di sapere che avevo una storia interessante da raccontare sia per la sua intensità che per la sua particolarità, motivi che possono aiutare a conferire alla narrazione una certa onestà in grado di raggiungere la sensibilità del lettore. Il secondo è stato una necessità, un modo per affrontare un certo tipo di narrazione in prima persona che mi poteva fornire spunti da po-ter fissare nella memoria e rielaborare in chiave artistica.

Perché il titolo “Un abito per mia madre”?

Ho scelto la metafora d

  • Autore: Emanuela Alessandra Serughetti
  • Editore: the Boopen editore
  • Anno: 2011
  • Pagine: 244
  • Formato: 14x21 cm, Brossura

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