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Pillole quotidiane iii

Creato il 24 novembre 2012 da Brasilitalia
PILLOLE QUOTIDIANE III Questa mattina sono andato in banca. In tutte le banche brasiliane ci sono diverse casse, ma una è sempre usata, per Legge, per quello che loro chiamano "atendimento prioritário", cioè per gli anziani, disabili o persone con bambini piccoli. Nulla da ridire su questo, se non fosse che è veramente scocciante essere in fila come un manzo pronto al macello (andare in banca mi da sempre questa strana sensazione)  e vedere persone che ti passano davanti come se nulla fosse. Mi domando cosa farebbero questi anziani o queste povere mamme se dovessero venire in Italia dove, perlomeno da che io conosca, non esistono privilegi per nessuno e un anziano ha gli stessi diritti di una persona qualunque.
Dopo aver fatto quello che precisavo e avermi sorbito l'ennesima offerta commerciale dell'impiegata allo sportello (qui Guido Angeli o Roberto da Crema non sono nessuno!) cerco di uscire da quell'aggeggio infernale che chiamano "porta giratória". Basta avere indosso la più piccola parte di metallo che questa maledetta porta si blocca. E qui cominciano le scene drammatiche e patetiche verso la guardia di sicurezza, dovendo mostrare tutto quello che hai nelle tasche o nella borsa. Alla fine, pur dimostrando che non possiedi nessuna arma (anche se in quel momento ti piacerebbe averne una) questa gentilissima segurança schiaccia un bottone al lato e ti lascia entrare. "Ma allora non potevi farmi entrare subito, evitando così tutta questa pagliacciata?" Ma non si può dire questo alla segurança, quindi consoliamoci sul fatto che questo aggeggio riesce a vedere se hai metalli in corpo ma non a leggerti nella mente.
Quando finalmente riesco a uscire da quel luogo dove l'unica cosa positiva è l'aria condizionata, mi dirigo verso il supermercato. È difficile qui trovare della pasta degna di questo nome, ma con un po' di fatica si trova qualcosa. E nel supermercato Dia% che c'è qui vicino riesco a comprare degli spaghetti di grano duro senza spendere una fortuna. Ma non crediate che fare la spesa sia un compito facile qui in Brasile. Per il contrario!
Andare in un supermercato per me è motivo di logorio mentale così stressante che nemmeno una settimana di psicoterapia basterebbe a risolvere le cose. Già entrare è un problema, con i carrelli sparsi per tutti gli angoli e la gente ferma a parlare del più e del meno. Una volta che entri, per girare nei reparti devi fare gimcane meglio di Tomba, dato che qui la parola d'ordine è "quantità". Non ha importanza se lo spazio è piccolo e non c'è posto per molte cose. Non importa se la gente deve dribblare le persone meglio di Neymar dato che i corridoi sono strettissimi e la merce è accatastata in tutte le parti. La cosa importante qui è avere tantissimi prodotti per poter vendere di più, non importa lo spazio microscopico o la scomodità dei clienti.
In ogni caso passo davanti al reparto frutta e verdura, dove insalate mosce dal caldo e frutta troppo matura mi guardano come se chiedessero "portami via da qui!". Vado direttamente nel reparto pasta e riso, proprio di fronte agli innumerevoli brick di molho de tomate, puré de tomate, polpa de tomate, molho tradicionale de tomate, molho refogado de tomate, Tarantella originale (ma che ca##o é, un sugo o un ballo tradizionale?), molho com azeitona, molho á parmigiana, molho de atum, molho di qui, molho di qua... alla fine sempre la solita porcheria di passata di pomodoro annacquata. 
I "frios", cioè i salumi, qui in Brasile neanche li guardo. Se prendi un prosciutto cotto "di qualità"  viene con una  striscia di grasso che farebbe gola al nostro lardo nostrano. Se vuoi spendere poco trovi l'apresuntado, cioè un prosciutto di infima categoria super salato  La mortadella sembra più una fetta di carne Montana che il nostro tipico prodotto bolognese. Di salami ne trovi solo un tipo, però qui sono onesti, e lo chiamano "tipo" Milano, proprio per non confonderlo col nostro tradizionale Cacciatorino. E così anche per i formaggi: qui troverete il "tipo" parmigiano, il "tipo" gorgonzola, "tipo" provolone", ecc.
Siccome ho voglia di fare un dolce ho bisogno della panna montata. Ma anche in questo è diverso che in Italia, perché qui non si trova la panna da montare, ma solo quella da cucina. E chiunque abbia provato a montare una panna da cucina sa che sono due cose completamente differenti. Allora sono obbligato a optare verso un prodotto simile. Sulla scatola, simile per tutto a quella della panna, c'è una bellissima immagine di una coppa di fragole con... panna. E il nome di questo prodotto è Chantilly (ma va??)! Per la verità il nome completo è "Creme tipo Chantilly", perché qui l'onestà viene prima di tutto. Quindi è il prodotto che fa per me, penso. Ma vado, per semplice curiosità  a vedere gli ingredienti, immaginando, da perfetto ingenuo, il binomio chantilly-panna. E invece dentro a quella minuscola confezione trovo:
água, óleos [quindi piú di uno] vegetais, açúcar, caseinato de sódio, sal, estabilizantes hidroxipropilcelulose, sorbitol, emulsificantes esteres de ácido diacetiltartarico e mono e diglicerídeos, lecitina de soja [Hei... questo é un prodotto naturale!], ésteres de ácido lático e momo e diglicerideos, aromatizzante, corante sintetico identico ao natural [questo é importante] e beta caroteno. 
Ma, e questo scritto in maiuscolo: NÁO CONTEM GLÚTEN!
Ma [email protected]% la putt$#a! La semplice, comune, modesta e naturale panna da montare dove ca##o è??? Con tutte le mucche, manzi e vitelli che avete in Brasile possibile che non riuscite a produrre una semplice panna da montare, derivata dal latte. Sapete di cosa è fatta la panna montata? Di panna e aria! Solo questo. E voi non siete capaci a farla? Giuro che ci sono cose di questo paese che non capirò mai.
Comunque, anche se un po' afflitto, mi avvio verso la cassa. E qui inizia l'angoscia! Davanti a me c'è una persona che sta pagando e un cliente con un carrello. Il banco della cassa è vuoto, libero, ma pensate che questo cliente cominci già a collocare i suoi acquisiti sul bancone? Figuratevi! Prima aspetta che il primo clienti paghi, poi aspetta che la cassiera lo saluti, poi si scambiano due chiacchiere di cortesia, poi finalmente  ma sempre con immensa calma, inizia a porre i suoi prodotti sul banco. Ora vi direte: "Bene, ora che questa persona ha vuotato il carrello tu puoi mettere i tuoi prodotti sul bancone". Ma non è così,  perché questo simpatico signore, invece di iniziare a mettere quello che ha comprato nei sacchetti, rimane fermo davanti alla cassa senza far niente, aspettando che la cassiera gli dia lo scontrino, e non mi da spazio per fare il mio dovere. E solo dopo, allora, si sposta, sempre con calma, verso l'uscita. Questo ovviamente dopo aver fatto altre obbligatorie due chiacchiere di cortesia con la cassiera.
Ma alla fine questo si avvia e io posso mettere i miei prodotti sul banco. Ma come sempre qui la privacy non esiste, e il cliente dietro di me, attaccato al mio c#lo, inizia a collocare anche lui la merce che ha comprato sul bancone (perché io, a differenza di altri, metto i prodotti vicino alla cassa in modo che i clienti dietro di me possano già iniziare a mettere i propri, così da risparmiare tempo). Ma qui non esiste quel banalissimo accessorio con la scritta "PROSSIMO CLIENTE"  che si usa in Italia, da mettere in mezzo tra i propri prodotti e quelli degli altri, proprio per non mischiare i prodotti tra i vari clienti. Quindi questo gentile e solerte cliente cosa fa? Mette i suoi prodotti attaccati ai miei, così da non capire dove finiscono i miei e iniziano i suoi. E non serve guardarlo male perché tanto non capisce. Ma andiamo con ordine.
Finalmente è il mio turno, ma anche qui la cassiera cerca di vendermi un prodotto in promozione. Ma basta! Non se ne può più di questo! Ma gentilmente dico un semplice "não, obrigado" e mi dirigo in fondo alla cassa per lasciare libero il passaggio (sarò un rompicogl#@ni a volte, ma so quello che devo fare). Come era prevedibile, la cassiera batte anche alcuni prodotti del cliente che era dietro a me. E qui altra perdita di tempo per stornare articoli non di mia pertinenza. Ma in ogni caso riesco a terminare questo giro dantesco e mi affretto a pagare:
"Debito o credito?" - riferito alla carta di pagamento "Credito" "Dá um documento pra mim, por favor" "Claro" "Pode colocar" Io devo passare la carta di credito nella macchinetta? Ma é il tuo lavoro, sei una cassiera, perché non lo fai tu? Sei pagata per questo. "O seu cartão tem chip?" "Não." "Então é pra passar ai" "Ai onde?" "Ai em cima" Non funziona "Outro lado" "Assim" "Isso" "Qual é o numero de segurança?" "Preciso digitar eu?" "Não, pode me dizer" "XXX" "Tá, obrigada" "Eu que agradeo, tchau tchau."
E così mi avvio verso casa, con la speranza che questa giornata possa finire presto.

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