GIA' 11 SUICIDI DI POLIZIOTTI DALL'INIZIO DELL'ANNO, IL COISP AL CAPO DELLA POLIZIA: NON SI PUO' CONTINUARE AD IGNORARE QUESTA MATTANZA SILENZIOSA. ISTITUIRE UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA PER IL CONTROLLO DEI CASI DI DISAGIO TRA IL PERSONALE
"Il 2015 ci vede primeggiare nell'unica 'classifica' tra le Forze dell'Ordine in cui vorremmo arrivare ultimi: quella dei suicidi di poliziotti". E' quanto scrive Franco Maccari, Segretario Generale del COISP - il Sindacato Indipendente di Polizia , in una lettera inviata al Capo della Polizia prefetto Alessandro Pansa. "Undici colleghi - ricorda Maccari - ci hanno lasciato dall'inizio dell'anno, più del doppio dei 5 Carabinieri e quasi lo stesso numero di tutte le Forze di Polizia sommate assieme, compresa la Polizia Locale. Anche questi numeri, temiamo, siano solo parziali e non comprendono i tentativi di suicidio non giunti alle estreme conseguenze. Un fenomeno che non può più, professionalmente ed umanamente, essere ignorato come si è fatto finora. Nel 2010, ad una lettera sull'argomento inviata al Pref. Manganelli, ottenevamo una risposta piena di impegni e di strade percorribili. Veniva infatti rappresentato che: "....sono in fase di realizzazione alcuni progetti formativi inerenti la problematica della salute mentale del personale: formazione del personale sanitario in materia di gestione delle problematiche psichiche degli operatori di polizia; formazione del personale dei diversi ruoli della Polizia di Stato in materia di gestione dello stress; istituzione di una rete di personale sanitario, particolarmente qualificato in materia di salute mentale, che sia di riferimento per gli operatori sul territorio; attivazione, mediante apposite convenzioni con i vari ordini regionali degli psicologi, di una capillare rete di assistenza attraverso la quale i dipendenti, in forma completamente autonoma rispetto all'Amministrazione, possano ricevere l'eventuale necessario supporto".
Ad oggi invece non è accaduto molto. Non si contesta l'attività in seno alla Direzione Centrale di Sanità, agli studi ed alle "autopsie psicologiche" dei singoli episodi che, nella risposta al Coisp, si diceva non fossero riconducibili "a problematiche di disagio lavorativo, in quanto non risultano evidenziabili elementi di correlazione con il contesto occupazionale". Noi chiediamo di affrontare il problema prima che si debba arrivare all'"autopsia psicologica" ed a scoprire che "le problematiche spesso misconosciute anche ai colleghi di lavoro che svolgevano da molti anni attività a stretto contatto con il soggetto stesso", come ci è stato risposto. Sono passati troppi anni senza che il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ponesse questa mattanza silenziosa in aperta discussione e che vi fosse, al di là delle singole eccellenze territoriali spesso stimolate proprio dal Coisp o da altri Sindacati di Polizia, un approccio compiuto al problema. Di fatto se nessuno sa cosa fare, di certo non fare non risolverà alcunché. Prendiamone coscienza ed agiamo di conseguenza. Costa troppo? Si può realisticamente ridurre a costi/benefici l'equazione in cui la contabilità dei morti suicidi non dimostri le falle di attenzione che la nostra Amministrazione non vuole nemmeno raccogliere in un documento? Dobbiamo attendere che il "disagio non lavorativo" colpisca molti altri poliziotti? Prendiamo esempio dalle altre Forze di Polizia europee, se non vogliamo guardare ai modelli d'oltreoceano, dove alla formazione costante sussegue anche il supporto, codificato, alle forme di disagio che si cerca di evitare, sfocino in gesti estremi. Anche in questo, il ritardo accumulato dall'Italia è abissale e deve venire colmato al più presto".
"Il Coisp - dice Maccari - propone, ancora una volta, di portare queste tematiche all'interno del circuito di aggiornamento professionale, in modo da poter discutere - prima e non dopo - delle soluzioni possibili, dato che oggi l'unica maniera che ci rimane per affrontare queste tragedie è di dimenticare in fretta quanto è accaduto, seppellendo dubbi e certezze con la pietas che, umanamente, ci permette di andare avanti. Riteniamo anche utile che sia finalmente costituita una Commissione d'inchiesta per il controllo dei possibili casi di disagio fra il personale, in cui condividere con le rappresentanze del personale i risultati e le conclusioni che la Direzione Centrale di Sanità, attraverso il Centro di Neurologia e Psicologia Medica del Servizio Operativo Centrale, ha raccolto in questi anni, rendendolo uno strumento pratico e di diffusa divulgazione tra i colleghi". Conclude Maccari: "Non aspettiamo il prossimo suicidio di un poliziotto, che non farà notizia, per parlarne. Bisogna agire in fretta per disinnescare oggi quel disagio, secondo noi spesso, se non sempre, correlato al lavoro, che ci ha già portato via troppi amici e colleghi".
