Polvere di showgirls

Creato il 27 luglio 2010 da Danielevecchiotti @danivecchiotti

I giornali, non avendo il coraggio di chiamarle con l’appellativo che meglio si confà alla loro professione (“zoccole”, direi), le definisce “showgirls”. E viene spontaneo chiedersi se Lorella Cuccarini, Heather Parisi, Raffaella Carrà o Sandra Mondaini (che showgirls lo sono state per davvero) non si sentano mortalmente offese per l'accostamento. Insomma.. un’altra estate è arrivata e ci risiamo con le solite cronache di puttanelle televisive immischiate in storie di cocaina, sesso e discoteche. A troneggiare (dopo aver a lungo troieggiato) sulle prime pagine dei quotidiani sono in particolare Ana Laura Ribas (impossibile dire cosa abbia fatto nella sua carriera, a parte inginocchiarsi davanti a pantaloni famosi abbassandone la zip), Fernanda Lessa (un cognome, un destino) e la celebratissima Belen Rodriguez, regina della cretineria da spot televisivo e accreditatissima come conduttrice (conduttrice?) del prossimo Festival di Sanremo. Le trame sono arcinote: cocaina nei cessi delle discoteche vip milanesi, droghe miste nei privè della bella vita, sesso in polvere ai tavoli del jet-set da rotocalchino per sala d’attesa di parrucchiere. Viene da pensare al povero Morgan, che per aver voluto giocare al poeta maledetto e per aver commesso l’unico peccato perseguibile in Italia (l’ammissione della colpa e l’abbattimento del muro dell’ipocrisia), ci ha rimesso una carriera televisiva. Ed è sintomatico che lo stesso palco sanremese che l’anno scorso bandì il telecantautore reo di aver confessato, quest’anno scelga come padrona di casa una che familiarità con gli alcaloidi la ha comunque, ma che, in puro stile filogovernativo, nega fino alla spudoratezza la sua estraneità ai fatti e, in linea con le mode più à la page, copre per un attimo (ma solo per un attimo) le poppe al vento vestendo i panni della vittima. Per lo meno Morgan, quando parlava del suo rapporto con la droga, ci metteva un po’ di sostanza. Lo stato culturale di un paese si vede anche da questo: dalle trasgressioni che si sceglie. Come scrive Michele Serra su “Repubblica” di oggi, in questo uso stupido e vuoto delle droghe, diventate accessori da toilette come la carta igienica, non c’è nulla di eversivo, solo un bieco e monolitico conformismo grondante ignoranza e assenza di idee. Siamo lontani anni luce dagli “Strawberry fields forever” di Lennon-McCartney, dalle porte della percezione di Huxley. Ormai si pippa solo per convenzione, per obbedire al must del gruppo. Per essere in grado di farsi una sveltina in più o sentire meglio la propria profonda essenza di velina. Ormai non si capisce se, quando compattano la coca con la carta di credito tutte entusiaste per quella Striscia, vogliono sballarsi o solo ballare sulla scrivania di Greggio e Iacchetti. Fossi Morgan, basterebbero questi modelli contemporanei ad allontanarmi dalla cocaina per farmi dirottare tutto il mio bisogno di trasgressione su una miscela di the verde e ginseng.


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