Pompei, addio!

Creato il 18 aprile 2014 da Ilsegnocheresta By Loretta Dalola

Tg La7 cronache riporta, ancora una volta, l’attenzione sullo stato di degrado del sito archeologico napolateano: Pompei.  Da alcuni anni la situazione della città di epoca romana sommersa dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.c, dal 1997 patrimonio dell’umanità dell’Unesco, rappresenta infatti uno dei maggiori talloni di Achille dei ministri dei Beni culturali che si sono avvicendati.

Collegandosi al fatto di cronaca, della visita a sopresa della cancelliera Angela Merkel agli scavi pompeiani per ribadire, qualora ce ne fosse ancora bisogno,  l’ennensima prova del grande interesse che esiste all’estero per le sorti della città vesuviana.

Pompei,  uno dei nostri tanti beni culturali trascurati. Meta ambita  dagli stranieri. L’ultima a visitarlo la Merkel. In Campania per un soggiorno privato che la porterà a trascorrere con il marito alcuni giorni di vacanza sull’Isola di Ischia, sua tradizionale destinazione. Look casual, lo zainetto sulle spalle del marito, il biglietto comperato alla cassa, come tutti gli altri turisti. La cronaca italiana ha seguito con malcelato stupore la normalità della visita di Angela Merkel agli scavi di Pompei. Una sosta culturale prima di raggiungere Ischia. Un appuntamento con la storia e con l’archeologia che non poteva essere evitato da una donna cresciuta nella Germania dell’Est che aveva, ai tempo del muro di Berlino, nel suo Pergamonmuseum (famoso in tutto il mondo per la sua collezione archeologica) una delle poche attrazioni di eccellenza. E la Merkel è anche donna di conti. Chissà se durante la sua camminata tra le rovine pompeiane non avrà fatto mentalmente i calcoli sulle continue sovvenzioni europee per i restauri in corso. Quelle per la quali il commissario europeo per la politica regionale, Johannes Hahn, ha parlato do sconfitta personale, dopo i crolli di un mese fa, ricordando il via libera al finanziamento di 41milioni di euro sui 105 complessivi per il “Grande progetto di Pompei” firmato il 6 febbraio del 2013, alla presenza dei ministri del governo Monti.

Nel frattempo i ministri si sono succeduti. Sul sito aleggia anche l’ombra della camorra e il rischio infiltrazioni mafiose e su tutto e tutti, la pioggia e l’incuria continuano a flagellare i resti romani, provocando nuovi cedimenti fino a oggi, che la patata bollente è passata nelle mani del neoministro Dario Framceschini, che ancora qui, non si è visto.

E di Pompei parlano anche i principali canali televisivi mondiali. Dall CNN ad Al Jazeera English impegnati a descrivere una situazione sempre in bilico tra la speranza e il disastro.

L’emergenza pompeiana sembra trovare più spazio nelle cronache internazionali e i repertage su Pompei sembrano essere diventati un genere. Negli ultimi mesi, molte televisioni straniere hanno mandato i loro inviati a testimoniare il degrado. L’ultima in ordine di tempo la Tv della Svizzera italiana che ha evidenziato, tra l’altro: “chiusa anche la casa del Criptoportico, appena restaurata, forse perchè il risultato finale non è molto convincente” … Restauro durato un anno e l’inviato limita  con la sua frase “non molto convincente” la polemica che sta montando su questo lavoro conservativo, che ha spinto i cittadini ad organizzare un’iniziativa di protesta che si terrà il 4 maggio attorno all’area archeologica. Intanto La Procura di Torre Annunziata ha aperto un’inchiesta su quel restauro e su altri 4 interventi con appalti ottenuti con addirittura un ribasso del 57%. Il quotidiano Il Mattino aveva  diffuso qualche scatto fotografico. Di più non c’è, perchè alla richiesta di girare immagini presentate da alcuni giornalisti della stampa estera è stato risposto in modo negativo. E allora bisogna accontantarsi di vedere la Domus dalle vetrate di protezione e ascoltare l’ironia dei custodi del sito che avrebbero iniziato a chiamarla:”la pizzeria”.

Il canale spagnolo Hausnews ricorda la rovina della Domus dei gladiatori e il monito dell’Unesco che ha minacciato di togliere il titolo di patrimonio dell’umanità. Il canale inglese di Al Jazeera accusa la trascuratezza, la cattiva gestione e i colpi del maltempo. La francese Canal plus usa le belle immagini in bianco e nero, senza visitatori, per imputare proprio il turismo di massa di devastazione del sito. Ma chi va giù pesante è la CNN che in piena crisi russa ucraina mette in guardia Putin dai pericoli dell’imperialismo e usa la metafora pompeiana per ribadire che ogni impero dominatore  è destinato poi al crollo…

E tra indicazioni assenti, bagni rotti e oltre 70 edifici non visitabili, il governo italiano ha stanziato una goccia nel secchio. Servirebbero invece 100 milioni di euro per rimettere in salute Pompei. Nel frattempo quest’arte perduta tra cemento, degrado, lungaggini burocratiche, carenza di personale e manutenzione, attenderà il prossimo crollo.


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