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Popolo di centro-destra

Creato il 25 luglio 2011 da Quattroparole

POPOLO DI CENTRO-DESTRALo sban­da­mento del Paese, soprat­tutto del cosid­detto popolo di centro-destra, è inne­ga­bile e riflette il clima da panico dei for­coni che river­bera dai palazzi del potere, come ben rac­con­tato da Bechis oggi. Una classe diri­gente nel pal­lone non può che diso­rien­tare l’elettorato di rife­ri­mento, il quale è rima­sto via via sem­pre più anni­chi­lito e deluso dagli acca­di­menti cla­mo­rosi e con­trad­dit­tori che in que­sti anni si sono succeduti.

Sarebbe stato logico aspet­tarsi che, di fronte all’evidente e dichia­rato pros­simo pen­sio­na­mento dei mas­simi lea­der di centro-destra, Bossi/Berlusconi, gli avver­sari poli­tici e le pro­cure allen­tas­sero la presa, con­tri­buis­sero a ras­se­re­nare il clima, ren­dendo così almeno l’onore delle armi ai ven­ten­nali nemici. Niente. Le belve sen­tendo l’odore del san­gue hanno mol­ti­pli­cato gli attac­chi per finire le prede, dalle carni ormai già a bran­delli, a lungo sfuggite.

Alfonso Papa è stato la vit­tima sacri­fi­cale di un Par­la­mento di imbelli, ter­ro­riz­zati dalla mon­tante ondata di insof­fe­renza per que­sta poli­tica, in con­giun­tura con una lotta di potere all’interno della Lega, dove l’ala ‘maro­nita’ ha ceduto alle pul­sioni della base che ormai sem­pre meno sop­porta la sud­di­tanza verso Ber­lu­sconi. Eppure, cari leghi­sti, non era neces­sa­rio amma­net­tare Alfonso Papa per con­tarsi e sod­di­sfare i tumulti delle vostre genti. Così facendo avete con­se­gnato le chiavi del Palazzo alle pro­cure e non conta nulla, ma pro­prio nulla, se Papa sia col­pe­vole o meno, cosa che peral­tro nem­meno pote­vate e dove­vate valu­tare. Tempo al tempo. Siete stati troppo pre­ci­pi­tosi, ci si scanna per l’eredità a fine fune­rale, non prima.

È però indub­bio che sia que­sto il motivo del diso­rien­ta­mento del popolo del centro-destra, per­ché sente – anche se non tutti lo rico­no­scono – che è finita un’era. È morto il re, ma non si può ancora inneg­giare ‘viva il re’: si è nella Terra di Mezzo. Una terra fan­ta­stica che offre grandi oppor­tu­nità e altret­tanti peri­coli. Non solo, ma è il momento ideale per vol­gere lo sguardo all’indietro e fare un bilan­cio. A parte le respon­sa­bi­lità di governo e lea­der­ship incon­tra­stata giunta a fine corsa, le simi­li­tu­dini tra Lega e Pdl si fer­mano qui e di seguito ci occu­pe­remo solo del par­tito maggiore.

Il bilan­cio non è posi­tivo. Troppo di quanto pro­messo è rima­sto nel cas­setto e non solo per colpa delle pro­cure. Ma una cosa è certa: oggi esi­ste un popolo di centro-destra che prima del ’92 non c’era e que­sto non si dis­sol­verà una volta eclis­sa­tosi defi­ni­ti­va­mente Ber­lu­sconi. Ci saranno divi­sioni, lotte per la suc­ces­sione, emer­ge­ranno lea­der veri e falsi, si vedranno oppor­tu­ni­smi e ridon­danti popu­li­smi, però sono con­vinto che que­sto popolo saprà distin­guere, per­ché non è acco­mu­nato solo dalla lea­der­ship di Sil­vio Ber­lu­sconi, ma da un comun sen­tire matu­rato nel tempo.

Riman­gono ancora validi e da attuare tutti quei pro­grammi che tante volte si sono sen­titi: meno stato, meno tasse, più libe­ri­smo, minor buro­cra­zia, migliori e nuove infra­strut­ture, il cam­bia­mento della Costi­tu­zione, il pre­si­den­zia­li­smo, ecc. Tutte cose sen­tite mille volte e ancora da molti sognate come unica per­cor­ri­bile via per un Paese migliore. Con o senza Ber­lu­sconi, que­sti sono i valori del centro-destra o, se si vuole, la sua eredità.

Il discorso del 1° luglio di Ange­lino Alfano, alla sua nomina uffi­ciale di segre­ta­rio di par­tito, è stato in molti punti addi­rit­tura entu­sia­smante, ma un pas­sag­gio di quell’intervento è da cesti­nare in toto: quando ha invi­tato Casini e altri mode­rati alla costru­zione del centro-destra. È stato un errore, nella per­fetta con­ti­nuità della scuola poli­tica di Letta e Ber­lu­sconi, quella che ha sem­pre cer­cato la media­zione anche quando que­sta si rive­lava impraticabile.

È neces­sa­rio pro­prio il con­tra­rio. Biso­gna mol­lare le troppe zavorre che prima Forza Ita­lia e poi il Pdl hanno preso a bordo. Biso­gna ripar­tire da quei punti mai rea­liz­zati e incar­di­narli nello sta­tuto del nuovo centro-destra come fos­sero le Tavole della Legge e a que­ste giu­rare fedeltà di intenti. Non è più tempo di alleanze diso­mo­ge­nee, gio­chi di Palazzo, con­trat­ta­zioni di mer­cato. Sarebbe ripe­tere errori già compiuti.

È pro­ba­bile che senza la Lega e Casini si per­dano le ele­zioni, ma meglio per­dere le ele­zioni che gli obiet­tivi, meglio per­dere le ele­zioni che arri­vare al governo per non poter gover­nare. Si potrà obiet­tare che un grande par­tito di massa debba neces­sa­ria­mente con­te­nere diverse anime e opi­nioni e che solo i par­titi pic­coli pos­sono rima­nere coesi negli intenti, ma la sfida è pro­prio que­sta. Si tratta di spie­gare e con­vin­cere, con per­vi­ca­cia, senza scen­dere a com­pro­messi. Altri­menti si ritorna punto a capo. E un Fini, un Boc­chino o un Casini a sbar­rare il passo si tro­ve­ranno sem­pre, ma non importa, basta non pren­der­seli in casa.

scritto da Paolo Visno­viz


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