Come per la maggior parte dei maschidella mia generazione (credo), la mia educazione sessuale si èbasata sui giornali e giornalini porno più qualche film dello stessogenere (visto al cinema con degli amici, tutti minorenni: all'epoca facevano entrare, nei giorni feriali, naturalmente).Per dire: a parte quando nacqui(purtroppo non ne ho ricordanza), i genitali femminili la prima voltali vidi in fotografia. Per la verità non ricordo nemmeno bene perchécerti giornali dovessero per forza provocarmi eccitazione, ma lofacevano... – ma non voglio parlare di questo, ora (ne parlerò, forse, trapoco).
È che, per vie traverse, ho lettoprima questo articolo (The Porn Mith) di Naomi Wolf, nota femminista americana, esono rimasto impressionato favorevolmente, a parte l'epilogo (diesso parlerò alla fine). Accanto ad esso, mi sono imbattuto in questo fatto di cronaca, semprelegato al porno, avvenuto negli Stati Uniti.
Metto subito le mani avanti: riguardo alla sferasessuale, sono dell'opinione che ognuno è libero di avere i gustiche vuole purché il loro esercizio non leda la libertà e la volontàaltrui, sempre nella scrupolosa salvaguardia dei minori.
Ma i nostri gusti sessuali da dove vengono? Sono un miscuglio di nature e nurture (geni e ambiente), ok. Ma se così è, lasciando da parte i geni, perché il nostro ambiente occidentale secolarizzato post-moderno ha dato e dà sempre maggior spazio alla pornografia? Ovvero, perché la pornografia è un industria che produce così tanti soldi e non conosce crisi* nonostante la ripetizione continua degli stessi gesti compiuti da altri? Naomi Wolf fornisce una risposta alla quale, nella mia ingenuità (leggi: rimozione) non avevo mai pensato:
After all, pornography works in the most basic of ways on the brain: It is Pavlovian. An orgasm is one of the biggest reinforcers imaginable. If you associate orgasm with your wife, a kiss, a scent, a body, that is what, over time, will turn you on; if you open your focus to an endless stream of ever-more-transgressive images of cybersex slaves, that is what it will take to turn you on. The ubiquity of sexual images does not free eros but dilutes it.Questo flusso interminabile di immagini sempre più trasgressive che è facilmente alla portata di chiunque, in modo sia gratuito che a pagamento, produce dipendenza, un po' come leggere Libero il Giornale e il Foglio dopo le dimissioni di Berlusconi: a ogni pagina una sega, riflesso condizionato.
Scherzi a parte, la pornografia è oggettivamente un disastro riguardo alla liberazione del desiderio sessuale. Senza essere assolutamente bacchettoni, e - ripeto - nel rispetto delle preferenze altrui, vedere come si trattano gli umani nello svolgimento di tali filmanti è veramente aberrante. Al confronto, la pornografia del passato è un film della Walt Disney. Ha volte si ha l'impressione che alla donna non resti altro che praticarsi un foro in qualsiasi altra parte del corpo per dare un ulteriore modo di esser penetrata. Vero, ci sono diverse categorie, più o meno soft, più o meno hard, più o meno extreme. Ma qui torna la domanda di fondo con la quale ritorno ai miei dubbi iniziali: perché, infatti, dovrei eccitarmi al vedere una giovane donnafare un pompino ad un pene che non è il mio? Perché le immagini pornografiche attivano neuroni che smuovono il mio sesso alla ricerca dell'orgasmo? Perché questo difficilmente càpita osservando una nuvola che passa? Forse perché, oggi
For the first time in human history, the images' power and allure have supplanted that of real naked women. Today, real naked women are just bad pornE qui entra in gioco la necessità di introdurre quanto prima nelle scuole una sana ora di educazione sessuale come bisogna. Lezioni serie, effettuate da docenti preparati. Ma non una tantum, no. Settimanalmente, almeno quanto le ore di Religione Cattolica. Magari a partire dalla Scuola Secondaria di Primo Grado (ex Media).Questo non per impedire all'industria del porno di lavorare, per carità. Soltanto per offrire al sesso la possibilità di ritornare dentro i corpi e non restare solo là, fuori, nei fantasmi della mente.
A parte.Avrei dovuto scriverci un racconto su tale tema, ma stasera m'è presa così, versione moralista. Comunque adesso vado su youporn a vedere gli aggiornamenti. Poi vi racconto.
Ah, dimenticavo. L'epilogo dell'articolo della Wolf non mi convince perché è un elogio a un'ortodossia religiosa, anche se questo non è nelle sue intenzioni. Solo che, raccontando della sua amica israeliana che ha abbracciato la fede ebraica ultraortodossa, la quale nasconde i capelli per mostrarli solo al marito e come questo possa richiamare una sana eccitazione sessuale tra coniugi, mi scoraggia più confortarmi, dato che m'aspetto un'evoluzione culturale che prescinda dalle limitazioni della fede. Insomma, per scopare bene non deve essere necessario ottundersi il cervello con qualsivoglia fede religiosa, anche se vedo neocatecumeni che gliene danno secche e fanno figli a tutto spiano... È gente che va a diritto.
*Anche la Chiesa, in Germania, pare abbia una partecipazione di una casa editrice a luci rosse.