Prega per noi peccatori, Pater Nembrot

Creato il 06 luglio 2013 da The New Noise @TheNewNoiseIt

Il lungo divagare un po’ folk/grunge/desert, all’americana, di “Extended Prayer”, il pezzo di apertura del nuovo ep Extended Pyramid, mi aveva un minimo spiazzato. Molto bello, però: malinconia e grandi spazi, struggente ed esotico. Solo non riconoscevo subito la mia idea di Pater Nembrot, i “chitarroni” che mi avevano colpito quando avevo “incontrato” questa band un po’ di tempo fa sul web, ai tempi dell’uscita dell’album Mandria. Invece sì, sono ancora loro, belli pesanti. Dopo il lungo preambolo acustico e intimo, quegli stessi chitarroni distorti, quasi doom, sembrano ancora più possenti e si assapora con più intensità la carica della spirale di “groove” totale che segue.

Il gruppo è cambiato un po’ nel tempo, ma non ha perso potenza né colpi, come già ribadito in Sequoia Seeds, l’album davvero corposo uscito a inizio del 2012 per Godown Records. A volte penso alle vicissitudini e alle opportunità del web: i Pater Nembrot mi sono stati suggeriti da blogger d’Oltralpe, d’Oltreoceano e d’Oltre-emisfero! Chissà, forse è anche un po’ per quello, oltre che per le radici musicali, che in Sequoia Seeds, hanno abbandonato l’italiano per l’inglese.

I Pater Nembrot, da Cesena, sono Philip Leonardi a voce/chitarra/synth, Jack Pasghin al basso ed Alfredo Casoni alla batteria. Sono in giro da quasi dieci anni e quindi non c’è da stupirsi se nell’ultimo album, Sequoia Seeds, ai tre si sono uniti due musicisti di spicco della scena italiana: il chitarrista Enzo Vita (fondatore del leggendario gruppo prog rock Il Rovescio Della Medaglia) e il tastierista/organista Enrico Zavalloni (legato a VIP 200 e all’orchestra di Mondo Cane di Mike Patton, tra le altre cose). Sodalizio che ci sta bene, visto che lo stile poliedrico dei Pater Nembrot spazia dal fuzzy stoner/psych doom rock tirato al retro-prog rock italico e non, dalla psichedelia e dallo space rock vintage o moderno all’amato grunge, che tende forse a una certa ruvidezza del suono senza indulgere troppo nella malinconia. Specie nelle ultime uscite, la componente prog è venuta accentuandosi. Insomma, gli album e le singole composizioni dei Pater Nembrot sono ricchi di spunti, sfumature e citazioni. Si tratta di una band molto radicata nella storia della musica rock, quindi magari non particolarmente innovativa, che però sa lavorare e plasmare le sue diverse anime e sa tirar fuori della musica di carattere, pesante ma accattivante, con una forte carica melodica, “inquinata” però dalle distorsioni delle chitarre, dalle fughe psichedeliche, dalle dissonanze e dal pessimismo grunge. C’è poi un’altra cosa che mi piace, ossia che, nonostante la cura per le parti strumentali e la composizione, il cantante non “sta fuori” dalla band. Philip Leonardi non carica troppo la sua voce, che spesso ricorda quella di Chris Cornell, però sa trarne sfumature, anche deformandola (come in “H.a.a.r.p.”, ad esempio).

Sequoia Seeds ed Extended Pyramid

Sequoia Seeds, con la sua durata di quasi un’ora e i suoi dieci pezzi (che includono la traccia fantasma in coda all’ultimo brano), è un album che mi fa passare per la testa aggettivi tipo “enciclopedico” ed espressioni come “da resa dei conti”. La mia sensazione è che il trio di Cesena declini tutte le sue componenti, le sue radici, le fonti d’ispirazione e decida di scegliere in modo più definito la sua strada, sfrondando forse un po’ l’elemento stoner iniziale e abbracciando in modo più convinto e coinvolgente il prog-rock, l’hard blues rock un po’ alla Deep Purple e un po’ cupo e distorto come, in fondo, lo suonavano i Black Sabbath, la psichedelia e il grunge che pesca da Soudgarden, Alice in Chains e forse anche Skin Yard. A proposito del grunge: si coglie un po’ ovunque in Sequoia Seeds, ma è protagonista assoluto in tracce come “The Weaner” o “Sequoia”.

Il nuovo ep dei Pater Nembrot, Extended Pyramid, contiene tre tracce (le prime due fuse insieme nel lato A) che fanno un po’ la sintesi del trend espresso nel precedente album. In aggiunta, con l’adozione di composizioni abbastanza lunghe (da otto a dieci minuti circa per lato), permette alla band di trasferire su disco un ingrediente prezioso, un mood da esibizione live, con i musicisti che se la godono mentre dilatano i tempi jammando sui brani in libertà.

Poi forse questo ep è anche la scusa o la chance, dopo tanti anni di orgogliosa militanza underground, per levarsi una soddisfazione, ossia l’uscita di un primo album in vinile, la versione forse più consona, a livello emozionale, a una band che lavora tanto su suoni di un passato glorioso, mai dimenticati ma che, con grande soddisfazione di molti, stanno tornando, anzi no, sono già prepotentemente tornati in auge.

Come accennavo all’inizio, il lungo intro acustico e struggente di “Extended Prayer” rende ancora più scenico e rimbombante l’attacco sabbathiano delle chitarre quando si entra, quasi senza soluzione di continuità, nonostante il cambio stilistico radicale, in “Solace When I Think I Live In A Post Post-Modern Era”. Questa si rivela poi una cavalcata assolutamente retrò fatta di heavy psych blues rock impreziosito da arrangiamenti prog. Forse sono la distorsione e il “downtuning” delle chitarre che rendono il suono “moderno”, perché ora più che mai questo tipo di suono grezzo, denso, della chitarra è il Verbo, e mi/ci piace tanto. Un canto quasi corale ed echeggiante ad un certo punto accompagna questa ballata dando ancora di più l’impressione di “trip”. Ma si è in “trip” veramente con la seducente “Exile”, la suite di circa otto minuti che occupa il lato B dell’ep. “Exile” alterna due stati d’animo, o di alterazione. Si passa dal mood intimo, sonnacchioso, con voce e basso, un po’ Mad Season un po’ space, con i sensi piacevolmente intorpiditi da qualche sostanza psicotropa che sta facendo effetto, al mood da improvviso, totale distacco dalla realtà, il “viaggio” fantasmagorico, che magicamente esplode insieme al ruggire delle chitarre e all’urlo psichedelico del cantante. Si capisce che Extended Pyramid è troppo breve, specialmente dopo che si viene “mollati” dalla chiusura di “Exile”.

L’ep, uscito il 1° marzo 2013 per Godown Records, è disponibile in trecento copie in vinile colorato e con un curioso inserto 3D all’interno.

Vale forse la pena di menzionare anche il fatto che all’inizio del 2013 i Pater Nembrot insieme a due altri gruppi italiani molto validi dell’area heavy psych-blues-doom-stoner, Three Eyes Left e Bones & Comfort, hanno creato un sodalizio, una creatura o, come la chiamano loro, una “meta-band”, la Heavy Union Trip. In pratica si tratta di un esperimento di collaborazione che ha dato vita a una prima, e speriamo non ultima, serie di concerti promossi dal portale perkele.it e la Godown Records.

Pater Nembrot – Sequoia Seeds

01. The Weaner
02. H.a.a.r.p.
03. Supercell
04. Three Gorges Damn’
05. The River
06. Sequoia
07. Once Were Mud
0
8. Awakening with Curiosity
09. Ratla Klim
10. No Man’s Land

Extended Pyramid Ep

Lato A

01. Extended Prayer
02. Solace When I Think I Live In A Post Post-Modern Era;

Lato B

03. Exile

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