
Un voto avvenuto nella calma, anche se con un’affluenza più limitata che in passato e con difficoltà logistiche che hanno portato numerosi seggi ad aprire in ritardo anche di ore.
Più che il risultato (favorito è il presidente uscente Alassane Ouattara nella foto in alto) l’incertezza riguardava la possibilità di nuove violenze, dopo quelle che nel 2010 avevano fatto oltre 3000 morti.
Un rischio che sembra, per ora, scongiurato anche in aree più favorevoli all’allora rivale di Ouattara, Laurent Gbagbo, attualmente in attesa di processo davanti alla Corte penale internazionale.
“Qui cinque anni fa c’erano stati forti scontri e vittime, non è una zona favorevole a Ouattara" spiega da Anyama, nel circondario di Abidjan, padre Eugenio Basso, della Società delle Missioni Africane (Sma).
"Ieri invece la popolazione ha seguito l’appello delle autorità alla calma, anche se l’affluenza è stata diversa da seggio a seggio e molti cittadini, dopo aver votato, si sono chiusi in casa per paura”.
Affluenza più limitata e calma anche a Korhogo, non lontano dal confine con il Burkina Faso, area tradizionalmente favorevole a Ouattara dove comunque nel 2010 si erano verificati disordini.
“Hanno avuto il loro peso anche le divisioni tra gli oppositori: - spiega padre Marco Prada, missionario anch'egli della Società delle Missioni Africane (Sma) - il partito di Gbagbo si è diviso in varie correnti e non è arrivata un’indicazione chiara su come comportarsi e anche i dissidenti dello schieramento di Ouattara erano orientati su almeno tre candidati, di cui due si sono ritirati prima dell’inizio dello scrutinio”. Quel che la gente vuole, ribadisce il religioso “è soprattutto la pace”.
I primi dati sull’esito del voto sono già attesi nelle prossime ore, ma per il risultato definitivo ci sarà da attendere, presumibilmente, almeno fino a venerdì.
a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)
