Pride [recensione]

Da Lord79
 
Pride è uno di quei film che in pochi andranno a vedere: in primo luogo perché narra di tematiche LGBT e figuriamoci se alla gente interessa di sentire i finocchi che si lamentano anche sotto Natale; in secondo luogo perché è stato distribuito tipo in trenta sale su tutto il territorio italiano, ché i cinema non fanno di certo i soldi trasmettendo pellicole di questo tipo; e ultimo motivo è perché non ha avuto praticamente promozione e se uno deve andare a vedere qualcosa, sicuramente sceglierà il gettonatissimo Lo Hobbit con la sua noiosissima storia che si trascina da quattro anni o il sopravvalutato thriller con Ben Affleck e Rosamund Pike ché senza dubbio una coppia di fighi che scopa e si scanna, attira di più di un gruppo di finocchi e vecchietti gallesi.Eppure non vedere Pride è tipo un grandissimo sbaglio e senza troppe esagerazioni credo sia il film del 2014 che più mi ha appassionato, commosso e divertito e se da un lato temo che per vederlo sul grande schermo sia ormai troppo tardi, dall'altro consiglio a tutti di recuperarlo in dvd, perché Pride è una lezione di vita sotto tanti aspetti.Lezione di storia. Il film è tratto da una storia vera e racconta di quando Margaret Tatcher fece chiudere una miniera di carbone lasciando senza lavoro ventimila minatori, che trovarono aiuto e conforto in un'altra minoranza: quella degli omosessuali. Lo sceneggiatore Stephen Beresford ha fatto una grandissima ricerca per raccontare quest'avvenimento di soli trent'anni fa, ma che in pochi conoscono e il regista Matthew Warchus ha deciso di girare nei veri luoghi della protesta, per rendere tutto ancora più credibile. Ma nonostante questo il film è tutt'altro che un borioso racconto storico e tutte le vicende sono narrate con il classico humor inglese che un po' si prende in giro e un po' sdrammatizza.Lezione di sociologia. Il film ha un cast corale di volti più o meno noti ed ognuno interpreta un personaggio ben preciso e c'è la lesbica vegana, il gay punk, il gay fashion e poi ci sono i minatori cresciuti nei piccoli centri e ci sono le mogli dei minatori da sempre relegate al ruolo di madri e cuoche e quando questi mondi così diversi tra loro si incontrano ovviamente iniziano i problemi. I pregiudizi sono il primo scoglio da superare e noi gay sappiamo bene che gli abiti che indossiamo possano spesso costruire muri. Ma Pride ci insegna senza troppo buonismo, che guardando oltre siamo tutti persone che si entusiasmano per gli stessi motivi e si rattristano per gli stessi motivi e possiamo unire le nostre forze per raggiungere degli obiettivi comuni.Lezione di vita vissuta. All'interno della storia di gruppo si snodano le vicende personali dei singoli protagonisti (che ribadisco sono storie reali) e incontriamo quindi il giovane ragazzo in cerca del coraggio per dichiarare ai propri genitori la propria omosessualità e incontriamo il ragazzo che si ammala di AIDS che proprio in quegli anni si stava diffondendo e incontriamo il coraggio di un minatore che si ritrova in una discoteca gay e riesce ad andare oltre i corpi nudi e le piume e le paillettes e riesce a parlare di uguaglianza facendo un discorso che io stavo piangendo con i singhiozzi per quanto mi sono commosso.Lezione di educazione civica. Pride inizia e finisce con due grandi marce, quella dei minatori prima e quella degli omosessuali dopo. Nell'era del digitale abbiamo sicuramente perso questo senso di scendere in piazza e ci sfoghiamo facendo pagine su Facebook o raccogliendo firme digitali, ma abbiamo perso il senso della piazza. Pride in un certo senso risveglia questa necessità oggi assopita di unirsi come essere umani, sotto un'unica bandiera, dimenticando le differenze del nostro background, per contrastare il nemico politico che troppo spesso fa il proprio comodo.Tutto questo è Pride: una storia vera che racconta tante piccole storie e che è riportata sul grande schermo in modo estremamente intelligente. Un film che diverte e commuove e ci insegna a vivere, ma senza mai salire in cattedra. Un film che parla di esuberanti omosessuali e burberi minatori senza mai cadere nei luoghi comuni. Un film che lascia nel cuore la sensazione che in fondo, anche in questo mondo egoista, possiamo ancora contare su qualcuno.Per me il più bel film del 2014.

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