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Pulpito, autorità e verità

Da Spiritualrationality

Quando si enunciano o si spiegano operazioni o realtà matematiche, fisiche, chimiche, ecc. non occorre ricorrere ad autorità a sostegno o prova delle medesime. Ad es. il teorema di Pitagora non ha bisogno dell’autorità di Pitagora stesso per convincere: basta provare. Questo genere di verità richiede solo la spiegazione ed, eventualmente, la dimostrazione.

Se noi affermassimo che il teorema di Pitagora è vero perché lo ha scoperto ed enunciato Pitagora, da un lato ricorreremmo al sostegno dell’autorevolezza di Pitagora, ma, contemporaneamente, renderemmo il teorema condizionato ad uno studioso che, pur con tutto il rispetto e il suo valore, resta sempre un essere umano fallibile e relativo. In questo modo renderemmo relativa la stessa forza ed il valore del teorema e aggiungeremmo un riferimento inutile che ne appesantirebbe il contenuto stesso.

Pertanto la spiegazione e la dimostrazione sono sufficienti alla comprensione di “verità” scientifiche; per le quali basta un docente. Ogni ricorso ad autorità o pulpiti non può che sminuire, relativizzare o banalizzare il principio in questione.

L’inverso si verifica invece su questioni legate alle religioni che si richiamano e mutuano la loro esistenza a rivelazioni divine. Queste religioni ricorrono alla fede come atto di adesione mentale completa ad autorità che predicano da pulpiti. Una tale fede non si basa su dimostrazioni probanti; se lo facesse non occorrerebbe “credere”, ma si basa solo su autorità che enunciano principi o fatti non dimostrati o non dimostrabili.

Le scienze hanno bisogno solo di cattedre; la fede ha bisogno di pulpiti, di autorità, di gerarchie e di un qualche grado di imposizione (spesso anche grave come nei molti secoli nei quali la Chiesa Cattolica costringeva al pensiero unico).


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