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Putin, il catalizzatore

Creato il 10 febbraio 2015 da Zamax

Giornalettismo2Se si pensa che arriva dopo secoli di zarismo e settant’anni di comunismo, non si capisce cosa vi sia di strano nel fatto che la ventennale democrazia russa mostri un volto ancora così grezzo. Per brutta che paia a noi, la Russia di Putin non rappresenta una patologia; e ci piaccia o non ci piaccia, i progressi di questa Russia autocratica dai tempi dell’Unione Sovietica nel campo delle libertà civili sono stati incalcolabili. E’ strano piuttosto che questo semplice ragionamento faccia così fatica a farsi in strada in Occidente. Da noi la Russia di Putin è diventata il catalizzatore di vecchie e false idee sulla natura della civiltà cristiana-occidentale. In un certo senso la diatriba tra occidentalisti e slavofili che dominò il mondo intellettuale russo soprattutto nel secondo ottocento, e che ora, dopo il lungo inverno comunista, sta rifacendo capolino da quelle parti, sembra essersi spostata da noi capovolgendone i termini: siamo noi, ora, che cerchiamo di definirci guardando alla Russia.

Ed è così che, da una parte, e un po’ alla volta, nel mondo conservatore occidentale è spuntato un partito russo, dai contorni alquanto confusi, che nella Russia di Putin ha visto l’incarnazione di un baluardo identitario, sia esso nazionalista, sia esso cristiano, contro la secolarizzazione dei costumi, contro l’arroganza del laicismo progressista, contro la globalizzazione dei popoli e delle religioni. Mentre dall’altra parte, parlando sempre in termini generalissimi, quello stesso mondo liberal e progressista che per tanti decenni aveva flirtato col marxismo, chiusi gli occhi davanti ai crimini del comunismo, e infine demonizzato l’anticomunismo; quello stesso mondo progressista che tanta indulgenza, se non peggio, aveva mostrato nei confronti della Russia sovietica, ora è diventato, con grande sprezzo del ridicolo, il più spietato fustigatore della Russia di Putin, sentina, oggi, di ogni nefandezza.

Siamo in presenza in effetti di due ideologie che negano i valori migliori dell’Occidente. La civiltà occidentale che si fonda sull’universalismo cristiano è per natura orientata alla democrazia e alla globalizzazione; ma nello stesso tempo non fa violenza alla storia e ai popoli: incanala, modella la storia raccogliendone tutta la ricchezza. Questa duttilità, però, è feconda solo se l’Occidente tiene fede a se stesso facendosi presidio della legge naturale. L’ideologia nazionalista-identitaria, invece, assolutizza la storia e quando si professa cristiana mette ciò che è accidentale nel cristianesimo al posto di ciò che è sostanziale, cadendo nell’idolatria. L’ideologia democraticista-illuminista al contrario nega la storia e fa della democrazia una nuova religione universale ma immanentista, cadendo anch’essa nell’idolatria. Non deve stupire più di tanto, tuttavia, se spesso i due campi tendano a sovrapporsi; se vediamo, ad esempio, comunisti puri e duri difendere le ragioni della Russia di Putin; oppure zelanti neo-conservatori cristiano-occidentalisti fare il contrario: unica è la radice dell’errore.

Oggi l’agenda liberal sembra essersi impadronita di quell’idea dell’Occidente che fu da essa negletta e finanche disprezzata durante i lunghi decenni della guerra fredda. Nello stesso tempo i partiti cosiddetti conservatori dei paesi occidentali sembrano incapaci di resistere all’avanzata del politicamente corretto. Ciò è pericolosissimo anche per la politica estera di Europa e Stati Uniti. Lo si è visto nella disastrosa lettura fatta in Occidente delle primavere arabe. Lo si è visto nei lunghi anni d’incubazione della crisi ucraina. L’incredibile Hollande nei giorni scorsi è arrivato a dire che «Se la nostra proposta di pace fallirà, l’unico scenario è la guerra». Per fortuna gli ha risposto per le rime l’impresentabile Berlusconi: «È inaccettabile che si rischi la guerra con la Russia senza che l’Italia faccia sentire la sua voce per fermare questa follia». Lo stesso impresentabile Berlusconi che vide giusto all’inizio della primavera egiziana e che fu l’unico leader occidentale ad avere il coraggio, prendendosi un sacco di insulti, di difendere Mubarak, improvvisamente scomunicato come despota e dittatore dai politici e dai gazzettieri del fatuo Occidente. Gli stessi politici e gazzettieri che adesso non hanno nulla da ridire sul generalissimo Al-Sisi, e che seppero flirtare coi Fratelli Musulmani. E che a Berlusconi non chiederanno mai scusa.

[pubblicato su Giornalettismo.com]


Filed under: Articoli Giornalettismo, Esteri Tagged: Occidente, Russia, Vladimir Putin

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