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Qualche suggerimento

Creato il 21 dicembre 2012 da Propostalavoro @propostalavoro

Qualche suggerimentoAbbiamo visto che il Decreto Sviluppo introdotto dal Governo Monti non introduce nulla di straordinario, anzi. Possiamo ben dire che si tratta di bruscolini, briciole che non possono certo bastare, per ridare slancio ad un Paese in piena depressione. Eppure, qualcosa in più si sarebbe potuto (anzi, dovuto) fare.

Cominciamo con il settore energetico. Nel decreto non c'è niente di niente riguardo un settore fondamentale per l'economia, mentre nella realtà di tutti i giorni, gli italiani devono fare i conti con il caro carburanti e con bollette di luce e gas sempre più salate. Eppure i numeri parlano chiaro: nel 2012, mentre l'intera economia era in picchiata e l'occupazione crollava, le aziende della green economy andavano in contro tendenza. Secondo, infatti, il rapporto Green Italy 2012 di Unioncamere e Fondazione Symbola, con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e quello dello Sviluppo Economico, il settore delle tecnologie verdi ha conosciuto un vero e proprio boom, che ha portato ad un 38,2% di assunzioni (temporanee e non) in più, oltre un terzo delle assunzioni complessive di tutto il 2012. E non stiamo parlando delle sole aziende che sono propriamente del settore, ma anche industrie di produzioni tradizionali e imprese di servizi sono alla ricerca di personale green. Siamo quarti al mondo negli investimenti nel settore (ben 29 miliardi di dollari nel 2011, dietro a Cina, USA e Germania), ma una grossa fetta dei fondi si perde nei rivoli della burocrazia, delle tasse e degli sprechi. Se il ministro Passera, anzichè pensare a rinnovare costosi e opachi accordi per il gas dell'Est, avesse dirottato investimenti nel settore e li avesse razionalizzati (snellimenti burocratici, sconti fiscali, ecc.), l'Italia avrebbe a portata di mano delle buone soluzioni per ben due problemi: energetico (con sostanzioso risparmio nelle nostre bollette) e occupazionale.

Passando al settore new economy, più e più volte abbiamo ribadito la necessità di investimenti, che porterebbero ottimi risultati dal punto di vista occupazionale. In questo caso, il Decreto Sviluppo raggiunge una sufficienza risicata: ottima l'idea di dare impulso alle startup (lo strumento migliore, pur con tutti i suoi limiti, per permettere a giovani con idee innovative di farsi avanti), passabile quella di creare l'Agenda Digitale, sorta di Authority dell'innovazione (era proprio necessario crearne un'altra, non si poteva affidare il progetto a qualche ente già esistente, così da risparmiare tempo e denaro?), pessima la stima (ma è meglio chiamarla timida speranza) per i fondi necessari. Il governo Monti è stato chiaro: c'è difficoltà a reperire i soldi, di conseguenza, data la fine imminente della legislatura, la patata bollente passerà al futuro governo. In poche parole, prima che il nuovo ente sia operativo passeranno parecchi mesi (grottesca la situazione del suo direttore, Agostino Ragosa, appena nominato e probabilmente destinato a durare solo qualche mese, il tempo che si insedi il nuovo esecutivo), nel frattempo l'Italia continuerà ad essere il fanalino di coda del mondo industrializzato.

Diciamo la verità: questi interventi servono a poco o a niente, se non hanno alle spalle una politica decisa, che investa con forza e convinzione e che sappia coinvolgere la parte più innovativa e produttiva del Paese. I passi in avanti fatti sono necessari, certo, ma sempre troppo piccoli e indecisi, come se mancasse quel qualcosa in più, come se ci fosse sempre il timore di fare troppo. Non è, però, più il tempo di farsi frenare dalla paura (soprattutto di disturbare lobby o vecchi centri di potere) o da conflitti d'interesse, il Paese ha bisogno di scosse immediate e decise, senza le quali la china discendente, che ha preso, diventerà irreversibile.


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