Linea B1 della metro. Come nel film “Sliding doors”, le porte del vagone si chiudono proprio davanti ai miei occhi. Mentre mi sto chiedendo quando passerà il prossimo treno e quanto tardi arriverò in ufficio, ecco che qualcuno, qualche metro più in là sulla banchina, si limita a pigiare il bottone di apertura delle porte che, insperatamente, si riaprono. Il convoglio è pieno come un uovo e non posso far altro che rimanere sulla soglia, abbastanza vicina da potermi appoggiare però agli “appositi sostegni” e poter continuare nella lettura che nemmeno il percorso ad ostacoli delle scale mobili era riuscito a interrompere. Accanto a me, c’è un’altra lettrice; esile e armoniosa, porta ancora addosso i segni dell’estate: abbronzatura, shorts, camicia a pois senza maniche, capelli corti ancora bagnati dopo la doccia, borsetta in cuoio a tracolla. Dalla posizione in cui mi trovo è impossibile però carpire il titolo che ha tra le mani. L’occasione arriva quando entrambe scendiamo alla stessa fermata e chiudiamo i rispettivi libri: il suo è Quand tu vas chez les femmes di Christiane Rochefort.
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