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QUANDO LA FUTILITA' INCONTRA L'ECONOMIA (di Murray N. Rothbard)

Creato il 03 agosto 2015 da Bojs
QUANDO LA FUTILITA' INCONTRA L'ECONOMIA (di Murray N. Rothbard)
PREMESSA
Riporto un articolo che rispecchia non solo la realtà di alcuni fatti, la mia conoscenza in fatto di gestione economica di questa presupposta "crisi" e infine la possibilità quasi certa oramai che un grande evento catastrofico globale stia per porre fine a questo Six-Tema (666) corrotto e ingestibile, nonchè a tutti i miliardi di individui che vuoi o non vuoi lo sostengono con la loro [FEDE]. Senza un "mi spiace" per le conseguenze che dovranno affrontare tutti questi coscienti-egoisti che hanno amoreggiato con questo "Mostro Blasfemo", che di fatto distrugge la vita, le risorse e l'anima dell'essere umano, vi propongo di meditare profondamente mentre leggete ciò che forse non condividete con me. Ma tanto alla fine delle cose, tutto passa comprese ideologie e metodologie, prettamente animali, insieme alla vita. Ciò che rimarrà è l'uomo rinato perchè ha deciso di rinunciare al suo ego-io e ai danni che esso produce mentre mentendo dice a se stesso di essere giusto e pure buono. Solo UNO (YHVH) rimarrà per sempre, che ci crediate o meno!
Le tecniche di divinazione, o di preveggenza, sono cambiate nel corso dei secoli, ma la tattica e la strategia di base sono rimaste le stesse. Nell’atmosfera mistica del medioevo era comune che spuntassero guru e prevedessero con precisione stupefacente la Seconda Venuta del Messia e la fine del mondo.
Se il guru era abbastanza furbo, avrebbe fissato la data della fine del mondo abbastanza vicino nel tempo, in modo da far montare l’eccitazione; ma non troppo vicino, altrimenti sarebbe stato colto in fallo. Il più famoso di tutti i previsori di sventura, Gioacchino da Fiore, vissuto nel tardo XII secolo, predisse con assoluta certezza che quel fatidico giorno sarebbe arrivato in circa cinquant’anni. Tale lasso di tempo era abbastanza vicino da sviluppare un potente movimento di seguaci, ma abbastanza lontano da non dover fronteggiare l’imbarazzo dela suo fallimento.
Ma supponiamo che arrivi il giorno fatidico e non succeda nulla. Sono state messe in campo varie tecniche per affrontare questo problema. La più ovvia, ma al contempo la più pericolosa, è questa: “Oops, ho sbagliato i calcoli, ma ora li ho corretti e il giorno preciso della fine del mondo è tra undici anni e cinque mesi da adesso.” Semplice, ma un po’ disperato. Inoltre il guru corre un rischio ad ammettere i propri errori, poiché la sua importantissima un’aura d’assoluta fiducia e d’infallibilità inizierebbe a sgretolarsi.
Nella nostra epoca, costellata da tutta una serie di cose “scientifiche”, continua ad esistere lo stesso tipo di attività, ma ora viene ammantata da orpelli meravigliosi e tecnici. Le predizioni della nostra nuova generazione di indovini e uomini con la palla di vetro – utilizzatori di computer ad alta velocità e di modelli econometrici – sono tanto accurate quanto quelle di Gioacchino da Fiore.
QUANDO LA FUTILITA' INCONTRA L'ECONOMIA (di Murray N. Rothbard)
Ma le tattiche di mistificazione sono diventate più elaborate. Come quando gli astrologi mistificano i loro oroscopi: se ad esempio siete dei Pesci, potrebbero sentenziare che siete un mistico che ama l’acqua. Se direte: “Ha ragione”, sorrideranno trionfanti a questa conferma della loro analisi. Ma se direte: “Sbagliato. Io sono uno scettico che odia l’acqua”, allora risponderanno: “Ahh, ma perché il vostro Giove sta sorgendo, e state combattendo le vostre stelle”, o qualcosa del genere. Il punto chiave è che in presenza di un qualsiasi guru degno di questo nome, non esiste modo di dimostrare che abbia torto. Se ne uscirà sempre con una qualche teoria che stravolgerà quella precedente. E dovrebbe essere chiaro che una previsione che in qualche modo non può essere mai smentita, vale molto meno della carta su cui è scritta.
Inoltre quando qualcuno spende un sacco di tempo a prevedere cose, in qualsiasi campo, è possibile che di tanto in tanto alcune di queste si possano avverare, ma solo per caso però. Quindi, nel mondo dell’economica così come in quello della previsione astrologica, gli indovini festeggiano eventuali successi in cui possono incappare (“ho predetto…!”) mentre seppelliscono tranquillamente i loro errori.
I cicli economici hanno avuto inizio solo due secoli fa. Malgrado le speranze febbrili di alcuni appassionati che affermano di avere tracciato la nascita dei cicli economici fino a Matusalemme, prima della fine del XVIII secolo non esisteva tale fenomeno. Naturalmente ci sono stati secoli in cui le imprese sono migliorate e l’economia è progredita, e ci sono stati altri secoli (secoli bui, il XIV e XV secolo) in cui hanno sperimentato un lungo declino secolare. Ma, in periodi di tempo più brevi, gli affari sono andati avanti anno dopo anno senza tanti intoppi. Gli affari o erano buoni, o cattivi o indifferenti, ma per molti decenni sono andati avanti in modo costante.
E’ vero, di tanto in tanto è successo qualcosa di estremo. Il re, come era costume dei monarchi, poteva aver bisogno di un sacco di soldi e quindi confiscava tutto l’oro, o l’argento, su cui poteva mettere le mani. Il risultato era un drammatico collasso economico e finanziario. O ci sarebbe stata una guerra e l’economia si sarebbe espansa; o il commercio sarebbe stato distrutto dalla guerra e l’economia sarebbe collassata.
Il punto è che non c’era nulla di ciclico in questi eventi; e non c’era nulla di esoterico o di difficile comprensione. Ad un qualsiasi osservatore era chiaro quale fosse il problema; la causa era esogena, cioè, proveniva dall’esterno del sistema economico e si imponeva su di esso. Quasi sempre questa forza esogena e disturbante era lo stato e il suo intervento nell’economia, in una forma o nell’altra; era la causa chiara del boom improvviso, o più probabilmente del crollo improvviso. Non c’era bisogno di evocare una qualsiasi “teoria del ciclo economico”; la causa era evidente.
Poi, intorno al XVIII secolo, è successo qualcosa. Un nuovo fenomeno ha iniziato ad imperversare nel mondo, dapprima in Gran Bretagna, il paese economicamente più avanzato, e poi diffusosi in altri paesi avanzati non appena sono entrati nel nesso del commercio e della finanza. Questo fenomeno era costituito da un movimento continuo, regolare e ondulato.
Invece di procedere lungo una linea retta, il mondo imprenditoriale avrebbe iniziato a seguire uno schema regolare: boom euforico, improvvisa crisi o panico, bust o contrazione e ripresa graduale, seguita senza sosta da un altro boom. Diversamente dagli anni precedenti, gli osservatori economici non avrebbero potuto riconoscere alcuna causa esogena chiara per queste ricorrenze ondulatorie. Di conseguenza non hanno potuto far altro che concludere che l’attività economica è caratterizzata da un continuo ciclo perpetuo, e che la causa, qualunque essa sia, si trova da qualche parte nel profondo dell’economia di mercato.
Una delle cose peggiori del “ciclo economico” è proprio il suo nome. Per qualche strana circostanza è stato etichettato come “ciclo”, termine implicante che il movimento ondulatorio dell’economia è strettamente periodico, come i cicli mestruali delle donne, in astronomia o in biologia. Ci saremmo risparmiati una quantità enorme di errori se gli economisti avessero usato semplicemente il termine “fluttuazioni economiche”. Purtroppo l’uomo è fin troppo incline a credere che le fluttuazioni economiche siano strettamente periodiche, e che quindi possono essere previste con precisione millimetrica. Il fatto è che queste onde non sono affatto periodiche; durano pochi anni, ma il termine “pochi” può allungarsi o contrarsi da un’onda all’altra.
A questo punto coloro che avevano costruito la loro reputazione come veggenti del ciclo, avevano due opzioni: potevano rinunciare all’idea di periodicità, ma così sarebbe stata sminuita la loro aura di onniscienza. Pertanto molti di loro hanno preferito introdurre il primo grande fattore di correzione: l’idea che i cicli, nonostante le apparenze, fossero ancora periodici, salvo che ne esistessero altri al di sotto dei dati; e se si fossero manipolati i dati abbastanza a lungo, si sarebbero scovati questi cicli simultanei, paralleli e rigorosamente periodici. I dati apparentemente non periodici sono solo il risultato casuale delle interazioni dei cicli strettamente periodici.
Questa dottrina è mistica per due ragioni fondamentali. In primo luogo, come gli “epicicli” degli astronomi tolemaici che si sono opposti alla rivoluzione copernicana, non c’è modo di provare l’errata natura dei cicli. Se questi ultimi non si adattano ai fatti, si possono sempre evocare uno o due “cicli” in più in modo da farli conformare. Si noti che la conformazione deve continuare a cambiare in modo da adattarsi ai nuovi dati. Più epicicli vengono piegati ai dati.
In secondo luogo, come abbiamo notato in precedenza, il mercato è una rete senza interruzioni. Tutte le sfaccettature del mercato sono interconnesse attraverso il sistema dei prezzi e il sistema profitti/perdite. Boom e bust compaiono in tutto il sistema; motivo per cui sono importanti. E’ assurdo pensare che una parte dell’economia possa essere attaccata da un ciclo di nove anni, un’altra da un ciclo di tre anni e un’altra ancora da un ciclo di 25 anni, con ciascuno di questi cicli che sfreccia lungo una corsia chiusa ermeticamente, senza che si influenzino e si modifichino reciprocamente. In realtà, ci può essere un solo ciclo alla volta nell’economia.
Abbiamo già visto che può esistere un solo ciclo economico alla voltaquello reale, quello che viene mostrato in tutti i dati – e che questo ciclo non è periodico. Uno dei “cicli” mistici che ha sempre riscosso un sacco di attenzioni di volta in volta, è il “ciclo” più inconsistente di tutti: il lungo ciclo di Kondratieff.
Il ciclo di Kondratieff dovrebbe essere un ciclo periodico di circa 54 anni, presumibilmente alla base dei cicli genuini per i quali abbiamo dati reali. Anche se, come vedremo, questo ciclo è strettamente un parto della fantasia dei suoi aderenti, sembra esserci davvero una sorta di ciclo nei periodi in cui il “ciclo di Kondratieff “cattura l’interesse degli analisti finanziari ed economici.
QUANDO FUTILITA' INCONTRA L'ECONOMIA Murray Rothbard)
Il “ciclo di Kondratieff” è apparso per la prima volta a metà degli anni ’20, la creatura dell’economista sovietico Nikolai D. Kondratieff. Anche se all’epoca è stato tradotto in tedesco, non ha destato particolare scalpore fino alla metà degli anni ’30, quando la traduzione tedesca, in forma abbreviata, è stata tradotta in inglese. La “lunga onda” ha avuto un breve successo alla fine degli anni ’30, solo per scomparire fino agli anni ’70, e da allora ha avuto un successo ancora più grande.
In realtà, le attenzioni sul ciclo di Kondratieff erano solamente figlie del clima economico dell’epoca. L’economia mainstream non aveva alcuna spiegazione per la Grande Depressione degli anni ’30, pertanto il ciclo di Kondratieff si offrì di “darne una”.
Dopo la seconda guerra mondiale il keynesismo occupò tutta la scena economica e affermò di poter gestire l’economia ed eliminare l’inflazione e le recessioni. La simultaneità inflazione/recessione del 1973-1975 inaugurò un’era di stagflazione, la quale avrebbe posto fine al dominio keynesiano. Di conseguenza gli economisti e gli analisti finanziari vennero indotti a cercare qualche altra spiegazione a questo fenomeno indesiderato. Ed ecco che venne riesumato il vecchio ciclo dimenticato di Kondratieff.
Kondratieff postulava “un’onda lunga” che era iniziata alla fine del 1780è tutto molto torbido, in quanto non ci sono dati statistici per quel periodo – e sarebbe continuata periodicamente ogni 54 anni circa. In breve, le lunghe “depressioni” di Kondratieff erano in realtà boom dove i prezzi scendevano, e abbiamo visto che il calo dei prezzi è perfettamente compatibile con la crescita economica e la prosperità. E i lunghi “boom” di Kondratieff erano davvero brevi boom, ma alimentati da guerre devastanti.
Quindi se “il ciclo di Kondratieff” è un mito e una chimera, perché esistono i cicli economici?
In breve, l’intervento dello stato paralizza l’economia di mercato e la recessione, o la depressione, è l’aggiustamento doloroso (ma necessario per molti) con cui il mercato si riafferma e liquida le distorsioni commesse durante il boom inflazionistico. Dopo ogni depressione, lo stato genera inflazione ancora una volta, perché la sua tendenza naturale è quella d’inflazionare. 
PERCHE'?
Perché a chiunque viene concesso un monopolio di stampare moneta (ad esempio, la FED, la Banca d’Inghilterra), lo utilizzerà – per finanziare i deficit pubblici, o per sovvenzionare gruppi economici privilegiati. Il potere è qualcosa che verrà utilizzato, e il potere di creare denaro dal nulla non fa eccezione alla regola.
La causa del ciclo boom/bust non è una Forza periodica mistica a cui l’uomo deve piegare la sua volontà; la colpa, caro Bruto, non è nelle nostre stelle, ma in noi stessi, che siamo sotto di esse.
Saluti.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli
 
Credits to  Freedonia di Johnny Cloaca

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