Quando la notte... a Gressoney

Da Littleelo

Vedere il trailer del film Quando la notte è stato per me un colpo a tradimento. Non solo per l'argomento trattato, ovvero la solitudine delle mamme alle prese con le difficoltà della maternità, ma anche per l'ambientazione. Cristina Comencini, la regista, partendo dal romanzo da lei stessa scritto racconta di una donna (interpretata dall'attrice Claudia Pandolfi) che si isola con il piccolo figlio in montagna (che nel libro sono le Dolomiti, ma che in realtà sono in molte scene quelle della Catena del Rosa in Valle d'Aosta) e qui sperimenta il lato oscuro della maternità, quello che nessuno ama raccontare: la parte depressiva e talvolta distruttiva.
Non ho visto il film, le critiche in Rete ne sconsigliano la visione. Ma la profondità dell'argomento trattato unita alle immagini della bellissima valle di Gressoney (ben riconoscibile in questo video) hanno su di me un forte potere evocativo. Ho frequentato la valle del Lys per anni, direi decenni, e l'ho sempre trovata di una bellezza austera, a volte tetra. Vedere scene forti come quelle del trailer ambientate in su panorami e sentieri, che sono state sullo sfondo della mia adolescenza e giovinezza (sigh), ha sollevato un mix di sentimenti, dalla nostalgia per luoghi e tempi passati alla consapevolezza di essere diventata madre, nella sua complessità.
Dicono che il film dalla metà in poi scivoli nel melò, ma onore alla Comencini per aver portato sul grande schermo un tema come quello della maternità al giorno d'oggi, aldilà di stereotipi più o meno patinati. E grazie anche alle vette alpine, che ben simboleggiano la bellezza, ma anche la solitudine e la durezza di certi momenti della vita delle mamme.

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