Magazine Psicologia

Quando la psicoterapia fa male

Da Renzo Zambello

Quando la psicoterapia fa male

Per tutti i tipi di trattamento farmacologico esiste una lunga serie di indicazioni sui loro possibili effetti negativi. Lo stesso non vale per i trattamenti psicoterapici. Si tratta di una “svista” o di una caratteristica propria delle terapie psicologiche, di non produrre conseguenze indesiderate, ma solo positive? O invece si ritiene che la terapia della paro la si eserciti su una dimensione diversa da quella biologica, cui invece si applicano i presidi neuropsicofarmacologici?

Non si può nemmeno affermare che siano mancate le critiche alla analisi del profondo di Freud, per esempio, basta pensare, alle critiche sollevate da Deleuze e Guattari nell’Antiedipo, in cui l’ azione terapeutica piuttosto che rivolgersi all’individuo deve assumersi il compito di critica della società. Ma già lo stesso Freud in Analisi terminabile e interminabile ( 1937) aveva teso a mettere in luce le difficoltà dell’analisi. Più recentemente, ora che le psicoterapie sono diventale tecniche comunemente accettate è emerso che nel caso di persone esposte a traumi , tra quelle trattate con pratiche di debriefing successivamente ci sono stati più casi di peggioramento rispetto a quelle non trattate. Dal campo degli studi negli neuroscientifici, dove memorabile è l’ impulso dato da Eric Kandel con il suo Psichiatria, psicoanalisi e nuova biologia della mente (2005), provengono le indicazioni più esaurienti per inquadrare teoricamente il problema dell’efficacia della psicoterapia. Sono stati proprio gli studi sull’efficacia degli psicofarmaci a dare inizio agli interrogativi sulle

conseguenze dei trattamenti psicologici. Negli anni ‘50 e ‘80 le prove di efficacia dei nuovi psicofarmaci hanno messo in luce il potente effetto positivo del placebo e così gettato un’ipoteca sulle conseguenze della psicoterapia che godeva di ottima fama rispetto alle alternative farmacologiche che erano a torto considerate solo mezzi di sedazione. L’aver potuto ricorrere ad un tipo di spiegazione biologica dei meccanismi mentali alla base dell’ansia ci permette oggi di sviluppare una migliore comprensione dei fenomeni psicopatologici . È così possibile cogliere appieno le potenti potenzialità terapeutiche delle tecniche psicologiche ma è anche giunto il momento di interrogarsi sgombri da pregiudizi quando queste possono essere inappropriate o rivelarsi addirittura dannose. Quanto una terapia non validata secondo gli standard che si usano per i trial farmacologici possa essere nociva o come misurare gli effetti avversi di una psicoterapia condotta in maniera inappropriata.

da: http://www.aipsimed.org/articolo/quando-la-psicoterapia-fa-male 

Commento del Dott. Zambello

Ho seguito con un certo interesse, da un video integrale pubblicato nel sito sopra indicato,  l’intervento del   prof. Mario Guazzelli  al XIII Congresso   Nazionale di Psichiatria Forense tenutosi il 29 maggio 2010 ad  Alghero. Condivido con lui l’affermazione contenuta nel titolo. Ne sono pienamente convinto, come per altro lui afferma,  partendo dal presupposto ormai dimostrato che la psicoterapia fa bene. Ma,  sinceramente, la documentazione che lui porta dei “mali” provocati dalla psicoterapia e quali sono le cause,  non mi hanno proprio  convinto. Ad esempio lui elenca le cause che portano al danno in quattro grandi categorie: 1) Psicoterapia inappropriata. 2) Comportamento inappropriato del terapeuta 3) Effetti negativi specifici. 4) Effetti negativi aspecifici. Rispetto alla prima categoria il Professore  ha ricordato che lo stesso Freud riconosceva che nella sua prima paziente era stata applicata una Psicoterapia ipnotica che aveva causato un peggioramento. Bene, passa poi al secondo capitolo e porta i dati, ricavati non so dove, di una psicoterapia, la Rebirthing terapia, applicata ai bambini che ha causato ben 10 morti. (sic!)  e la lettera di una  paziente  che racconta che il suo terapeuta la toccava nelle parti intime tutte le volte che andava in terapia.(sic!) Scusate, cosa centra questo con l’inadeguatezza del terapeuta? Qua sta parlando di delinquenti, non di terapeuti o di psicoterapia. Elenca poi, dettagliatamente i non vantaggi avuti da ragazzi disadattati rispetto ad interventi di counseling. Ma il counseling non é psicoterapia. Ed in fine, gli affetti negativi sullo stato psicologico del paziente che lui definisce deterioramento. E anche qua  mi sembra faccia una semplificazione che non aiuta proprio. Ad esempio,  ci aspettiamo che il paziente si senta linearmente sempre meglio dal momento in cui entra  in cura? Certamente no. E’ come se noi volessimo che casa nostra sia  ogni giorno sempre più in ordine dal momento in cui accettiamo di ristrutturarla. E’ verosimile che per un po’ di tempo le cose vadano sensibilmente peggio di prima. Ma,  questo é catalogabile come un effetto negativo? Forse si,  ma  da chi si muove solo in un ambito sintomatico.

Il Professore invece ha ragione quando mette in evidenza che in Italia ci sono centinaia di indirizzi terapeutici, centinaia di scuole di formazione ed il paziente sceglie è indirizzato  indiscriminatamente verso l’una o l’altra come fossero tutte eguali. Ha ragione, é un segno che lo Stato, rispetto alla Terapia della Parola,  é assente.


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