Quando Mercurio e Sunrise giocano

Da Mercuriomalamute @mercuriomalamut

Mercurio gioca con i cuccioli di Golden Retriever

Tanto tempo è passato dalla prima volta in cui Mercurio e Sunrise si incontrarono in un prato, ancora ignari del loro futuro prossimo comune all’interno del nostro branco. Lui giocava con un cucciolo di Golden Retriever, lei pensava a nutrirsi dalla madre, poco interessata al gigante Alaskan Malamute, che pure faceva la guardia quando lei e gli altri piccoli dormivano beati nei pomeriggi e nelle sere di maggio; dormendo nella posizione del pollo alla diavola, dopo aver lavorato per imparare i rudimenti e le finezze dell’andatura da esposizione, Mercurio sceglieva il centro fra i cuccioli e sonnecchiava pigro, ben conscio del suo ruolo lupino.

Sunrise è entrata nella nostra casa con la stessa sicurezza di una principessa, che entra nel suo castello. Mercurio è diventato di sua proprietà nel giro di una notte quando, cioè, lei decise che il tappetino blu era carino, la copertina bianca era calda, il cuscino vicino a me era comodo, ma la coda del Malamute era di più. Sin da subito, infatti, si è impossessata di ogni angolo della casa, inclusa la tana/kennel di Mercurcio, fino a fissare la sua residenza fra le zampe del lupo. Mercurio, da parte sua, all’inizio non era tanto per la quale, ma poi hanno iniziato a giocare. Ha iniziato a capire che avrebbero vissuto insieme, che non se ne sarebbe andata, che era piccola e sua, da proteggere e amare, come fanno gli animali fra loro quando decidono che non solo si stanno simpatici, ma formano un tutt’uno insieme. Lei voleva conoscere tutto il suo mondo, i suoi giocattoli, i suoi ossi, prendendo d’assalto il gigante con slanci energici e salti vigorosi, nonostante la tenera età. Sunrise scalava la groppa di Mercurio, lo abbracciava e mordeva con convinzione le orecchie pelose, lui attendeva, aspettava, poi si girava a pancia all’aria, buttandola a terra e cercando a sua volta di mordicchiarla, ma lei tornava alla ribalta, arrampicandosi sul suo torace, per poi giocare a scoprire il sapore dell’altro.

Man mano che la Golden raddoppiava il suo volume, i mondi possibili hanno iniziato a mostrarsi: il parco insieme, la città insieme, le passeggiate in branco con altri cani, l’incontro con il lupo cecoslovacco, mentore di Mercurio, le visite nelle tane di altri giganti buoni, la prima grigliata all’aperto, i pomeriggi passati con i fratelli e la zia, le passeggiate vicino alla spiaggia, prima che l’ordinanza cambiasse l’accesso ai luoghi pubblici per i cani, le visite ai nonni, i viaggi in treno. E poi di nuovo a casa, a correre dal corridoio al terrazzo, dalla camera alla cucina con la pallina, la treccia, un osso vero o di plastica in bocca, testa alta impettita per Mercurio, orecchie al vento per Sunrise. Le lotte e i vocioni di entrambi, che si spegnevano in un sonno vicino.

Quando Mercurio e Sunrise giocano, lascerei volentieri tutto quello che sto facendo per diventare spettatrice della loro vitalità. mi ricordano la famosa canzone della colonna sonora de “Il Re Leone”, “Il cerchio della vita”. Mercurio mi ricorda Simba, lei la dolce leoncina sua compagna di vita. I loro giochi preferiti sono essenzialmente due: rincorrersi per rubarsi qualcosa oppure fare danni in casa.. anzi, tentare di fare danni insieme... perché poi arrivo io, gendarme, a redarguirli sulla questione oppure a portarli fuori per scaricare le energie. Senza dimenticare, ovviamente, l’abilità del nascondere le cose importanti nei luoghi a me introvabili, previo poi comparire con il maltolto quando meno me lo aspetto, quasi con incuria, come a dire: “Ah, si, sulla strada ho trovato questa pallina…”. Ho perso il conto del numero di palle, palline, palloni, che sono entrati in casa nostra e hanno avuto una permanenza breve fra le fauci di ambo: di questo, però, non mi curo. Entrambi sono dei raccattapalle efficientissimi. In qualsiasi prato li porti, infatti, almeno una pallina da ping pong me la trovano (e se la tengono).

Mercurio sta aiutando molto Sunrise in passeggiata; Sunrise aiuta molto Mercurio a casa. Lei cammina più facilmente quando c’è lui, lui non soffre più di noia o solitudine quando non posso dargli tutte le attenzioni che merita, perché lavoro. In principio, Sunrise doveva lenire la solitudine di Mercurio. Ben presto, quest’alba dorata, ha portato il sole nella nostra casa e la gioia in tutti i nostri cuori, prendendo un ruolo importante nel lasciarci alle spalle tutte le brutte questioni legate ai problemi noti, di cui ho parlato a sufficienza.

Sunrise è una certezza, in casa nostra. Prima di lei, quando Mercurio tornava dalle esposizioni, cercava me e faceva le feste al mi compagno con energica contentezza. Ora il suo pensiero fisso è correre a perdifiato, aprire la porta di casa a musate e zampate e correre dalla sorellina, annusare tutto per sicurezza (non si sa mai sia entrato qualche altro maschio in casa) e poi tornare a rotolarsi, rubarsi le cose, rubarmi i calzini e i leggins e giocare a tira e molla, finché non mi accorgo che stanno per strappare l’ennesimo mio paio di pantaloni… A volte sono io stessa che metto a disposizione i miei calzini e le mie ciabatte per farli giocare. Pare siano più interessanti e coinvolgenti di qualsiasi Kong acquistato su Zooplus o da Io&Marley. Il gioco preferito di Sunrise, la sera, poco prima di andare a dormire, è rubare le pantofole al mio compagno e scappare, con lo stesso piglio impettito di Mercurio, fino a quando il mio lui non la raggiunge, non si riprende il maltolto e non le fa una coccola sul pancino roseo.

La loro vitalità è contagiosa e così abbiamo nuovamente attrezzato la macchina per poterli portare entrambi in modo sicuro a scoprire il mondo oltre il Parco degli Acquedotti. Ci piace vederli esplorare insieme: lei contiene lui, lui sostiene lei. Sono un tutt’uno. Prego perché nessun cane dia mai fastidio a Sunrise e nessun maschio tenti mai di fare del male a Mercurio: le loro reciproche reazioni di protezione potrebbero essere forti, se la situazione lo richiedesse. Sono un branco e il branco, in questo caso, non si tocca.


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