Magazine Diario personale

Quando non puoi più correre

Da Chiara Lorenzetti

Quanto è bello correre, quanta libertà, le proprie gambe a fare da perno e sostegno sul mondo, i muscoli tesi, la tensione, la fatica. Non parlo di corsa agonistica  ma di quella che si fa per raggiungere il treno in partenza, per arrivare prima ad un incontro amoroso, quando l’eccitazione non tiene il tempo.
Parlo di quando si corre perché si è in ritardo ad un appuntamento, quando solo si ha voglia d’imitare animali nel folto del bosco o nelle righe piatte di un parco.
Parlo di quando corri per asciugare i capelli, fino a farti lacrimare gli occhi, quando corri per scappare da te, le paure dietro a rincorrerti e tu corri e corri; parlo di me e delle mie gambe e dei muri dritti e lisci che la mia, di corsa, bloccano in ogni dove; parlo di quando il cuore batte fino a scoppiare fuori e non conta visto che tu stai proprio attendendo quell’attimo.

Quando non puoi più correre, vedi solo gente che corre e intravedi dipinta una felicità che è tua e a loro non appartiene, ma tu la vedi lo stesso.
Quando non puoi più correre, vedi solo montagne e sole e strade e luoghi per correre, dove invece sono angoli che non vedi tanto è dritto il tuo pensiero.
Quando non puoi più correre, il sedersi è greve; il cuore rallenta, rallentano i desideri; si ferma l’orizzonte, si blocca il sole, la terra smette di girare. Un equilibrio spezzato, una natura deserta e sacrificata, amputata.

Allora, cosa occorre fare per non morire poco alla volta?

Quando non puoi più correre, cammina.

Chiara 

 


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