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Quante lingue parli, tante persone vali

Creato il 19 gennaio 2011 da Kata

 

Quante lingue parli, tante persone vali

foto:flickr

 

E' un detto ungherese. In realtà generalmente si dice "quante lingue parli tante persone sei" (ahány nyelvet beszélsz, annyi ember vagy), ma in italiano non suona molto bene.
Sono di madrelingua ungherese, ma penso in italiano, lavoro in inglese e sto studiando lo svedese. Anzi, ormai posso dire: sto imparando lo svedese! Il nuovo corso SFI è promettente. Gli insegnanti parlano in svedese tutto il tempo e ci fanno parlare. Uno di loro due, poi, è un ungherese della Transsilvania! Così non perde l'occasione di fare un po' di comparazione con la lingua ungherese ognitanto... :)Ho già scritto un post su come la struttura grammaticale di una lingua influenzi il modo di pensare dell'uomo. Adesso vorrei invece scrivervi di alcune espressioni intraducibili da una lingua all'altra che ugualmente rivelano molto della mentalità e del modo di pensare di un popolo. In svedese per ora ne ho scoperto solo una: il verbo hinna che significa (anche) 'avere tempo per', 'fare in tempo a'. E' interessante che un verbo con questo significato non esiste né in italiano, né in ungherese, né in inglese. Lo trovo simpatico e molto utile!Posso invece portarvi numerosi esempi italiani, dato che sono quelli che mi causano più problemi quando parlo in un'altra lingua, abituata come sono alle espressioni italiane. Per adesso ve ne racconto due (con alcuni amici ne avevamo già parlato una volta, mi ricordo).
"Mi sono spiegata?"
E' stata la professoressa di filologia ugrofinnica dell'Università di Firenze (con cui avevo collaborato per tradurre gli accordi di collaborazione con l'Università di Budapest, soprattutto per quanto riguarda la parte giuridica) a farmi notare questa espressione che del resto uso anch'io. Non c'è un'altra lingua europea in cui questa domanda si possa porre in questo modo. In tutte le altre lingue devi chiedere: "Hai capito? Did you get it? Érted?". E tra le due domande c'è una bella differenza. "Mi sono spiegata?" esprime umiltà da parte di chi parla, mentre "Hai capito?" porta in sé una certa arroganza. (Lei mi disse che è un'espressione di origine napoletana, se ricordo bene, ma smentitemi se non è vero.)Secondo me in realtà anche nelle altre lingue ci può essere un modo più umile per chiedere se l'altra persona ha capito quello che volevamo dire. In ungherese per esempio è abbastanza comune la domanda: Világos? Cioè "è chiaro"? Ma non è proprio la stessa umiltà del "mi sono spiegata?".(Curiosità: in ungherese il verbo 'spiegare', magyarázni, letteralmente significa "ungheresizzare", cioè mettere in ungherese. E questa è la nostra unica e ufficiale parola per dire 'spiegare', 'to explain'.)
"Ti faccio compagnia"
Ecco una cosa che vorrei spesso dire anche agli ungheresi, ma non ci riesco. Mi riferisco alla situazione in cui qualcuno mi invita a pranzo e io, avendo già mangiato, non voglio mangiare, ma faccio volentieri due chiacchere mentre lui o lei consuma il suo pasto. In ungherese devo dire: "vengo volentieri, ma io non mangio". Ma pure se voglio dire: "Faccio un salto al supermercato. Ti va di farmi compagnia?", in ungherese devo dire "Ti va di venire con me?". Non è proprio la stessa cosa, perché con l'espressione italiana rimarchi il fatto che hai voglia di compagnia. So che la differenza è leggera, ma io in queste occasioni mi blocco per un secondo cercando un'espressione che possa esprimere lo stesso concetto, e poi non la trovo e lo dico in un altro modo.
Per un esempio di parola ungherese intraducibile in italiano (élmény), invece, vedete un mio vecchio post sull'altro blog (vedete la "nota del traduttore").__________________________________________________________
Il quadro degli Uffizi di oggi
Come promesso, un quadro in appendice al post. Questa volta in realtà vi faccio vedere addirittura due di quadri! L'argomento: i piedi dipinti dal Perugino. Sono spettacolari! A volte accenno ai turisti che possono riconoscere un Perugino da due cose: il colore della pelle e i piedi delle figure.

Quante lingue parli, tante persone vali
Pietro Perugino - Madonna con San Giovanni Battista e San Sebastiano (1493)   Chiamata anche "Pala di San Domenico" perché proveniente dalla chiesa domenicana di Fiesole. Guardate i piedi di San Giovanni, la gamba nuda di San Sebastiano e il braccio destro di San Giovanni. Da vicino sono dettagli meravigliosi!
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E un altro quadro del Perugino, sempre dalla Galleria degli Uffizi: la Pietà (del 1494/95). I piedi di Cristo morto sembrano una fotografia!
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