Quei Carneadi di Frank Zappa e Frank Rosolino

Creato il 06 ottobre 2012 da Casarrubea

Per chi non se la ricordasse la storia è questa. Francis Vincent Zappa, padre dell’arcifamoso Frank Zappa, mito indiscusso del rock del Novecento, ebbe i suoi natali a Partinico da dove in tenera età fu costretto a emigrare per bisogno. Partì probabilmente come facevano allora molti suoi corregionali e concittadini, nella più assoluta clandestinità. Perché per attraversare l’Oceano ci volevano soldi, molti soldi, e di questi non ce ne erano affatto. Ma l’arrivo nel nuovo continente era come rinascere a nuova vita, dopo il travaglio di un parto. E il gioco valeva la candela.

Frank-Zappa

Nel 1982, Frank, ormai famoso, tenne un concerto a Palermo e il 14 luglio volle essere accompagnato nel paese di suo padre, spinto da uno spirito di curiosità e certamente anche dalla voglia di respirare l’aria che per generazioni avevano respirato i suoi antenati fino al momento della definitiva rottura con la Sicilia e con un paese come Partinico, dove erano già tra i piedi gli amici di don Vito Cascio Ferro e quelli che sarebbero stati i sicari di Joe Petrosino. Il poliziotto che aveva fatto la strada all’incontrario, dal Nuovo Mondo alla terra del boss di Bisacquino, per consegnare alla giustizia i criminali siciliani che stavano distruggendo l’America.

Zappa trovò un paese fuori dal mondo, senza nessuno che lo accogliesse e nei fatti del tutto simile a quel mondo che gli americani avevano trovato al tempo dello sbarco, quando, mettendo piede a Partinico si erano trovati sotto gli occhi un paese surreale, senza vie di comunicazione, senza giornali, senza collegamento alcuno. Tanto che il generale Patton aveva scritto che i partinicesi non avevano neanche sedie in cui sedersi, che puzzavano d’aglio e cucinavano all’aperto in grossi pentoloni formati con i bidoni lasciati per strada dalle sue truppe. Certo Patton esagerava un poco, ma a considerare che ancora oggi il paese continua ad essere tagliato fuori dal mondo, c’è da ritenere che in fondo non volesse proprio spararle grosse. Partinico comunica solo per via televisiva e radiofonica. Ha una ferrovia tra le più antiche d’Italia, ma non c’è alcun mezzo che la colleghi al paese distante un paio di chilometri. Ha un aeroporto, quello di Falcone e Borsellino, ma non c’è alcun servizio di navetta che faccia servizio. Ha sei edicole, ma tranne il settimanale TV Sorrisi e Canzoni non si vende molta altra carta stampata. Partinico non ha una libreria e la biblioteca che esiste non si aggiorna dai tempi di Noè. In cambio ha un primato: quello delle macchine date alle fiamme, cui si è aggiunto in questi giorni l’incendio dei casotti per le trasmissioni televisive di Tele Jato.

Nel 1982, quando come un marziano ci mise piede Frank Zappa, la situazione era analoga a quella dei western all’italiana, con lo sceriffo che solitario attraversava la città deserta, e con l’aria misteriosa di una strana quiete dilagante che annunciava brutte sorprese. E invece nulla di tutto questo, ma il tintinnare dei campanelli dei flipper di una sala videogiochi che richiamava una realtà diversa e lontana, in qualche modo americana. E poi le campane delle chiese con i loro modi curiosi di segnare il tempo e di suonare: alcune allegramente, altre con profonda tristezza.

Meno noto è che nel giugno del 2011 tre partinicesi (Gianmichele Taormina, Aurelio Cannizzo e Salvatore Barretta) che per cultura e professione sembrano nati e cresciuti in qualche città europea ma che come marziani anche loro sembrano essere approdati in questa terra che più che a un paese assomiglia al deserto di Atacama, presentano al sindaco di Partinico Salvo Lo Biundo una richiesta volta ad ottenere: l’intitolazione al noto mito del rock della strada dove abitò fino ai primi del Novecento la sua famiglia, la realizzazione di un Memorial in ricordo di Frank Zappa, l’avvio di qualche altra iniziativa volta a recuperare memoria in questo paese, senza radici e smemorato, grazie alle sue classi dirigenti.

Nel novembre 2011 arrivano i figli di Zappa, Dweezil e Diva. Sono al seguito del regista Salvatore Cuccia, allievo di Michele Perriera, che sta realizzando un documentario su Frank. Cuccia ha conosciuto a Roma la moglie di Frank e un testimone diretto della sua visita a Partinico nel 1982, in quanto lo aveva accompagnato personalmente. E’ Massimo Bassoli. Il regista è scrupoloso e preciso. Vuole riprendere la casa dove per qualche tempo della sua infanzia visse Francis Vincent. Anche Dweezil e Diva aspettano con ansia e commozione questo momento. Il sindaco dovrebbe fare la sua parte. Disporre che si individui esattamente la casa. E’ difficile? No. Con tutti gli impiegati di cui dispone il Comune. Così si arriva al giorno tanto desiderato. Cuccia fa le sue riprese e il sindaco viene immortalato in via Zammatà all’altezza del civico 8. Senonché il numero della casa non è quello, ma il 15. Lo rivelano i documenti e le ricerche effettuate dagli stessi impiegati del Comune. Ma allora perché questa messa in scena?

Una risposta c’è e la traggo dall’incontro di chiarificazione che ho avuto con Gianmichele Taormina al quale ho esposto le mie perplessità. Mi dice che un tempo i partinicoti erano chiamati i “bifarara”, per via del fatto che nelle nostre terre si producevano i fichi “bifari”. Un frutto dalla buccia nera e lucida, molto dolce e “primintìo”, che matura prima della comune fico bianca che si produceva ad agosto. Trovo un riscontro storico in questa affermazione in quanto scrive il notaio Giuseppe Di Bartolomeo verso la fine del ‘700 a proposito delle principali produzioni di Partinico, di cui fa un dettagliato elenco:

Frank Rosolino

“Melogranati ricci, napoletani, valenziani ed agrodolci, portogalli, agrumi, noci fichi secchi e simili frutti in copia tanto considerevole quanto a parte di restarne la città provveduta ne avvanza un’infinità capace ad abbondare le vicine terre e città e se ne estrarregna per Napoli ed isole aggiacenti alla nostra Sicilia”. Che qualcuno, invece della vite ad alberello ci abbia appioppato il simbolo dell’albero del fico il cui legno non è buono neanche per fare un fuoco?

Perché non si capisce per quale ragione in questo paese non possa attecchire nulla di buono, tranne le processioni, i fuochi d’artificio per ciascun santo del calendario, e le campane delle chiese che o suonano a morto o quando suonano in tempi normali, seguono ognuna ritmi e orari diversi. Un paese dal quale ogni cittadino illustre, conosciuto nel mondo, che vi abbia trovato i natali, viene ipso facto cancellato.

E a confermarlo Taormina me ne racconta un’altra: è la storia di Frank Rosolino, originario di Partinico, morto nel 1978: uno dei massimi trombonisti del secolo di Zappa e che l’occhio cinico di Franco Maresco mette insieme per un attimo a Tony Scott nel film “Io sono Tony Scott. Ovvero come l’Italia fece fuori il più grande clarinettista del jazz”. Rosolino, il terzo, dopo Zappa e Dolci, dei cittadini nativi di Partinico o che hanno reso dignitoso il nostro paese, che in modo cannibalico le classi dirigenti hanno sempre cancellato.

Giuseppe Casarrubea


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