Quel virus chiamato... NOSTALGIA!

Da Lospecchioelafinestra
Semplicemente accade quando hai  figli piccoli.
Nel bel mezzo di una giornata qualunque, pensi di iniziare a goderti un po' di sano e meritato riposo, osi fare qualche programma di relax, provi a immaginare come sarebbe lasciarsi andare un po', tralasci qualche dovere quotidiano per qualche piacere straordinario...e di colpo la situazione precipita.
In un colpo solo mi sono ammalata io, si sono ammalati i miei figli e il delirio professionale si è scatenato via email. Mi sono sentita persa, sola e con i miei mille proposti di relax finiti chissà dove, smarriti in una diversa realtà parallela. E' pazzesco come una semplice influenza di stagione possa far crollare il mondo e scaricare addosso  fragilità e smarrimento, all'improvviso avevo tremendamente bisogno di aiuto ed ero sola.
E così ho dovuto chiamare il papà dei miei figli.
Scelta sofferta e difficile ma l'unica possibile: io a pochi giorni da un intervento chirurgico nel bel mezzo di un'influenza intestinale e i miei due bambini con febbre a 40 e tanto catarro da smaltire. Non male come quadretto familiare:  aggiungi a questo l'arrivo del tuo ex che ti dorme in casa e che ritrovi in pantofole a giro nella tua cucina.
Fa male l'influenza diffusa, ma fa più male quella familiarità ritrovata anche se solo per poche ore. Familiarità  che porta alla luce vecchie quotidianietà e nuove perplessità. Questo uomo si aggirava per le stanze ed io mi sentivo come in un vecchio film, una di quelle vecchie pellicole che ogni tanto passano alla tv la sera tardi,  ci capiti su per caso, sai di averla già vista ma fai fatica a ricordare  il titolo.
E poi, come in una vecchia canzone di Albano e Romina, è arrivata quella maledetta nostalgia canaglia! E' iniziata a piacermi quella sensazione, mi piaceva che la mia casa fosse  pervasa da quel calore protettivo e rassiucurante che solo un maschio energico e familare sa darti.
Ed è arrivata l'idea folle: ero persa e qualcuno era venuto a salvarmi!
Anche solo se per poche ore mi sono sentita di nuovo "amata", strana sensazione la mia, lui era venuto per i bambini  non certo per me, ma in quel delirio influenzale la mia immaginazione è volata verso mondi lontanissimi. Mondi fatti di "amori ancora possibili" e di "famiglie ancora unite". Ho sognato  attenzioni e carezze e mi è arrivata subito quella sensazione, gratificante e primordiale,  di affidamento e serenità, potevo lasciarmi andare perchè qualcuno si sarebbe preso cura di me. 
Dopo meno di 24 ore mi sono svegliata e il sogno è finito: il mio supereroe stava andando via per lasciare posto ad una tata anziana e ben retribuita.
Per ritornare alla realtà ho pensato bene di far tornare a galla le consapevolezze e le differenze, le motivazioni del passato  e le motivazioni del presente. Dovevo risvegliarmi dal sogno subito e avevo bisogno di agganci reali che mi riportassero velocemente e senza dolore alla mia condizione di mamma sola e separata.
Dopo qualche giorno poi  è tornata la salute e con lei  il diabolico ritmo del quotidiano, insieme a  ricordarmi che la mia solitudine ha un senso e che per ora mi tocca e me la tengo!
E così mi è venuto alla mente un vecchio pezzo di Pino Daniele, uno di quelli che cantavo da piccola quando sono emigrata in Toscana e che ha fatto da sottofondo alla mia separazione, rafforzando le mie convinzioni  e il mio cambiamento.
Mi  sono detta: "ricordi mia cara quando disperata e arrabbiata, delusa e amareggiata, cantavi: 
voglio di più di quello che vedi....voglio di più di questi anni amari"?
Alla nostalgia per "la mia vita che fu" è subentrata  la nostalgia per il mio Pino, cantautore appassionato e concreto, che con la sua musica ha accompagnato la mia adolescenza prima e la mia maturità poi. Ma  questa è un'altra storia e, magari,  se mi va, la racconto un'altra volta.


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