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Salone del Libro di Torino: le mie due giornate al #Salto15

Da Strawberry @SabyFrag

Salone del Libro di Torino: le mie due giornate al #Salto15
Finalmente riesco a buttare giù e condividere con voi le mie impressioni e idee sul Salone del Libro di Torino 2015. Dopo l’assenza dell’anno scorso, questa volta mi sono voluta regalare due giorni interi per perdermi tra padiglioni e stand e assaporare a pieno l’aria che si respira solo al Salone. Si è trattato di una due giorni di libri, incontri, sorrisi, amicizie, scoperte, anche qualche delusione, code infinite, piedi stanchi ma cuori contenti.
Sabato
Chi mi ha seguito sui vari social lo sa, ho partecipato a diversi incontri, perché è un po’ quello che amo fare quando sono al SalTo. Forse il motivo principale per cui andare a eventi di questo genere, ma di questo ve ne avevo già parlato. Sabato ho così iniziato la giornata in compagnia di Alessandro Perissinotto e Andrea Vitali al Caffè Letterario. Si è parlato di Cina, lavoro operaio e della narrazione come raccolte di storie vere a cui poi l’autore aggiunge una percentuale di finzione che trova la sua sintesi migliore nei personaggi che animano le storie che leggiamo. Altro giro tra gli stand e poi nuovo incontro: Vanessa Diffenbaugh, autrice del best seller Il linguaggio dei fiori, è al Salone per presentare il suo nuovo libro, Le ali della vita. Il mio interesse, però, era tutto per la sua vita, da sempre dedicata ai bambini e ragazzi in difficoltà, al punto da decidere con il marito di adottare due adolescenti e dar loro una casa. Ammetto che l’incontro avrebbe potuto essere più interessante, ma, tra il ritardo nella traduzione simultanea e gli interventi non proprio esaltanti dell’intervistatrice, l’incontro è stato poco più che un abbozzo e l’unica cosa che resta sono i modi gentili della scrittrice californiana.
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Il pomeriggio è stato costellato da veloci puntate ai miei stand preferiti – come MinimumFax, Iperborea, Neri Pozza, Passigli, Sur, Jo March – selfie e scatti a suon di hashtag e facce buffe, per poi proseguire con un incontro organizzato da Wired nell’area Book to the Future. Si parla di community writing e della loro influenza nel mondo della narrativa. Wattpad e il social writing hanno cambiato le regole del self-publishing e della narrativa stessa, avvicinandosi a nuove sensibilità, più vicine a una narrazione episodica vicina al mondo delle serie tv – e che forse ricorda quella del feuilleton ottocentesco – e a un mondo dove la comunicazione è istantanea e ciò che vediamo e leggiamo non è altro che quello che abbiamo noi stessi influenzato con i nostri interessi, le nostre opinioni, le nostre critiche, oggigiorno condivisibili nell’immediato e su larga scala. Per il momento il fenomeno Wattpad pare essere circoscritto alle fanfiction, ma c’è da chiedersi, anche guardando ciò che il mercato editoriale offre negli ultimi tempi (vedi le 50 sfumature) se questo non sia il futuro.
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Decido di chiudere il pomeriggio in leggerezza: dapprima un salto a Casa CookBook, lo spazio del Salone dedicato all’editoria e alle pubblicazioni enogastronomiche, per ascoltare e vedere all’opera ai fornelli Dario Vergassola, che era lì per presentare il suo nuovo libro La ballata delle acciughe. Vergassola è uno di quei personaggi che vorresti avere in miniatura sul comodino per potermi godere tutte le sue battutine piene di sarcasmo e ironia: al Salone, mentre lo chef Christian Milone preparava per la platea una versione “estiva” della bagna cauda, Vergassola ci ha letto alcuni brani del suo libro e raccontato aneddoti esilaranti della sua famiglia, come la storia della mamma che metteva sulle cozze la mortadella (ma fatevela raccontare da lui, perché merita).
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Ultimo appuntamento quello con Vinicio Capossela e il suo Il paese dei coppoloni, candidato al premio Strega. Confidavo in un incontro interessante e ricco di suggestioni, ma purtroppo e mie aspettative sono state disilluse, poiché Vinicio ha tenuto in scacco i partecipanti all’evento con un discorso ricco di giri di parole, pensieri accennati e confusionari, della vera e propria fuffa a cui neanche Sandro Veronesi è riuscito a dare una direzione. Mi sono consolata comprando un paio di libri: Non buttiamoci giù di Nick Hornby, in wishlist da tempo e con il quale ho ricevuto la prima shopper del Salone “Leggere crea Indipendenza”, e L’amica geniale di Elena Ferrante, perché ne avete parlato tutti e sempre così bene che ho deciso di arrendermi e provarci anche io.
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Special guest della giornata, Valentina di Peek a Book, una blogger e un’amica che ho potuto conoscere meglio lo scorso anno a Bologna e che ero felicissima di incontrare per poterla abbracciare nuovamente. Ci rivediamo presto con nuovi libri e nuove serie tv da consigliarci a vicenda!
Domenica

La domenica parte con un ritmo più dolce: una pacifica colazione, quattro chiacchiere e poi a gironzolare per il Salone per il resto della mattinata. Passando per lo stand di La nuova Frontiera sbircio tra i loro titoli, legati alla narrativa dell’America del Sud e Centrale, e mi decido poi per comprare una delle loro splendide shopper. E siamo a due. Passando da Minimum Fax, divento felice proprietaria di A pesca nelle pozze più profonde di Paolo Cognetti e di L’invenzione della madre di Marco Peano, che inizio subito a sfogliare. Ah, arriva anche una nuova borsina, la bellissima #chetenefai shopper di Librerie Therese, con cui è stato amore a prima vista. E tre. Ennesimo passaggio da Neri Pozza, dove mi decido per l’acquisto di La lista di Lisette di Susan Vreeland, a cui tempo fa avevo dedicato una Inspiration Board, e Il diario di una scrittrice di Virginia Woolf, in edizione Beat.
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Dopo un giro nello stilosissimo spazio  dedicato alla Germania, il Paese Ospite di questa edizione, un enorme stand in rosa per chi crede ancora che i tedeschi siano persone serie, è tempo di fare la fila più lunga di tutti il SalTo15: l’incontro con Ferzan Ozpetek sta per iniziare. Ozpetek, che presenta il suo nuovo libro Sei la mia vita, è un personaggio simpatico e dalla grande vitalità, che ama raccontare il suo passato e le incredibili avventure e aneddoti che si sono succeduti nella sua vita. Nelle sue parole tornano anche alcuni personaggi che abbiamo visto nei suoi film, come zia Vera e tutta quella compagine umana che fa subito tornare in mente le atmosfere di Le fate ignoranti e della sua terrazza, mentre i suoi discorsi toccano vari argomenti, inclusi i diritti di cui tutti dovremmo godere, ma che purtroppo nella  nostra società genera cittadini di serie B che incontrano grandi difficoltà per poter ufficializzare la propria relazione e la loro condizione.
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Il secondo incontro della giornata è quello con Mario Calabresi. Calabresi con i suoi bei modi ci racconta del suo ultimo libro, Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa. Storie di ragazzi che non hanno avuto paura di diventare grandi, e di una generazione che, nonostante una società che mette paura, può finalmente trovare le forze per affrontare il futuro e forse riuscire a essere degli adulti più soddisfatti. Gli incontri nelle classi e le storie straordinarie di persone ordinarie in cui si è imbattuto nel corso dei mesi ci accompagnano per un'ora piacevole e stimolante. Sentir parlare Calabresi è sempre un piacere e, nonostante ci sia sempre un certo buonismo nelle sue parole, non fa mai male lasciare da parte un po' di cinismo e farsi prendere dal sano ottimismo.
Lascio la Sala gialla per andare a quello che forse è uno degli incontri che più aspettavo di questo Salone. Marco Peano parla del suo primo libro, L’invenzione della madre, al Caffè Letterario e ci racconta questo viaggio nella malattia di una delle persone più care al mondo, la centralità del corpo come involucro che porta alla luce e alla vita ma che è inevitabilmente destinato al declino e alla fine, del momento in cui il protagonista, e chiunque si affacci alla vita adulta, deve fare i conti con l’idea che non siamo immortali, come credevamo da piccoli, e imparare a fare i conti con la morte. L’invenzione della madre è la storia di una famiglia che si ridefinisce attraverso la malattia nonché quella di Mattia che deve imparare a trovare se stesso nel momento in cui si sente più perso al mondo. L’incontro si è rivelato decisamente interessante e alla fine di quell’ora in compagnia di Peano la mia voglia di leggere il romanzo è salita alle stelle. Naturalmente, chevelodicoafare, il libro è passato subito tra quelli in lettura.
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Dopo Marco Peano, ci voleva un po' di leggerezza e sano svago. Abbiamo gironzolato per gli stand regionali, in particolare quello della Sardegna in onore della mia amica alla sua prima volta al Salone, abbiamo salutato Linus da Baldini & Castoldi, fatto una visitina ai ragazzi di Electo Radio, web radio che ha seguito la rassegna per tutti i 5 giorni tra incontri e interviste interessanti e ricche di energia. Giunti da Fazi, abbiamo indugiato sui loro titoli e abbiamo chiacchierato un po' con i simpaticissimi ragazzi che si occupavano dello stand. Anche qui ho fatto acquisti: Olive Kitteridge di Elizabeth Strout, altro libro in wishlist da tempo, con il quale ho ricevuto anche la shopper di Stoner. Questa è felicità.
Salone del Libro di Torino: le mie due giornate al #Salto15A chiudere la seconda e ultima giornata del mio Salone ci pensano Chiara Gamberale e Massimo Gramellini. In auditorium pieno, i due autori tornano a presentare il libro scritto a quattro mani Avrò cura di te. L'incontro è l'occasione per scoprire qualcosa id più non solo della storia raccontata, ma anche dell'amicizia che li lega e della loro visione dell'amore. Gramellini sa incantare il suo pubblico, sa raccontarsi a cuore aperto e con grande chiarezza e partecipazione, ascoltarlo è sempre un piacere.
Termina così il SalTo15. Uscire dagli spazi del Lingotto dopo aver vissuto delle giornate così ricche è sempre un brusco ritorno alla realtà. Vivere l'esperienza del Salone rimane per me uno dei modi per ricordarmi chi sono e che cos'è davvero la passione, quali sono le cose che danno gusto alla mia vita e che ci sono migliaia di persone con le quali parlare di tutto questo e sentirmi perfettamente compresa. Ma il Salone è anche la possibilità di parlare di libri e lettura a chi di questi argomenti resa sempre un po' a digiuno e invece vorrebbe parlarne di più, o a chi è semplicemente curioso e magari si farà convincere per essere presente alla prossima edizione.
Il Salone del Libro di Torino è confusionario, stancante, gremito di gente, chiassoso e spesso impreciso e imperfetto, ma è anche fantasioso, intrigante, vitale ed energico, stimolante e mai banale, uno dei momenti migliori da vivere per chi sa cosa significa amare i libri e i mondi in essi contenuti.
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Archiviati i ricordi e fatto il conto del bottino raggiunto, non rimane che godersi le pagine che abbiamo deciso di adottare e ripromettersi di non mancare assolutamente il prossimo anno. Un meraviglio SalTo16 ci aspetta.

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