
Il capitolo quattro del mio antico romanzo, L'ultima stella, che sto eroicamente ribattendo (ma anche tagliando, cambiando, mutando di tempo ecc.) mi ha riservato una sorpresa curiosa: una scena di sesso. Onestamente non mi ricordavo minimamente di essermi a suo tempo
C.J.Cherryh
Beh, semplicemente perché i miei due personaggi non erano particolarmente presi dal rapporto sessuale in atto e troppo stanchi per riuscire a fare qualcosa di diverso dal lasciare andare il cervello alla deriva. Io, da perfetto guardone, seguivo le loro fantasie momento per momento personaggio per personaggio. Più o meno così:Milesia sente con una intensità quasi dolorosa che la sua vita quotidiana fatta di gesti automatici si frantuma e i frammenti sono lucidi, riflettono immagini del suo passato dimenticate...
e qualche riga prima:
Mentre parla Scentimel ha chiuso gli occhi e la voce di lei, nella penombra creata dalle palpebre abbassate, ha assunto un alone di risonanza fluida e carezzevole, la stessa sensazione provata da bambino, quando udiva la voci dei genitori oltre il tramezzo della stanza mal riscaldata dove dormiva.
Come avrete capito i due si chiamano Milesia e Scentimel. Nomi che possono sembrare strani ma che appartengono a esseri umani che vivono in un lontano futuro. Ho lavorato non poco sul loro incontro, tagliando, riducendo, cercando di chiarire, ma il doppio punto di vista è rimasto. Per il tempo del loro incontro e per quello del loro accoppiamento. Se non vi piace potete saltare sei o sette pagine e dar male di me in ogni occasione, ma comunque penso che tradirò C.J. Cherryh, nonostante la stima per lei.
«Sì, ma c'è una qualche descrizione, qualcosa di bbbuono?».
No, purtroppo no. Il mio IO di più di trent'anni fa era uno che aveva l'abitudine di mettere le mutande ai cavalli e il mio IO attuale è più o meno dello stesso parere. No, a parte gli scherzi, se non si vuole presentare una copula ppperversa o omosessuale [*], che richiedono un minimo di descrizione in più, la meccanica dell'accoppiamento è più o meno sempre uguale e perdere tempo e parole a descrivere il «pube di lei» o «l'erezione di lui» (ammesso che...) non è fondamentale. A meno che non si voglia scrivere un romanzo erotico o decisamente pornografico, il che, tuttavia, non è nelle mie corde.

Una scena dal film «Salem» che in qualche modo, non so quale, comunque c'entra.
Semmai, rileggendo il breve incontro dei due ho respirato nuovamente per un istante l'aria di alcuni ambienti - la sinistra radicale, all'epoca sinistra extraparlamentare - verso la fine degli anni '70, quando era tutto sommato normale finire a letto insieme anche semplicemente per una simpatia temporanea o per terminare una discussione, più o meno quello che capita ai miei due personaggi. All'epoca era un sintomo di un'aria nuova, entrava nello stesso cloud di vivere in comune, allevare insieme i bambini, libertà nella coppia, liberazione femminile, intolleranza per la gelosia, libertà di rapporti omosessuali, uno spinello per chi lo voleva e attenzione per ciò che accadeva intorno a noi.
Tempi passati, evidentemente.
Lo so, lo so, erano gli stessi anni delle BR, lo so bene. E le BR hanno curiosamente segnato la fine di quegli anni. Ciò non toglie che in linea di massima continui a pensarla così.
E che abbia mandato a letto insieme due personaggi anche se non si amano alla follia.
Succede.
[*] Tanto per chiarezza: non trovo nulla di riprovevole in ciò che due adulti consenzienti possono fare in camera da letto. E la combinazione perversione/omosessualità è stata semplicemente una distinzione necessaria in campo narrativo, non un ritenere l'omosessualità in qualche modo assimilabile alla perversione. Infatti non potrete negare che per raccontare una coppia gay che passa il tempo a incatenarsi ci vuole più spazio e più parole che per raccontare due trentenni femmina e maschio che hanno un semplice, normale rapporto.