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Raffaello Galiotto & Lithos Design

Creato il 11 novembre 2013 da Luisellazeri @ARCHIzonzo

Proseguono le interviste di ARCHIzonzo ai protagonisti di Marmomacc and the city. Oggi ospitiamo sulle nostre pagine il Designer industriale Raffaello Galiotto, il quale, in collaborazione con l’azienda Lithos Design ha progettato l’opera Stone Gate, esposta nei giorni scorsi in P.zza Bra, proprio di fronte all'Arena.
L'opera in questione si è classificata al secondo posto nel contest indetto dal nostro blog con 17 voti, quindi il 23% delle preferenze.
Scopriremo nel breve dialogo a seguire, quanto opera e location fossero strettamente legate attraverso uno dei più antichi archetipi architettonici: l’arco.

Raffaello Galiotto & Lithos Design

www.designstreet.it


Az: Raccontateci brevemente di voi, del vostro lavoro e dell'incontro fra progettisti e azienda. Come è avvenuto e cosa lega la vostra collaborazione.
R.G.: sono un designer industriale, il mio lavoro consiste nel progettare prodotti per l'industria con la finalità di produrli in serie secondo determinati processi produttivi. Nel caso specifico, l'incontro con l'azienda Lithos Design è avvenuto qualche anno fa e tuttora continua, sviluppando annualmente collezioni e sperimentazioni sul materiale litico. Stone Gate, il progetto esposto in Piazza Brà, è una sperimentazione con la quale volevo esplorare le potenzialità della compressione del marmo, cioè realizzare un elemento di forte impatto che potesse sostenersi solo grazie alla compressione di elementi a secco. Le aziende come Lithos Design sono da ammirare, perché in questi momenti dedicano importanti risorse per la ricerca senza immediati ritorni economici. 
Az: ARCHIzonzo nel cappello di chiusura dell'articolo ha sottolineato come sia stata data poca visibilità all'evento, per lo meno nel raccontare ai passanti cosa le opere esposte stessero narrando. Illustrateci, in massimo 100 parole, cosa vi piacerebbe fosse stato scritto nei banner espositivi a lato delle sculture. R.G.: Nel nostro caso abbiamo sopperito con l'aggiunta di una grafica aggiuntiva concordata, permettendo al visitatore di approfondire le ragioni progettuali dalle quali è nata l'opera. Se ciò fosse stato inserito sulla grafica coordinata istituzionale avrebbe avuto migliore visibilità, evidenziando, in tal modo, la volontà sottesa di comunicare al grande pubblico le potenzialità del settore quando entra in relazione con l'ambito progettuale. E' comunque una valida iniziativa che va incoraggiata e possibilmente migliorata. 
Az: Marmomacc è una fiera prettamente ad indirizzo commerciale, la richiesta del bando era di produrre un'opera d'arte, la vostra è una formazione prettamente architettonica o comunque nel campo del design. Come si fa e come avete fatto a coordinare questi tre aspetti al fine di produrre il risultato che abbiamo potuto ammirare? R.G.: Stone Gate è stato precedentemente esposto all'interno della fiera dello scorso anno, ci è stato chiesto di collocarlo in esterno per questa edizione. Il mio obiettivo era quello di realizzare un'opera dal forte contenuto sperimentale e al contempo formalmente essenziale in cui nulla fosse superfluo. Le definizioni e le categorie a volte possono essere un limite. 
Az: ARCHIzonzo sta preparando un articolo sul decoro cittadino e sul tema della contemporaneità inserita nei centri storici. Conoscendo il contesto nel quale avreste esposto, anche se non nello specifico, qual è stato il vostro approccio con la città storica e il suo patrimonio, nel progettare l'opera che avete prodotto? R.G.: Le esposizioni temporanee non vanno valutate con lo stesso criterio di quelle permanenti. La temporaneità consente di osare maggiormente. Il contesto, quasi inviolabile, dell'Arena ci ha però consentito di mettere in relazione due opere in marmo (matericamente simili) entrambe create attraverso l'uso di conci secondo il principio dell'arco. Una antica, potente, basata sul principio dell'arco a tutto sesto e prodotta con tecniche antiche prettamente manuali. L'altra contemporanea, basata anch'essa sul principio dell'arco ma con il suo prolungamento fino alla chiusura del cerchio, realizzata con software e macchine a controllo numerico e coadiuvata da calcoli ingegneristici. Il piacevole risultato è che è stata fruibile dal pubblico, godibile, divertente anche per i più piccoli, come un'opera pubblica dovrebbe essere. Il fatto che moltissime persone ne fossero attratte, anche solo per una foto, ne è la testimonianza.

Raffaello Galiotto & Lithos Design

http://blog.lithosdesign.com

Anche Lithos design, in quanto azienda promotrice, ha voluto contribuire a quest’intervista segnalandoci una interessante iniziativa. 
L’azienda cura, oltre al sito istituzionale, un proprio blog. All'interno di esso viene raccontata la grande passione per la pietra naturale e per il design litico industriale. Gli interventi sono principalmente contributi dei titolari, Alberto e Claudio Bevilacqua. L’approccio è interessante, l’azienda non vuole promuovere solamente un diffusione commerciale dei propri prodotti, ma realizza, attraverso un interessante ricerca personale, un dibattito critico verso il mondo delle costruzioni e del design.

Raffaello Galiotto & Lithos Design

Lo smontaggio dell'opera diventa un'interessante lezione di statica

Ci è stato segnalato l’articolo di cui riportiamo qui di seguito il link. E’ un interessante lettura dell’intervento realizzato a Verona. Attraverso questo contributo veniamo invitati a riflettere sull'importanza strutturale dell’elemento “arco”. Al di là del campo di applicazione tecnologico delle macchine utilizzate per realizzare l’installazione, viene sottolineata la valorizzazione funzionale delle forze, al fine di suscitare ogni volta stupore e interesse.


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