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[Recensione] Alien: Isolation

Da Jark85 @LandOfRust

[Recensione] Alien: Isolation

Ottobre 2014 è stato un mese cruciale per il survival horror su console, sembrato ormai destinato a rilegare spazi ristretti nel, seppur vasto, mondo PC. Non sembrava esserci insomma spazio per produzioni di una certa portata e invece potrebbe essere l’inizio di una nuova età dell’oro. SEGA ci aveva già provato senza successo con Aliens: Colonial Marines (sviluppato da Gearbox) ma nel frattempo aveva dato il via allo sviluppo a favore di un developer semisconosciuto inglese (The Creative Assembly) di un gioco di Alien molto più fedele e affine alle atmosfere e agli orrori del film di Ridley Scott conosciuto da tutti. Si tratta proprio di Alien: Isolation. The Creative Assembly è stato un team specializzato in titoli strategici grazie all’apprezzata serie Total War ma, nonostante l’estrema lontananza di genere, questi inglesi hanno dimostrato di saperci fare non poco.

Una questione di famiglia
In Alien: Isolation siamo Amanda Ripley, la figlia di Ellen Ripley interpretata da Sigourney Weaver nella tetralogia cinematografica. Amanda è un’ingegnere della Weland-Yutani e viene inviata, come parte di un intero equipaggiamento, nella stazione spaziale di Sevastopol in quanto, finalmente, è stata rinvenuta la scatola nera della Nostromo (quella del film insomma). Il momento di sapere la verità sembra vicino ma Amanda viene accolta nel caos più totale: una creatura aliena inarrestabile fa piazza pulita di qualsiasi forma di vita le si para davanti, i superstiti sono ostili mentre gli androidi Zeta al servizio della stazione hanno assunto un comportamento anomalo verso gli esseri umani. Un autentico inferno spaziale insomma che Amanda dovrà attraversare in lungo e in largo.

Pericoli ovunque e dovunque
Isolation è esattamente ciò che descrive il titolo: totale isolamento e totale affidamento alle proprie forze; un balzo al survival horror autentico “di una volta” ma con meccaniche di gioco moderne e attuali. La struttura di gioco si basa quasi esclusivamente nel non farsi vedere dai nemici in quello che è a tutti gli effetti un macabro e sci-fi gioco al nascondino. Nessuno spazio per l’azione: Amanda non ha alcuna preparazione militare e addirittura usare le armi può avere un effetto nocivo e dannoso per la sua incolumità. L’unica “arma” davvero fondamentale in Isolation è il rilevatore di movimento, un accessorio inseparabile e per certi versi iconico: una volta attivo possiamo captare i movimenti di tuttociò che ci circonda (sia in orizzontale che in verticale, quindi anche soffitti e condotti sotto il pavimento). Lo xenomorfo infatti è una figura onnipresente e, soprattutto appunto nelle occasioni in cui c’è gran baccano o ci mettiamo a correre a gambe levate, non mancherà di farsi vedere spesso. Solo con il rilevatore possiamo organizzare una strategia di gioco per aggirare gli ostacoli e raggiungere l’obiettivo in quanto anche un minimo passo falso può risultare fatale. Aldilà di umani tuttosommato “stupidi” e androidi pericolosi solo se organizzati in gruppo, i pericoli maggiori provengono proprio dall’alieno e i motivi non stiamo certo a elencarli: la velocità, la ferocia e l’imprevedibilità della bestia partorita dalla mente di Giger la conosciamo tutti e in Isolation questi fattori sono stati recuperati alla perfezione. Scordatevi dalla mente Colonial Marines: qui l’alieno non lascia scampo davvero. Non si fa sempre vedere l’alieno ma la sua presenza si fa sempre avvertire costantemente, questo era lo scopo di Creative Assembly ed è stato centrato alla perfezione grazie anche a una Sevastopol enorme e ben progettata.

Tempo di hacking
Non c’è solo il tempo di sopravvivere. Alien Isolation è anche esplorazione e hacking. Amanda come detto è un’ingegnere e in quanto tale può raccogliere componenti da combinare al fine di ottenere armi e dispositivi utili per sopravvivere (dai medekit alle granate acustiche per creare diversivi sia per gli alieni che per altre forme di minaccia). La varietà di elementi è molto alta e questo favorisce la varietà di scelta sulla strategia da adottare (non ce ne è una fissa infatti: si può scegliere di adottare uno o più diversivi come anche nessuno). Attraverso una serie di dispositivi, ci diletteremo anche nell’hacking sulle porte e sui terminali attraverso una serie di minigiochi semplici ma comunque divertenti. Alcune volte queste attività di hacking spesso coincidono con fasi stealth e dovremo aumentare il nostro grado di attenzione: non siamo veramente mai al sicuro a Sevastopol, neanche quando dobbiamo salvare nei punti di salvataggio.

Lungo non è sempre bello
Sevastopol è grossa, veramente grossa e visitare tutte le sue sezioni richiede tanto tempo e impegno portando il gioco a una media totale di 20 ore per la campagna principale. Un grande punto a favore se non fosse che comunque la trama è ridotta all’osso in quanto ci sono spesso pause narrative molto lunghe con pochi (se non nessuno) avvenimenti nell’arco di ore. Si può dire insomma che il pregio della durata controbilancia assolutamente, soprattutto se vi farete rapire dalle atmosfere da panico. Tuttavia non è solo la longevità l’unica cosa lunga di Isolation: a questa si aggiungono i caricamenti tra livelli o i caricamenti in generale. Almeno sulla versione PS3, i caricamenti sono troppo lunghi, persino per arrivare al menu principale bisogna attendere fin troppo tempo. Inoltre può capitare spesso che, una volta finito di caricare, il livello intorno a noi risulta ancora spoglio in quanto ancora non sono stati caricati gli elementi della mappa. Un difetto tecnico evidente e spiegabile col fatto che il gioco è un cross-gen decisamente “spinto” (infatti graficamente è veramente ottimo, riduttivo chiamarlo “porting” e si pone tra i migliori titoli su cross gen). Purtroppo questa grande esigenza grafica ha portato altri problemi, per esempio cali di frame frequenti (addirittura sui filmati) che comunque non impediscono di giocare piacevolmente.

Commento finale
Non ci sono mezze parole: Alien Isolation è il gioco ideale per i veri appassionati di Alien. Tutti gli elementi principali e iconici (elementi visivi, atmosfere, stile narrativo) sono stati raccolti e portati su console con una formula coraggiosa ma assolutamente vincente. Potreste sbuffare per qualche problema tecnico ma niente di troppo tragico alla fine perchè Isolation è di fatto l’esempio perfetto di come sfruttare a dovere una licenza cinematografica senza scendere a compromessi dettati dal mercato.


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