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Recensione: Aronofsky - Il cigno nero.

Creato il 09 marzo 2011 da Enricobo2

Maltrattato da una parte della critica, che lo dipinge addirittura come ripieno di effettacci da b-movie e che rimprovera al regista di trattare argomenti delicati con piccone e cazzuola, il film, comunque di grande successo dopo la consacrazione degli Oscar, mi è ugualmente piaciuto. Topoi classici come il doppio, la lotta tra bene e male, la madre ossessiva e castrante che proietta i suoi fallimenti sulla figlia, l'inseguimento della perfezione impossibile, la sessualità immatura e inseguita senza poter essere raggiunta, sono presenti a piene mani, ma pur se trattate senza troppi chiaroscuri, ti prendono, se sei di bocca buona come me. La musica di Tchaikowsky, la bellezza del balletto, la bravura della protagonista aiutano a lasciarsi andare fino a godere dell' incalzare degli avvenimenti, fino al finale forte.
Anche se visto soltanto come horror psicologico, è stato difficile, almeno per me non apprezzare il contrasto che, l'ansia di perfezione e del raggiungimento del traguardo, è presente in maniera parossistica in questo fragile ma affascinante mondo del balletto e dello spettacolo in generale. La ricerca ossessiva della sfumatura che porta alla perfezione, in fondo quasi non percettibile, ma evidentemente vitale, colora ogni momento della vicenda con sfumature noir, che non potranno spiacere agli amanti del genere, come pure agli appassionati del balletto in generale che, ben conoscendo questo mondo, vi ritroveranno le fragilità che ne costituiscono anche la staordinaria bellezza. Magari ditemi la vostra.


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