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La recensione di Sara: Vi siete mai chiesti cosa abbia spinto la strega malvagia della fiaba di Biancaneve a tanta cattiveria? Se siete curiosi di scoprire cosa si cela nel suo passato in questo romanzo potrete trovare le risposte. Ravenna è solo una bambina quando gli uomini del re prendono d’assalto il campo nomadi in cui vive con la sua famiglia. I soldati sterminano i suoi compagni senza pietà e, i suoi occhi innocenti, si impregnano del sangue versato ingiustamente. Poco prima di morire la madre riesce a metterla in salvo insieme a suo fratello Finn, trasferendo i suoi poteri magici nella piccola. Divenuta grande Ravenna riesce a conquistare re Magnus che, rimasto vedovo e desideroso di dare una madre a sua figlia Biancaneve, decide di sposarla. L’uomo non sa però, che ad attenderlo alla fine della cerimonia ci sarà la morte. Cominciano così gli anni del terrore, la regina uccide senza pietà per vendicare il suo popolo e, terrorizzata dall’idea di invecchiare, tiene prigioniere tutte le fanciulle più belle del regno che pagano la bellezza eterna della temibile donna con il sangue. Il pezzo forte della collezione di Ravenna è Biancaneve, ormai diciassettenne, che vive rinchiusa nelle segrete del castello da oltre dieci anni. La ragazza è la più bella del reame ed è l’unica in grado di donare davvero la giovinezza eterna alla regina. Quando Ravenna decide di sacrificarla, la ragazza riesce a scappare nella Foresta Tenebrosa, luogo pericoloso, popolato di creature magiche dal quale nessuno è mai uscito vivo. Sarà qui che Biancaneve incontrerà Eric, cacciatore alcolizzato e depresso per la morte di sua moglie, assoldato dalla regina per catturarla e ucciderla. I piani di Ravenna però verranno messi a dura prova dalla dolcezza e dalla tenacia della ragazza che riuscirà a conquistare la fiducia del cacciatore convincendolo ad aiutarla a sconfiggere la cattivissima sovrana. A sostenerli nell’impresa ci saranno anche un popolo di donne guerriere, una comunità di nani ribelli e William, amico di infanzia di Biancaneve. Il romanzo è accattivante, pieno di sorprese e assolutamente originale. Qualcuno si è finalmente premurato di dare un senso alla rabbia e alla violenza del cattivo della situazione, quasi giustificando il suo comportamento. La storia si apre proprio con l’immagine della piccola Ravenna che vede il suo popolo sterminato. Questo accresce in lei voglia di vendetta per i nomadi della sua comunità ma, soprattutto per sua madre. La psicologia del personaggio viene approfondita a tal punto da non far risultare gratuita la sua cattiveria. Nonostante la violenza inaudita che la donna dispensa nel regno si è spinti a comprenderla e a provare quasi tenerezza per lei. Ravenna si rivela una donna fragile e profondamente segnata dal suo passato, ha paura della morte e l’invecchiamento incalzante la preoccupa più di qualsiasi altra cosa, tanto da spingerla a uccidere. Biancaneve invece è il suo opposto, è una guerriera che, pur di liberare il regno e di riprendersi ciò che è suo, è pronta a qualsiasi cosa. Si sfata così il mito della principessa che non si sporca mai le mani e lascia fare tutto al principe azzurro a cavallo di un destriero bianco. Qui la principessa è quasi un'amazzone, che non ha problemi a dormire per terra, a indossare un’armatura e a impugnare un pugnale. Biancaneve si lascia guidare senza timore da un cacciatore con i pantaloni sporchi e macchiati di grog in una foresta pronta a inghiottirti tra i rami degli alberi. Bellissima è anche la caratterizzazione dei nani, minatori, ultimi sopravvissuti della loro stirpe. I piccoli uomini sono completamente diversi da quelli che ci suggerisce il cartone animato Disney: scorbutici e violenti, armati fino ai denti, quasi sempre ubriachi, sono assetati di sangue e vendetta e, per affezionarsi a Biancaneve non ci mettono proprio mezza giornata… Eric è forse il personaggio a cui mi sono affezionata di più. È un uomo distrutto dalla perdita della moglie e dal senso di colpa che lo attanaglia giorno e notte. Si sente in colpa per la morte di Sara, la sua amata, e non ha più motivazioni per andare avanti. Eric non si accetta, sa di essere alcolizzato e si fa schifo da solo ma non riesce a smettere, d’altra parte non avrebbe motivo per farlo. L’unica che riesce a donargli un barlume di speranza è Biancaneve, l’uomo rivede in lei Sara, la possibilità di riscattarsi facendo per la giovane amica quello che non ha potuto per sua moglie: salvarla. La vena splatter che serpeggia tra le pagine è un altro punto a favore del romanzo. Non ci sono censure, ogni violenza, ogni scena di crudeltà viene descritta nei minimi particolari senza troppi problemi, accentuando l’atmosfera dark-horror che riporta alla mente la versione originale della penna dei fratelli Grimm. Lo stile è altrettanto accattivante. Semplice e scorrevole imprigiona il lettore tra le pagine costringendolo ad arrivare immediatamente alla fine. Ottima l’alternanza di splatter e delicatezza nel descrivere la psicologia dei personaggi. Biancaneve e il cacciatore mi ha stupita più che positivamente, mi ha coinvolta e mi ha sconvolta. Un romanzo breve e intenso, assolutamente degno di nota.
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