Recensione: Cosa vuoi fare da grande

Creato il 18 gennaio 2014 da Miriam Mastrovito @miriammas
Titolo: Cosa vuoi fare da grande Autori: Angelo O. Meloni,  Ivan Baio Traduzione di Angelo Molica Franco Editore: Del Vecchio Pagine: 184 Prezzo: 12,00 euro Descrizione: Guido Pennisi e Gianni Serra sono due bambini strani; nessuno sembra accorgersi di loro nella Scuola elementare Attilio Regolo di Milano. Figuriamoci il giorno più atteso dell’anno, il giorno in cui l’anonimo istituto si prepara ad accogliere il più famoso e ricco inventore di sempre, colui che ha dato alla luce il “futurometro”, una macchina destinata a cambiare il futuro dei ragazzi e il sistema dell’istruzione italiana. È tutto pronto nella palestra: festoni appesi, mamme in ghingheri, autorità tirate a lucido. Un’Italia da sempre provinciale è accalcata in quello stanzone, un Paese di adulti mancati pronti a lavarsi le mani del futuro dei loro pargoli con la benedizione della tecnica. La sfida finale alle fantasie infantili è cominciata, ma, forse, gli adulti non hanno fatto i conti con i terribili gemelli Smargotti della III F. Cosa vuoi fare da grande è un romanzo divertente e avventuroso in cui i sentimenti umani sono trattati con delicatezza e verità. Una storia che semina ironia e malinconia e spalanca il cuore degli uomini, lasciandoci alla fine di fronte alla domanda che non dobbiamo smettere di porci: “Cosa vuoi fare da grande?”. Gli autori: Angelo Orlando Meloni è nato a Catania e vive a Siracusa. Ha scritto la raccolta di racconti Ciao campione e il romanzo Io non ci volevo venire qui (Del Vecchio Editore, 2010). Aggiorna saltuariamente un blog di colore verde come la speranza, la benzina e l’ecologia. Ivan Baio vive a Berlino. Una volta ha scritto un saggio di araldica e simbologia dell’eroe intitolato Supereroi™ . Attualmente è impegnato nella stesura contemporanea di quattro nuovi romanzi, di un saggio su comunicazione e nuovi media, nella creazione del social network definitivo e nell’educazione alimentare di un gatto rosso di nome Ettore. Collabora con doppiozero.com La mia recensione:
L’incertezza del domani è qualcosa che spaventa soprattutto quando si vive in un presente come il nostro  caratterizzato da disoccupazione, precariato, crisi economica. Se già noi arranchiamo per tenerci a galla, cosa ne sarà dei nostri figli?
Quale il futuro che li attende? È un interrogativo che sicuramente ci poniamo in molti. E a chi non piacerebbe avere qualche risposta?
Immaginate di poter disporre di una palla di vetro e di potervi leggere dentro quel che sarà. È un’ipotesi allettante, non vi pare?
Nella scuola elementare Attilio Regolo non ci sono sfere magiche ma questo sogno sta per trasformarsi in realtà. Un rinomato inventore turco ha infatti progettato il futurometro, ovvero un congegno elettronico in grado di predire con esattezza cosa accadrà a qualsiasi soggetto sottoposto al suo esame. Il Ministro dell’Istruzione italiana esulta alla notizia e, comprese le potenzialità dell’invenzione,  si affretta a dare il via a una sperimentazione nella scuola primaria. Conoscere in anticipo il futuro degli alunni significa poter pianificare senza errori la loro formazione, evitare sprechi di risorse e di energie andando dritti al punto; significa evitare, per esempio, di mandare all’università un soggetto destinato a svolgere un lavoro di manovalanza o di costringere a studiare lettere un alunno destinato a diventare un ottimo fisico elettronico.
È così che tutto il personale della scuola, i bambini e i genitori si apprestano ad accogliere l’ormai famosissimo Volkan Bayaraktar con il suo futurometro per poterlo testare. E se le cavie designate sono gli studenti della terza classe, gli adulti nondimeno fremono per poter essere esaminati a loro volta, giacché i dubbi, le paure, le speranze legate al domani non svaniscono con l’età.
Nella palestra addobbata a festa tutti sono in fibrillazione il giorno del grande evento ma… le cose non andranno proprio così come era stato previsto…
Con uno stile dissacrante, un’ironia sferzante e una verve comica che ricorda quella del grande Stefano Benni, gli autori di questo divertentissimo romanzo ci introducono in una situazione ai limiti dell’assurdo eppure incredibilmente plausibile. Gag esilaranti, gaffe e imprevisti si rincorrono tra le pagine innescando una girandola di puro spasso ma capace, tra le risa, di tratteggiare un affresco realistico della nostra società attuale, cogliendo con particolare abilità i tratti distintivi dello specifico momento storico che stiamo vivendo.
I personaggi, presentati  in veste quasi caricaturale, sono dei “tipi” in cui è facile riconoscere vizi e virtù, velleità e tic della classe politica, del corpo docente o della famiglia italiana. Corruzione, intrallazzi, lassismo, spirito di competizione e aspirazioni frustrate sono protagonisti tra i protagonisti di questa storia. Si prova un senso di familiarità al cospetto dell’algida direttrice Gemma Tuttacani − giunta ai vertici dell’istituto per aver concesso i suoi favori sessuali al politico d turno −, o di fronte alla maestra Anna Maria Amelia Rosa Tizzone − abilissima nel seminare paura e infondere tristezza negli studenti. E che dire dello stagista Onofrio Ora, laureatosi a pieni voti e finito a occuparsi della manutenzione di un vecchio computer in una stanza polverosa del ministero, rigorosamente senza retribuzione e a tempo determinato? Lo stesso inventore, acclamato in tutto il globo, non manca di suscitare un triste senso di déjà vu quando indugia sul suo passato offrendoci la storia di un genio incompreso sbeffeggiato dal suo professore che lo reputava un incapace.
I bambini poi, nel bene e nel male, sono il ritratto della nuova generazione. Alcuni bulli, altri bersagli dei più forti, vivaci, scanzonati ma anche svogliati. Discoli come Guido e Gianni, al punto che su loro cadrà l’accusa per gli incidenti occorsi durante la visita di Bayaraktar all’Attilio Regolo eppure più simili a vittime di un sistema fallato che a veri colpevoli, perché se la scarsa voglia di studiare è di certo un difetto, è pur vero che un sistema formativo obsoleto e teso a mortificare creatività e inclinazioni naturali piuttosto che a incoraggiarle, non può considerarsi meno difettoso. Se è vero che sin da piccoli è bene abituarsi al sacrificio e all’idea di sgobbare per garantirsi un futuro sereno, è pur vero che la generazione degli adulti oggi sta lasciando in eredità ai suoi figli un bagaglio di cui non si può andare fieri. Ecco dunque che, avviandosi verso un finale dolceamaro, il libro stesso si trasforma in una sorta di futurometro che, riflettendo senza filtri il presente ci suggerisce, se non una formula magica atta a risolvere dubbi e problemi, almeno una direzione da intraprendere per tener viva la speranza di un domani migliore.








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