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Recensione di Genius of Electric Guitar di Charlie Christian

Creato il 07 giugno 2012 da Empedocle70
Recensione di Genius of Electric Guitar di Charlie Christian
Charlie Christian è stato uno dei primi grandi chitarristi jazz e ha influenzato una generazione di chitarristi jazz negli anni 40 e 50 come Tiny Grimes, Barney Kessel, Herb Ellis, Wes Montgomery e George Benson. Iniziò la sua carriera musicale suonando il pianoforte, ma dopo essere diventato un allievo di Eddie Durham cominciò a suonare la chitarra, venne scoperto giovanissimo da John Hammond e nel 1939 fu invitato a provare per il clarinettista Benny Goodman suonando nel suo Sestetto per due anni prima di morire di tubercolosi all’età di 25 anni. Per capire l’importanza di questo musicista dobbiamo considerare che negli anni '20 e '30 la chitarra veniva quasi sempre rilegata a compiti di accompagnamento e in casi eccezionali, da solista. Charlie Christian fu uno degli artefici del cambiamento presentandosi con una chitarra elettrica, una archtop, e idee originali, riuscendo ad aprire nuove frontiere per il jazz, che fino a quegli anni non aveva dato grande considerazione allo strumento privilegiando strumenti solisti come il piano o i fiati.
Christian capì le possibilità di amplificazione dello strumento, e grazie al suono elettrico scoprì una timbrica inedita, robusta, quasi simile a quella di un sax tenore, e soprattutto un nuovo stile di  fraseggio. Questo disco rappresenta una sorta di suo manuale stilistico, in queste sedici tracce scorre tutto il suo amore per il suo strumento, punto focale intorno a cui si è sviluppata in sintesi tutta la sua carriera circoscritta discograficamente tra il 1939 e il 1941, quando scomparve prematuramente. Il suo modello sembra essere il suono e lo stile del sax, Christian utilizza sequenze efficaci di riff e di frasi monodiche, il tutto in un modo totalmente privo di ogni compiacimento o leziosità che per molti anni saranno motivo d'ispirazione per tantissimi chitarristi, da Wes Montgomery a George Benson.. I brani sono carichi di melodia, dalle ritmiche lineari e liberi da eccessi o virtuosismi per una forma di jazz godibilissima anche per chi ritiene che “il jazz è difficile da ascoltare”.
Chi suona con lui è come minimo al suo livello: Benny Carter (alto saxophone), George Auld, Lester Young (tenor saxophone), Cootie Williams, Buck Clayton, Harry James (trumpet), Jack Teagarden (trombone), Benny Goodman (clarinet), Lionel Hampton (vibraphone), Count Basie, Fletcher Henderson, Johnny Guarnieri, Dudley Brooks, Ken Kersey, Jess Stacy (piano), Freddie Green (guitar) Artie Bernstein, Walter Page (bass), Nick Fatool, Jo Jones, Harry Jaeger, Dave Tough, Gene Krupa (drums). Tutti pesi massimi del jazz all’epoca.
Disco consigliatissimo a tutti, la ristampa è a prezzi semplicemente banali (l’ho pagata 5 euro) e vale ogni singola nota, anche perché il cd (il titolo è sempre lo stesso anche se le copertine hanno immagini diverse) raccoglie praticamente tutto il lavoro dell'artista e si trova in commercio in diverse edizioni. La casa storica era la CBS jazz, la Sony l'ha rieditato negli anni '80, ma non sono da escludere altre varianti.
Charlie Christian morì a soli 26 anni, nel 1942. Chissà cosa avrebbe potuto darci ancora … ma questa è un’altra storia .. e non lo sapremo mai.

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