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Recensione di Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio

Da Leggere A Colori @leggereacolori
Recensione di Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio

Recensione di Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico CarofiglioVoto:

Recensione di Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico CarofiglioInformazioni sul libro

Titolo: Il Bordo Vertiginoso Delle Cose di Gianrico Carofiglio

Pubblicato da: Rizzoli nel 2013

Collana: Scala Italiani

Genere: Narrativa Contemporanea

Formato e pagine: Copertina Rigida, Pagine 315

Social: Il libro su Goodreads

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Trama:
Il viaggio lungo i ricordi dell'adolescenza inquieta del protagonista, sempre in bilico fra sentimenti contrastanti. L'amore per Celeste, la supplente e l'attrazione pericolosa per Salvatore, un compagno più grande, scritto con un ritmo incalzante.
Recensione di Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio

Ciò che la memoria ha in comune con l'arte è la tendenza a selezionare,

è il gusto per il dettaglio. [...]

La memoria contiene proprio i dettagli, non il quadro d'insieme [...]

La convinzione di ricordare il tutto in modo generale,

la convinzione stessa che permette alla specie di continuare a vivere è priva di fondamento.

La memoria assomiglia essenzialmente a una biblioteca

dove regna il disordine alfabetico e dove non esiste l'opera completa di nessuno.

Josif Aleksandrovič Brodskij

Ho voluto iniziare questa mia recensione con una citazione del poeta russo Brodskij sia perché " Il bordo vertiginoso delle cose" di Gianrico Carofiglio è ricchissimo di citazioni di autori del passato sia per il testo della citazione stessa. "La memoria assomiglia essenzialmente a una biblioteca dove regna il disordine alfabetico", e proprio così è la memoria di Enrico Vallesi, il protagonista di questa nuova opera di Carofiglio. Vallesi è uno scrittore di origine barese che si è trasferito a Firenze per motivi di studio e sarà proprio in un bar della culla del Rinascimento che deciderà di tornare a "casa". A far scattare questo desiderio è una notizia di cronaca letta sul giornale, un nome per la precisione al quale non pensava più dai tempi del liceo: quello di Salvatore, un suo vecchio compagno di classe che è morto durante una rapina.

Durante il viaggio in treno, e buona parte della sua permanenza a Bari, il protagonista rivive tramite dei flashback, abilmente inseriti nella narrazione, la sua adolescenza nella città natale. Purtroppo mancano dei tasselli per far sì che i ricordi siano nitidi; sarà grazie all'aiuto del fratello, di amici e di alcune persone che incontra per caso per strada, che ricorderà una serie di eventi che aveva completamente rimosso. Vallesi è stato lasciato da poco dalla sua compagna, non riesce più a scrivere nulla da quel primo e unico best-seller che lo ha reso celebre e vive in una città che forse non gli appartiene. È questo stato di insoddisfazione che genera nel suo subconscio la voglia di ricordare quei tempi lontani piacevoli e colmi di malinconia allo stesso tempo. Sul sito dell'autore troviamo come sottotitolo al romanzo: "Un grande romanzo di formazione alla violenza e all'amore" ed è proprio così. La violenza e l'amore segnano l'adolescenza del protagonista catapultandolo nell'età adulta forse un po' troppo presto.

Gianrico Carofiglio ci illustra le due facce di Bari, la sua città, quella perbene dove vive il protagonista e quella pericolosa della parte vecchia del capoluogo pugliese. Sarà proprio in quest'ultima che Enrico si recherà spesso durante il suoi primi anni di scuola perché là, in un edificio fatiscente, c'è la sede dell'associazione Italia-Cuba dove alcuni attivisti politici di sinistra di incontrano e si "allenano". Ammetto di esser rimasta un po' basita quando ho letto in cosa consisteva il loro allenamento, i giovani che si riunivano in quella zona della città non si limitavano a fare una serie di flessioni e addominali come ci si aspetterebbe, quelle tenute da Salvatore erano delle vere e proprie tecniche di guerriglia urbana per l'attacco e la difesa. Il coach non era uno di quei ragazzi che vorremmo che i nostri figli frequentassero, e infatti ha una pessima influenza sul protagonista. Da ragazzino timido lo rende violento e sarà proprio una violenza fisica a far cessare la loro amicizia.

Enrico non scopre però soltanto la violenza delle prime scazzottate o delle minacce degli antagonisti politici, scopre anche l'amore e sarà proprio Celeste, la supplente di filosofia, a farglielo provare. La retorica ci insegna che "il primo amore non si scorda mai", e così sarà anche per il Vallesi che quando ritrova la donna che gli ha fatto battere per la prima volta il cuore ritorna un po' adolescente facendo comprendere al lettore che forse: non tutto si può dimenticare. Ho apprezzato molto lo stile utilizzato da Carofiglio nella stesura di questo suo nuovo romanzo, è estremamente piacevole e ti porta a divorare pagina dopo pagina per cercare le risposte ai vari interrogativi che si pone il personaggio principale.

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Booktrailer Anita Brulant

Gianrico Carofiglio

Recensione di Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio

Gianrico Carofiglio è nato a Bari nel 1961. È stato a lungo un pubblico ministero, specializzato in indagini sulla criminalità organizzata. Nel 2007 viene nominato consulente della commissione parlamentare antimafia e dal 2008 al 2013 è senatore della Repubblica.

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