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Recensione di Il cuore selvatico del ginepro di Vanessa Roggeri

Creato il 07 maggio 2014 da Leggere A Colori @leggereacolori

4 Flares 4 Flares × Recensione di Il cuore selvatico del ginepro di Vanessa RoggeriIl cuore selvatico del gineproVanessa Roggeri
Pubblicato daGarzanti
Data pubblicazione in Italia:
Formato:
Collana:Narratori moderni
Genere:Narrativa Contemporanea
Pagine:
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La trama:

È notte. La notte ha un cielo nero come inchiostro, e solo a tratti i fulmini illuminano l'orizzonte. È una notte di riti e credenze antiche, in cui la paura ha la forma della superstizione. In questa notte il rumore del tuono è di colpo spezzato da quello di un vagito: è nata una bambina.

 

Delicatezza e Ignoranza. Tali parole – a parer mio – sono il manifesto di questo romanzo.
Delicatezza perché la Roggeri ha una scrittura paragonabile a una piuma; la sua penna tratta ogni argomento, anche i più crudeli che fanno ribollire l’animo di rabbia, con un garbo tale da delineare immagini discrete nella mente del lettore. “Come il muschio al lichene” è una similitudine che usa spesso per descrivere gli attaccamenti, anche i più morbosi e sbagliati come quelli alle superstizioni – che inevitabilmente sfociano sovente in qualcosa di pericoloso – e il che riporta subito alla delicatezza silvestre della natura. Ma tralasciando il caso particolare, tutto il libro scorre in un sussurro che ci cattura pagina dopo pagina.

Mi ha colpito molto anche la descrizione dell’amore, non solo quello passionale – che restando in tema di raffinatezza ha un pudore tale da colpire più di qualsiasi eccesso volgare – ma anche quello fraterno nonché l’amore per il giusto. E così incontriamo Lucia e Iannetta, unite da un legame che non è solo di sangue, ma divise dall’ignoranza della gente, che talvolta ha un potere di persuasione così forte da sfociare nella vera paura, inconsistente e inutile come la convinzione che una persona possa portare male. E qui arriviamo alla parola Ignoranza. Anche in Italia – come credo in ogni antro del mondo – le diverse etnie regionali creano usanze, tradizioni e miti propri, che tuttavia non sono solamente elementi folkloristici interessanti che catturano la curiosità dei turisti. A volte sono veri e propri incubi, per coloro che sono additati nell’essere considerati i maligni.

Non parlerò di santa inquisizione o di altri genocidi dettati dalla stupidità della gente (chiamiamola così per essere riduttivi), ma nel caso specifico parlerò di veri e propri esili che partono dalla propria famiglia, radicano nel paese e sfociano infine in violenza. E purtroppo, questi fatti non sono così distanti dai nostri tempi. Una bambina, un’innocente che si trova sulle spalle il peso di una colpa che non ha, riesce a sopravvivere solo grazie alle sue radici forti come il ginepro che, benché bruciate, dentro rimangono vive e turgide, per usare a larghe linee le parole della scrittrice. Ma quanta forza necessita questa sopravvivenza? Quante volte si è costretti a domandarsi: “Sono veramente sbagliata?”, prima che la mente impaurita inizi a rispondere: “Sì, lo sei”.

“Le suggestioni e le superstizioni uccidono la ragione e soffocano il cuore”.

Psicologicamente, il potere di persuasione ha più forza di un esercito armato, proprio perché è la mente il primo strumento di forza. E di abuso di forza, come quello spesso esercitato sulle donne. Tutto il quadro malato d’ignoranza mi ha riportato a un libro letto anni addietro, La Chimera di Sebastiano Vassalli che, benché a livello di intreccio di storia sia radicalmente diverso, come tematiche riporta a Il cuore selvatico del ginepro e conduce sempre allo stesso punto: riuscirà mai l’ignoranza a essere debellata dal buon senso? E soprattutto riuscirà mai il rispetto per la vita a radicare in ogni persona, non solo nel cuore dei pochi magnanimi e illuminati che riescono a vedere oltre, proprio come la bella Lucia o il boia di Vassalli. Purtroppo anche io – come la Roggeri nell’intervista allegata al romanzo – sono poco positiva. Forse oggi non bruciamo streghe o additiamo cogas, ma abbiamo ancora tanto da imparare, e un buon punto di inizio può essere leggere questo libro delicatamente potente. E pensare, pensare e pensare ancora.

Voglio concludere con i miei personali complimenti all’autrice che, come romanzo d’esordio, ha creato una piccola perla. Ci aspettiamo altri grandi libri da te, Vanessa. A parer mio sei una delle prove che la letteratura italiana ha ancora molto da dare, a dispetto da molte recenti pubblicazioni che hanno tanto tormentato il nostro povero Dante Alighieri. Con questo, saluto l’autrice e tutti voi Lettori Colorati.

 



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