Recensione di Iron Man 3

Creato il 29 aprile 2013 da Retrò Online Magazine @retr_online

Ormai il carrozzone dei film tratti dai supereroi Marvel viaggia speditissimo, forse troppo. Dopo cinque pellicole che hanno spianato la strada a “The Avengers” tocca ad Iron Man 3 iniziare la cosidetta “fase 2″.

Sulla carte la pellicola poteva iniziare bene, attingendo a mani basse dalla acclamata graphic novel “Iron Man: Extremis” e introducendo la nemesi per eccellenza di Tony Stark: il Mandarino, interpretato da Ben Kinglsey (Schindler’s List, Hugo Cabret), attore di classe adatto a ruoli intensi e severi.

Ma forse il “cattivo” che neppure Iron Man (Robert Downey) può battere è la Disney, nuova casa proprietaria di Marvel (comics e studios cinematografici), che da un paio di anni a questa parte ha orientato i film supereroistici Marvel sempre più verso la commedia d’azione per famiglie, allontanandosi dal genere epico-fantastico a cui appartengono. I gadget dei Vendicatori ormai affollano i negozi Disney nello scaffala accanto a Topolino e Paperino, quindi via i supereroi con superproblemi, via il dramma dell’eroe e dentro tanta comicità, scene buffe per indorare la pillola anche alle mamme in sala. Forse il problema di Iron Man 3 è proprio questo. Nonostante parecchie scene siano spettacolari e frutto di un’ottima regia (quel Shane Black di Arma Letale) la suspance è costantemente tradita, portata a livelli alti da ottime premesse e poi afflosciata di colpo da qualche siparietto ridicolo. Un anti-climax perenne, come salire in cima ad uno scivolo per poi essere costretti a tornare indietro scendendo le scale. Lo stesso Kinglsey rimane vittima di questo meccanismo, gettando al vento l’enorme potenziale del suo personaggio. A Guy Pearce (Memento, L.A. Confidential)  il duro compito di essere “la minaccia” in una pellicola in cui lo spettatore non riesce a prendere niente sul serio.

C’è veramente poco da dire su Iron Man 3 se non: “occasione sprecata”. Nonostante i molti effetti speciali ed un cast di attori capacissimo il film manca dell’atmosfera giusta, annegando tutto in un’umorismo fuori luogo, presente anche nei momenti sbagliati.

articolo di Francesco Dovis.

thanks to Gage Skidmore


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